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Tribunali dei minori: fermate lo scandalo dei giudici onorari "incompatibili"

È uno scandalo che deve finire, e forse ne è arrivata l’occasione buona. Speriamo che, stavolta, il Consiglio superiore della magistratura vigili con grande attenzione. Perché il Csm ha appena dato il via all'acquisizione delle domande per la nomina e la conferma dei “giudici onorari minorili” nel triennio 2020-2022: le domande dovranno pervenire al consiglio stesso entro il prossimo 9 novembre. Ma da questa infornata si spera finisca per sempre lo scandalo dei “giudici onorari” in conflitto d’interessi.

Nel marzo 2015 il settimanale Panorama aveva rivelato che nei 291 Tribunali per i minorenni italiani, e nelle Corti d’appello minorili, su un migliaio di magistrati “onorari”, ben 156 giudici onorari nei Tribunali, più 55 nelle Corti d’appello, operavano in pieno conflitto d’interessi.

Questo significa che questi 211 giudici, che ogni giorno decidono sull’affidamento di bambini a una casa-famiglia o a un centro per la protezione dei minori, dipendono da quelle stesse strutture, prestano loro consulenza; in altri casi hanno contribuito a fondarle, o ne sono soci, fanno parte dei loro consigli d’amministrazione. Contribuiscono, insomma, a fornire la tristissima “materia prima” umana che serve a far funzionare i centri che hanno creato, o per i quali lavorano.

Le leggi (una norma del 1934 e una riforma del 1956) prevedono che possano diventare giudici onorari minorili “cittadini benemeriti”, esperti di psichiatria, psicologia, pedagogia, sociologia, biologia. La loro nomina spetta al ministero della Giustizia, su suggerimento dei Tribunali. E il Csm, in teoria, dovrebbe sorvegliare...

Al contrario di quando dichiara l’aggettivo, però, ogni giudice onorario minorile ha esattamente lo stesso peso di quello dei magistrati di carriera. Ed è un peso elevato, che incide profondamente sull’operato e sulle decisioni delle corti, che in ogni Tribunale per i minorenni sono composte da due giudici togati e da due onorari, mentre nelle Corti d’appello sono formate da tre togati e due onorari.

Ed è proprio qui che si accende lo scandalo rivelato tre anni fa da Panorama. Perché il 20% dei magistrati minorili italiani ha un interesse economico a che i bambini finiscano in un centro d’affido: un centro che, per quei bambini, incassa dagli enti locali una retta giornaliera, a volte elevata. La Onlus Finalmente liberi, consultata da Panorama, aveva individuato più casi dove la tariffa supera i 400 euro al giorno.

Si tratta insomma di un colossale, osceno business, perché in Italia i minori allontanati delle famiglie sono tantissimi e sono purtroppo gestiti senza alcuna trasparenza.

Nel 2010 il ministero del Lavoro e delle politiche sociali aveva condotto il primo e unico studio approfondito sulla questione, rivelando che al 31 dicembre di quell’anno i bambini e i ragazzi “reclusi” nei centri d’affido erano 39.698. Quella statistica, però, era probabilmente approssimata per difetto: si stima siano almeno il doppio e che i minori affidati alimentino un “mercato” da 1 o 2 miliardi di euro l’anno.

Lo scandalo, e così torniamo al punto di partenza, è che quel colossale giro d’affari è governato da un quinto di giudici non del tutto disinteressati.

È evidente che non tutte le strutture dell’affido minorile hanno caratteristiche speculative. Nella stragrande maggioranza svolgono anzi un ruolo positivo, di reale protezione dei minori in situazioni difficili: criminalizzare la categoria sarebbe quindi sbagliato e profondamente ingiusto. Resta il fatto che tra i giudici onorari i casi di conflitto d’interessi sono davvero troppi.

Nell’ottobre 2015, dopo la campagna d’opinione condotta in totale solitudine da Panorama, il Csm aveva emanato una circolare che stabiliva nuovi criteri d’incompatibilità. In particolare, veniva deciso che non possa diventare giudice onorario minorile chi amministra o lavora a qualunque titolo in centri d’affido o in strutture dove l’autorità giudiziaria inserisce i minori, e per i funzionari dei servizi sociali comunali.

Il giudice, si leggeva all’articolo 5 della circolare, “per tutta la durata dell’incarico” non deve partecipare “alla gestione delle strutture stesse o ai consigli d’amministrazione che li gestiscono”.

Le regole del Csm, insomma, sono chiare da almeno tre anni. Però finora sono rimaste inapplicate. Il ministero della Giustizia è rimasto inerte nei confronti dei giudici incompatibili. Gli stessi Tribunali dei minori, che dovrebbero controllare con grande attenzione il curriculum degli aspiranti giudici, in realtà non lo fanno. Si spera che le cose cambino, a partire da questo nuovo bando. E che il Csm, soprattutto, vigili con grande attenzione.

 

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