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Giudice impiega 5 anni per scrivere una sentenza (ma viene assolto dal Csm)

C’è un giudice che somiglia a Leone Tolstoj. Così come quel colosso della letteratura mondiale scriveva alla sua scrivania con estenuante lentezza (per quasi un quinquennio fu impegnato nella stesura di Guerra e pace), allo stesso modo il nostro magistrato lavora nel suo studiolo, in un Tribunale civile del centro Italia, ed è solito depositare le sue sentenze (a decine) con anni di ritardo: alcune di quelle sentenze sono arrivate addirittura dopo oltre cinque anni.

Tutto questo mentre il Codice di pcocedura civile prevede che il termine per il deposito della sentenza vari da 30  a 60 giorni a seconda che la sentenza venga pronunciata dal giudice monocratico o da un collegio. Cinque anni, insomma, sono veramente troppi.

Per questa lentezza, il nostro giudice è stato quindi deferito al Consiglio superiore della magistratura, ma lo stesso Csm a sorpresa l’ha appena assolto. È la storia che oggi rivela il quotidiano Il Dubbio, segnalando la “grande discontinuità" di questa decisione con il passato, "quando era sufficiente che il giudice depositasse una sola sentenza con un anno ritardo" per essere  condannato dal Csm.

A segnalare il fatto al Csm era stato il presidente del Tribunale di Firenze, che pure sempre secondo Il Dubbio “aveva condiviso con il diretto interessato un programma di smaltimento dell’arretrato”. Il giudice ritardatario era stato addirittura “esonerato dalla partecipazione alle udienze dove non fosse relatore e dalla decisione dei reclami cautelari”, e il presidente del Tribunale “aveva concordato con lui una tabellina di marcia: depositare in un mese 50 sentenze e 40 ordinanze, per un totale di tre provvedimenti al giorno”.

Tutto inutile. Dopo pochi mesi anche il crono-programma era saltato, e l’obiettivo non era stato raggiunto. Da qui, dunque, l’inevitabile avvio del procedimento disciplinare.

Secondo il procuratore generale della Cassazione, il magistrato ritardatario (di cui Il Dubbio non rivela il nome) avrebbe violato con la sua condotta i doveri di “diligenza e laboriosità”, determinando “un’evidente lesione del diritto del cittadino a una corretta e sollecita amministrazione della giustizia con conseguente compromissione del prestigio dell’Ordine giudiziario”, nel quinquennio 2012- 2016. Per di più, il magistrato ritardatario era anche recidivo, visto che era già stato condannato per avere depositato con ritardo di anni altre centinaia di sentenze dal 2007 al 2012.

Malgrado tutto questo, il Csm ha preferito lasciar perdere: nessuna sanzione. A far pendere la bilancia in favore del giudice è stato, pare, il fatto che negli anni “non c’è stato alcun avvocato che si sia mai lamentato”, oltre ai motivi personali addotti dal giudice: il ricovero di un familiare per dieci giorni in un ospedale, che gli avrebbero impedito il rispetto dei tempi.

Il procuratore generale della Cassazione, ora, ha impugnato la decisiome del Csm davanti alla Sezioni unite civili della Cassazione. Si vedrà quale sarà la decisione. Speriamo non ci vogliano cinque anni

 

 

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