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Parla l'esperto di terrorismo islamico: Chekatt non era un "lupo solitario"

Chérif Chekatt, l'attentatore di Strasburgo che martedì 11 dicembre ha fatto quattro morti, era un "lupo solitario" o un vero e proprio “soldato” dell’Isis? Era soltanto un estremista islamico, casualmente radicalizzato durante uno dei 27 arresti, nei suoi lunghi soggiorni in carcere tra Francia, Svizzera e Germania dove ha concepito e nutrito il suo risentimento per l’Occidente? Oppure è stato il classico “strumento del terrore”, reclutato, addestrato e armato dall’Isis?

Affaritaliani ha posto la questione a Stefano Piazza, imprenditore svizzero della sicurezza ed esperto di intelligence e di terrorismo islamico, nonché saggista (per la collana Servizi e segreti ha scritto Allarme Europa: il fondamentalismo islamico nella nostra società e per Paesi edizioni ha appena pubblicato Il mondo dopo lo Stato islamico). 

Pare che l’attentato di Strasburgo rientri nella casistica del lupo solitario: l’Isis ha spesso “messo il cappello” su iniziative armate che non aveva organizzato. È così anche stavolta?
Lupo solitario? Io penso che chi commette questi atti ha sempre la necessità di avere una rete di supporto: ci vogliono le armi, appartamenti sicuri, telefoni cellulari “puliti” e del denaro.

I parenti di Chérif Chekatt sono stati fermati: secondo lei il terrorista ha avuto dei complici?
A me pare evidente che Chekatt abbia avuto dei complici. Infatti dopo la strage è svanito per 48 ore, e dove è riapparso? Nel quartiere di Strasburgo: là dove viveva e dove aveva trovato rifugio, aiutato da qualcuno. Saranno le indagini a dirci se abbia ricevuto imput dal “Siriq” (cioè l’Isis in Siria, ndr) anche se ritengo che Chekatt sia stato il terminale di una delle moltissime cellule, non necessariamente dell’Isis, che sono presenti in Francia e altrove.

La rivendicazione dell’Isis è corretta o potrebbe essere fuorviante?
Dobbiamo aspettare le indagini, senza dimenticare che Strasburgo è da decenni una delle più importanti basi del radicalismo islamico francese. Costoro vogliono distruggere la cattedrale di Notre-Dame de Strasbourg almeno dal 2000. Altro tema interessante è che in Francia sauditi, qatarini e turchi combattono la loro guerra sotterranea, a colpi di milioni di euro, per chi deve comandare i musulmani francesi.

Qual è oggi il potenziale numerico stimato delle “truppe” dell’Isis in Europa?
L’Isis non ha “l’esclusiva” del terrorismo islamico: molti islamici che passano all’azione violenta sono affascinati dal al Qaeda e dalle altre centinaia di sigle che si formano ogni giorno in tutto il mondo. Lo stesso vale per le centinaia di “predicatori del male itineranti” e spesso si tratta di convertiti all’islam, che viaggiano in tutto il continente europeo e che con i loro sermoni violenti incendiano gli animi nelle moschee controllate dagli estremisti. Più che di truppe dell’Isis parlerei di un vero esercito di fondamentalisti, con i quali dovremo fare i conti nei prossimi decenni.

Parole molto preoccupanti...
Non faccio terrorismo psicologico: la invito a prendere la sua macchina e girare per l’Europa; vada in Francia, Germania, Inghilterra, Danimarca, Svezia, Olanda, Norvegia, Belgio, oppure nei Balcani, a vedere la realtà che si vive in interi agglomerati urbani. Occorre andare a vedere che disastro abbiamo consentito: io in molti posti ci sono andato perché volevo capire e ho visto Paesi europei che si stanno liquefacendo davanti all’islam che può contare sulle “tre D”: ovvero, il Denaro, che abbonda; la nostra Debolezza; e la loro Dottrina, che travolge tutto. Sempre a proposito di Germania, ogni anno 100 milioni di dollari arrivano dall’Arabia Saudita per finanziare l’Islam. Con Osvaldo Migotto, un giornalista del Corriere del Ticino, lo abbiamo raccontato nel libro Allarme Europa, il fondamentalismo islamico nella nostra società.  

Ma allora quanti sono i potenziali terroristi in Europa?
Solo in Francia le persone considerate “pericolose per lo Stato” sono quasi 30.000, 8.000 cosiddetti “fiche S”. Credo si possa ipotizzare siano almeno 50.000 i soldati di questo “esercito di fondamentalisti” in Europa. Numero per difetto, naturalmente.

