Culture

Soggetto o oggetto: retrospettiva nella mente di Matt Mullican

 

Milano (askanews) - Il Tutto, le cosmogonie, la soggettività: c'è, nella grande retrospettiva di Matt Mullican in Pirelli HangarBicocca a Milano, più di un elemento che fa pensare alla filosofia di Immanuel Kant, alla sua idea copernicana del soggetto come vero oggetto e anche al rimando all'incommensurabilità del Sublime. Un progetto grandioso e complesso al quale, come ci ha raccontato la curatrice Roberta Tenconi, si è arrivati alla fine di un lungo lavoro di preparazione."È stato un viaggio - ha detto ad askanews - un percorso di tre anni per arrivare a questa mostra. La mostra è molto complessa, ci sono circa 500 opere e se contiamo i singoli pezzi arriviamo a circa 6mila oggetti, ma è anche un'unica opera"."The Feeling of Things" è un esperienza enciclopedica e labirintica attraverso cinque sezioni che alla fine compongono, in un crescendo di emozioni legate all'idea di struttura e narrazione, la cosmologia, chissà se definitiva, di Mullican."Tutto quello che creiamo - ci ha detto l'artista - sono oggetti, e un oggetto non ha significato. La domanda che ci poniamo è se il significato esiste nel mondo o esiste nel cervello: abbiamo una scelta, il soggetto o l'oggetto? La risposta forse è la combinazione delle due cose. In ogni caso quello che mi interessa di più non è il cervello, ma la mente, perché la mente è ciò che il cervello fa"."È una mostra retrospettiva - ha aggiunto Tenconi - ci sono lavori dal 1971 a nuove produzioni fatte appositamente per questa esposizione, in realtà poi i due primissimi lavori sono due disegni fatti nel 1959, quando Matt Mullican era ancora bambino, quindi si può andare anche più indietro del 1971, ed è, come dice lui, la più grande retrospettiva mai fatta, se non altro in termini di numero di opere e metri quadrati".Tra stendardi colorati, sagome umane stilizzate, sculture e rimandi all'ipnosi, corridoi che provano a raccogliere "tutto", la mostra ha anche la capacità di aderire alla struttura di Pirelli HangarBicocca in maniera quasi mimetica."Questa è una scala immensa - ha proseguito Mullican - ma io faccio sempre lo stesso lavoro. In termini di interpretazione del mondo tutto deriva da ciò che fanno i bambini, tutto quello che faccio lo fanno anche i bambini: esprimono ciò che vedono, fanno disegni, ci sono anche i miei disegni di quando avevo otto anni".Per il visitatore, certamente, l'esperienza dell'esposizione è un esperienza della complessità, anche filosofica. Ma è la complessità di ognuno di noi, è riconoscibile e si offre al pubblico in maniera aperta, accogliente. Perché la mente dell'artista assume l'aspetto anche della nostra mente, della storia del nostro pensiero. E poi, in fondo, lo stesso Mullican ci offre un'interpretazione vicina alla nostra esperienza di ogni giorno."La mia mostra - ha concluso l'artista - diventa una rappresentazione di questo". Uno smartphone."The Feeling of Things" resta aperta al pubblico fino al 16 settembre.

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