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"Porte corazzate in ambasciata italiana a chi fuggiva da Videla"

 

Roma, (askanews) - "L'ingresso dell'ambasciata era fatto in modo che le doppie porte curve di cristallo permettessero l'accesso di una sola persona alla volta, quando si entrava nel cilindro l'apertura esterna si chiudeva e per qualche secondo si restava incapsulati nel box. Il sistema regolato internamente da un vigilante seduto a una piccola scrivania".Porte corazzate nell'ambasciata italiana di Buenos Aires durante la dittatura di Videla negli Anni '80. L'asilo politico veniva così rifiutato, sia agli argentini che scappavano dalla dittatura, che agli argentini di origine italiana. Un ordine emesso direttamente dall'allora premier Arnaldo Forlani, rivela l'avvocato divenuto scrittore Vittorio Grimaldi, al suo esordio letterario con "Rio Belgrano" (Edizioni Clichy), presentato al Piccolo Eliseo a Roma."Gli ambasciatori italiani naturalmente sono gli ambasciatori che erano lì, nel libro hanno un nome falso, perché non potevo, perché fanno una meschina figura nel rifiutare l'asilo politico agli argentini che scappavano da questo regime, soprattutto agli argentini di origine italiana che avevano addirittura diritto al doppio passaporto. Loro erano esecutori di ordini sicuramente della Farnesina dove c'era quel signore noto per la bava alla bocca (Forlani, ndr) e purtroppo non mi sono potuto documentare come avrei voluto, perché avrei voluto leggere i messaggi, le istruzioni, che venivano mandate, perché corazzassero addirittura l'ambasciata italiana contro i fuoriusciti. Non me l'hanno concesso, spero che con gli anni, potremo leggere quei documenti. Questo interessa più la cronaca, più i miei amici giornalisti, che me come romanziere, io sospetto che gli ordini siano venuti direttamente da Forlani, Andreotti, da quel gruppo di cosiddetti statisti".