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La Consulta: anche gli avvocati possono scioperare

Gli avvocati hanno il pieno diritto di scioperare: anche insistentemente, e perfino "a singhiozzo".

È quanto ha sentenziato la Corte costituzionale, stabilendo fossero infondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Corte d'appello di Venezia nei confronti della legge numero 146 del giugno 1990, che disciplina il “diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali”.

La vicenda era cominciata nel 2017: contro la riforma del processo penale, che era in corso di discussione in Parlamento, si erano schierati per l'appunto i penalisti.

La loro associazione, l'Unione delle camere penali italiane, aveva proclamato quattro serie di quattro giorni di "sciopero delle udienze" (per l'esattezza, le astensioni erano andate dal 20 al 24 marzo, dal 10 al 14 aprile, dal 2 al 5 maggio, e dal 22 al 25 maggio) e poi aveva indetto altri quattro giorni di sciopero (dal 12 al 16 giugno).

Quell'intenso stato di agitazione aveva determinato continui rinvii delle udienze in molti Tribunali penali italiani, ma a Venezia (un distretto con molte carenze di organico tra giudici e magistrati) era accaduto che in un processo d'appello, secondo la corte giudicante, il calendario aveva subito penalizzazioni particolarmente gravi.

Il presidente di quel procedimento aveva quindi  deciso di porre il problema al'attenzione della Consulta: la sua Corte aveva pertanto sospeso il giudizio sul nomade e aveva emesso un'ordinanza che rimetteva il caso alla Corte costituzionale.

I giudici veneziani chiedevano ai loro colleghi romani di valutare se gli scioperi proclamati dai penalisti quasi a singhiozzo e senza previsioni temporali certe, pur essendo formalmente legittimi fossero davvero rispettosi della Costituzione.

I supremi giudici hanno dato torto ai colleghi veneziani e hanno risposto con un sì: la "rete di protezione", costituita dalle norme e dal possibile intervento della Commissione di garanzia sugli scioperi, secondo la Consulta, garantisce infatti e assicura il corretto bilanciamento "tra il diritto degli avvocati di astensione collettiva e la tutela dei diritti costituzionalmente garantiti". Quindi anche i penalisti possono scioperare.

La Corte costituzionale, nell'estate 2018, aveva invece stabilito l'incostituzionalità di un comma di quella stessa legge 146 del 1990, là dove permetteva che il Codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze, varato dai penalisti nel 2007 e accettato dalle Autorità di controllo, ammettesse lo sciopero anche nei procedimenti con imputati detenuti.

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