Quindi non ci sono soltanto i foreign fighters di ritorno dalla Siria: c’è una “leva” parallela e autoctona. È così?
Sì. In Europa il fondamentalismo islamico non ha bisogno del ritorno dei combattenti stranieri dal “Siraq” per affermarsi e colpire. Anzi, costoro sono spesso evitati dai loro stessi amici perché controllati dalla polizia. Le carceri, ad esempio quelle francesi, sono diventate una fabbrica di estremisti. Entrano come detenuti comuni ed escono come estremisti islamici violenti.

Perché avviene?
Perche nelle carceri in tutta Europa sono potuti entrare come pseudo-imam che dovevano dare “conforto religioso” ma in realtà si trattava e si tratta di persone prive di qualsiasi formazione religiosa che hanno diffuso testi radicali e violenti. In Germania, Austria e Svizzera è accaduto lo stesso. Lo sa che in Germania Bernard Falck, un ex terrorista di sinistra convertitosi in carcere all’islam salafita dopo l’ultima detenzione (è stato 13 volte in carcere), come predicatore porta conforto religioso ai “fratelli” e fa da consulente agli avvocati?

Si è detto che l’Isis si finanziava con il contrabbando di petrolio iracheno. Qual è stato il flusso finanziario di cui ha potuto godere negli anni tra 2014 e 2016-17? Come si finanzia in questo momento?
Ricordo che le stime dei guadagni dell’Isis solo con il contrabbando di petrolio si attestavano attorno ai 2 milioni di dollari al giorno, poi altri denari gli arrivavano dai sequestri e relativi riscatti, dalla vendita delle antichità, le tasse, perfino il contrabbando di grano, visto che all’epoca l'Isis controllava il 40% dei raccolti iracheni. Cifre spaventose. Oggi tutto si è ridotto con la perdita dei territori, ma grazie a qualche pozzo di petrolio che ancora controllano i terroristi dispongono ancora di cifre rilevanti.

La capacità organizzativa  dell’Isis, che era emersa negli attacchi di Parigi del gennaio e del novembre 2015, ha ancora un potenziale d’attacco in Europa, oppure i rovesci siriani l’hanno indebolita totalmente?
Dividerei le questioni: nel “Siraq” sappiamo che l’Isis ha perso quasi tutti i territori e quelli che ha ancora controlla li difende con i denti e penso che concentri le proprie energie in questo. Penso che oggi sia quasi impossibile che un’operazione come quella del novembre 2015 possa essere organizzata e gestita da questi territori. Ma come vediamo, per farci male, bastano una persona o due determinate a colpire. Attenzione all’Africa e all’Estremo Oriente, e in specie all’Indonesia e alle Filippine: il Califfato può rinascere qui. 

Chi è il capo dell’Isis oggi? Quali sono i collegamenti con al Qaeda?
Fino a prova contraria, Abu Bakr Al Baghdadi è ancora il capo dell’Isis ma non sappiamo dove si trovi e in che condizioni di salute sia. Non ci sono video o scritti da molto tempo, a parte sporadici messaggi audio. Con al Qaeda c’è rivalità, e Ayman al Zawahiri medico egiziano storico capo di al Qaeda, odia l’Isis e lo stesso Al Baghdadi del quale ha una considerazione pari allo zero: credo lo farebbe uccidere volentieri.

Perché l’Italia, malgrado le tante minacce, non ha ancora sperimentato attacchi terroristici di nessun tipo? 
Perché il vostro Paese ha vissuto fasi drammatiche con il terrorismo di sinistra, di destra e decenni di stragi mafiose che hanno lasciato a terra centinaia di servitori dello Stato. Questo lunghissima scia di sangue ha fatto si che si sviluppassero per necessità leggi, conoscenze e tecniche investigative di assoluto livello che oggi sono al servizio della lotta al terrorismo.

Funzionano anche le espulsioni per motivi di sicurezza, tipico strumento italiano...
Dal 2015 a oggi 354 persone sono state espulse dall’Italia per motivi di sicurezza dello Stato, delle quali 117 solo nel 2018. Nel 2017 sono state 103, mentre nel 2015 e 2016 le espusioni sono state 66. Però con il nuovo governo c’è stato un cambio delle politiche migratorie che personalmente ritengo assolutamente giustificato, cioè una stretta all’ingresso nel vostro Paese e anche un diverso atteggiamento verso l’islam da parte del ministro degli Interni.

Quindi?
È chiaro che Matteo Salvini che si muove in chiara discontinutà con i suoi predecessori, prima di fare tavoli e accordi con imam o rappresentanti dell’islam in Italia vuole vedere fatti concreti e in assenza degli stessi, li lascia fuori dalla porta. Questo potrebbe dar vita a casi di persone che agiscono sul vostro territorio con attacchi o attentati per una sorta di vendetta nei confronti del governo o comunque per fare un gesto dimostrativo. Oggi rispetto a qualche mese fa ritengo che sia un pericolo concreto, anche per voi.

 

 

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