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Cronache
Caselli ad Affari : "Prescrizione, dopo le parole servono i fatti"

Da Lo Voi al governo Renzi, dalla prescrizione all'eliminazione dell'appello fino ai No Tav. Gian Carlo Caselli, ex procuratore capo di uffici importanti come Palermo e Torino, dice la sua sui temi "caldi" in materia di giustizia in un'intervista ad Affaritaliani.it.

Gian Carlo Caselli, come valuta la nomina di Lo Voi alla procura di Palermo? E' lui l'uomo giusto per un ufficio così importante?

Più che sui nomi occorre ragionare sul rispetto delle regole. Per la nomina dei dirigenti il Csm ha una regola tassativa che deve tenere conto delle attitudini specifiche dimostrate sul piano organizzativo. Ora, il dottor Lo Voi non è mai stato né procuratore capo né procuratore aggiunto e quindi questi requisiti non potevano essere misurati a differenza dei suoi concorrenti. A questo punto il problema è soltanto di regole rispettate o meno, non di nomi.

L'azione del governo Renzi in materia di giustizia è soddisfacente?

Il governo Renzi sembra avere programmi che vanno nella direzione giusta ma prima di esprimere un giudizio che non sia soltanto una speranza bisogna aspettare che questi programmi siano tradotti in decreti legge o in disegni di legge nero su bianco, meglio ancora che siano approvati in modo da diventare legge dello Stato. Per il momento siamo ancora nel campo dei programmi.

Quali sarebbero le prime cose da fare?

Prima di tutto bisogna far funzionare il processo. Per quanto riguarda il civile qualcosa si sta muovendo, per quanto riguarda il penale siamo sempre al palo di partenza. Le cose da fare sono un'infinità. La più urgente, e tra le più significative. è la riforma della prescrizione. Noi siamo l'unica democrazia occidentale in cui la prescrizione non si interrompe mai. In tutti gli altri paesi si interrompe con il rinvio a giudizio, al massimo con la condanna di primo grado. Da noi invece non si interrompe mai e se la prescrizione non si interrompe mai il processo non finisce mai. Questa è una vergogna alla quale bisogna porre rimedio, non soltanto parlandone come di una cosa da fare ma facendola. E invece sono un bel po' di anni, non soltanto mesi che ne parliamo e basta.

L'eliminazione dell'appello potrebbe servire?

E' una mia idea però mi permetto di insistere. Noi abbiamo un arretrato di 9,5 milioni di processi, cinque di processi civili e 4,5 di processi penali. E' un vero e proprio macigno e se non si sgretola questo macigno resteremo sempre schiacciati. Secondo me una risposta possibile e a costo zero è quella di abolire il grado di appello. Con queste conseguenze. Prima fase: tutti i magistrati, i funzionari amministrativi, i cancellieri eccetera del grado di appello dedicati esclusivamente all'eliminazione dell'arretrato. In questo modo sono sicuro, non ci possono essere dubbi, che nel giro di 2-3 anni l'arretrato scompare. Seconda fase: scomparso l'arretrato, magistrati e funzionari che prima si occupavano di appello vengono concentrati sul primo grado di giudizio in modo da renderlo più potente dal punto di vista delle risorse sulle quali contare e così più celere. E con un'ulteriore decisiva accelerazione della durata complessiva del processo grazie appunto alla soppressione dell'appello. In questo modo finalmente avremo dei processi di durata civile. Una riforma di questo tipo metterebbe inoltre il nostro Paese al passo con gli altri paesi che hanno un sistema processuale penale di rito accusatorio. Noi ce l'abbiamo dal 1989 e abbiamo realizzato un progresso notevole di civiltà, ma tutti i paesi con il sistema accusatorio non hanno tre o addirittura cinque-sei gradi di giudizio come noi. Il sistema accusatorio a 3, se non più, gradi di giudizio significa avere la botte piena e la moglie ubriaca. E' un lusso che non possiamo consentirci col disastro della nostra giustizia.

La possibile obiezione è quella riguardante le garanzie...

La mia risposta può sembrare semplicistica ma non per questo è meno realistica. Un processo garantito è un processo rapido, uguale per tutti e che assicuri certezza della pena. Non un processo infinito dove la garanzie sono cavilli, privilegi che servono per avvantaggiare gli uni, come con la prescrizione che prima o poi arriva, e non gli altri che invece il processo nonostante i suoi tempi lo subiscono lo stesso e qualche volta ne finiscono addirittura stritolati.

Nella vicenda No Tav i giudici di Torino hanno cancellato agli imputati l'accusa di "terrorismo". Che cosa ne pensa?

Sull'accusa di terrorismo, sostenuta dalla procura di cui io ero capo ma poi anche dalla procura diretta dal mio successore e soprattutto avallata dal gip nel primo e nel secondo caso, quindi da un magistrato giudicante, non è stata confermata da altri magistrati giudicanti. Non si può che prenderne atto nel senso che nel nostro ordinamento l'ultima sentenza è quella che ha ragione anche se magari non sempre è quella giusta. Ma esaurito il discorso tecnico giuridico credo che non si possa dimenticare neanche per un momento che pretendere con la violenza di impedire la realizzazione di un'opera deliberata rispettando tutte le procedure in ogni sede competente, europea e italiana, significa mettersi contro e fuori dalla democrazia (ovviamente mi riferisco solo ai violenti tra i No Tav). Soprattutto quando si aggredisce un cantiere, come quello di Chiomonte, mettendo a rischio la sicurezza di onesti lavoratori, che sono lì per guadagnarsi la pagnotta, e dei poliziotti costretti a vivere asserragliati in quel cantiere per difendere il diritto di lavorare. Sono troppi coloro che, per miopia o peggio, dimenticano queste verità elementari.

@LorenzoLamperti

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caselligiustiziaprescrizione
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