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Torna Ligabue: un alter ego per poter essere più incazzato

 

Milano (askanews) - C'è una giungla al centro di "Made in Italy", il ventesimo disco di Luciano Ligabue, undicesimo di inediti. Una giungla nella quale il musicista emiliano si muove attraverso un personaggio, che, in un gioco alla Sliding doors, è un alter ego dello stesso Ligabue."Questo, che abbiamo chiamato Riko - ci ha detto il cantante - potrebbe essere benissimo quello che avrei potuto essere io se non avessi fatto il cantante. E mandare avanti lui per dire, magari da più incazzato, le cose che penso io è diventato un modo per essere ugualmente me stesso, esponendomi ugualmente se non anche di più. Mandando avanti un altro, per dire quello che io volevo dire, ho avuto la possibilità di giocare con la libertà di non essere eccessivamente preoccupato di essere troppo me stesso e questo ha dato la stura a tutta una serie di possibilità di scrittura, sia nei testi, sia nella musica".Significativo, guardando alla discografia di Ligabue, anche il passaggio dalla prima persona plurale - quel "noi" che ricorre in tanti suoi pezzi classici - alla prima singolare. "L'io - ha aggiunto Ligabue - è stato un passaggio importante della mia carriera, perché ho usato il 'noi' per un po' di tempo, poi lo trovavo improprio, perchè in fondo non capivo bene a nome di chi usassi quel 'noi', quindi sono passato all'io che voleva dire esporsi un po' di più".Un'esposizione che passa anche attraverso le sonorità molto interessanti del disco, che si muove, svaria, racconta l'amore frustrato verso un Paese complesso e anche tanti momenti difficili, comprese le manganellate della polizia o una rissa in un locale. Ma, in fondo, "Made in Italy" resta un disco felice, e le sue sonorità, a nostro avviso, lo confermano. "Non ho mai giocato con i generi come in questo album, sentite un po' di soul, di rhythm and blues, di ska, di reggae, di funky. E' perchè proprio lui, Riko, mi ha permesso questa libertà"."Made in Italy" (Zoo Aperto/Warner Music) è un concept album, e, essendo Ligabue anche uno scrittore oltre che un regista, abbiamo pensato a una costruzione romanzesca. Ma in fondo, poi, tutto si ricollega alla musica. "Non ho pensato a un romanzo - ha concluso il cantante - ho lasciato semplicemente che le canzoni, via via, permettessero di raccontare l'odissea interiore di un personaggio".Una suggestione letteraria, però, permettetecela, in conclusione. Quando sfogliando la cartella stampa ci imbattiamo in un ritratto di Ligabue e nei suoi occhiali a specchio vediamo riflesso il suo doppio, Riko, il pensiero corre al rapporto tra autore e personaggio, raccontato esattamente così dal grande scrittore americano Kurt Vonnegut. Anche questa, se volete, è la magia da cortocircuito che talvolta le arti ci riservano ancora.