"Il self-publishing? Si sta professionalizzando... (quantitativamente) è 'l'editore collettivo' più importante d'Italia". L'analisi di Tombolini (Narcissus.me)

"Il self-publishing già oggi quantitativamente è 'l'editore collettivo' più importante d'Italia. A 12 mesi dalla nascita, solo sulla piattaforma Narcissus.me sono poco meno di 800 gli autori che hanno già pubblicato almeno un titolo, e ce ne sono più di 500 in lista d'attesa con l'e-book in lavorazione. E il trend è di crescita esponenziale: 300 nuovi autori solo nel mese di marzo 2013...". Antonio Tombolini, fondatore della piattaforma di auto-pubblicazione nata da una costola di Simplicissimus Book Farm, parla con Affaritaliani.it del self-publishing in Italia (nuove tendenze comprese, tra cui quella degli autori che si trasformano in editori digitali e supportano i colleghi alle prime armi), "un fenomeno destinato a cambiare tutti i paradigmi dell'industria editoriale". Analizza la qualità media dei testi, i prezzi, il marketing digitale (e le sue evoluzioni), i generi scelti dagli aspiranti autori, i formati, e dice la sua sulla piattaforma Mondadori-Kobo. Poi argomenta: "La logica del self-publishing, come quella del web in generale, è quella del 'letame' da cui 'nascono i fior': produrre tanto perché da quel tanto possano emergere le cose migliori". E aggiunge: "Col self-publishing nascono non solo i pochi fenomeni, ma cominciano a esistere molti autori che guadagnano costantemente cifre sempre più ragguardevoli: dai 500 ai 2000 euro al mese..." - L'INTERVISTA-BILANCIO

 

 

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di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton

Narcissus

Quando in Italia si parla di rivoluzione digitale applicata all'editoria libraria, spesso si sprecano fiumi di inchiostro e parole per fenomeni ancora molto circoscritti, almeno da noi. Il tema del self-publishing, invece, nel Paese dove tutti o quasi hanno un romanzo, un racconto o una raccolta di poesie nel cassetto - e in gran parte dei casi sognano di pubblicarlo -, vive già una fase avanzata. E lo dimostra il successo (almeno a livello quantitativo), a un anno dalla nascita, della piattaforma di auto-pubblicazione Narcissus.me, nata da una costola di Simplicissimus Book Farm. Affaritaliani.it ne ha parlato con il fondatore Antonio Tombolini, tra i maggiori esperti di editoria digitale in Italia.

AntonioTombolini

Narcissus permette di vendere i propri e-book in tutte le maggiori librerie online, da Kindle Store di Amazon ad iBooks Store di Apple, Kobo, Barnes&Noble, UltimaBooks e molti altri e-book store nazionali. Tombolini, partiamo dai numeri: quanti aspiranti scrittori hanno puntato su Narcissus.me in questi primi dodici mesi?
"Sono poco meno di 800 gli autori che hanno già pubblicato almeno un titolo, e ce ne sono più di 500 in lista d'attesa con l'e-book in lavorazione, con una coda che stiamo attrezzandoci per ridurre. E il trend è di crescita esponenziale: 300 nuovi autori solo nel mese di marzo 2013. Ma diamo un senso a questi numeri: con quasi duemila titoli pubblicati in un anno su Narcissus, e tutto il resto pubblicato individualmente o su altre piattaforme, il self-publishing è già oggi quantitativamente 'l'editore collettivo' più importante d'Italia, più importante dello stesso gruppo Mondadori, che pubblica, per quanto ne so, circa 2.500 titoli l'anno. Gli editori (e, se posso dire, i giornalisti) non se ne rendono conto, ma questo fenomeno è destinato a cambiare tutti i paradigmi dell'industria editoriale".

Chi sono i self-publisher italiani? Qual è l'età media? Sono più gli uomini o le donne, a scegliere l'auto-pubblicazione di un testo digitale?
"Due terzi maschi e un terzo femmine, con le femmine in recupero. Credo che da questo punto di vista la proporzione e l'andamento non siano diversi da quelli dell'editoria in generale. Sull'età, invece, non azzardo ipotesi, visto che non la rileviamo, almeno per ora...".

Qual è il prezzo medio di un e-book auto-pubblicato con voi?
"1,99 €, con trend, dopo mesi di calo, in crescita. E con punte fino a 20-30 euro per pubblicazioni di carattere scientifico e professionale".

Qual è il genere preferito dai vostri self-publisher?
"A un'analisi superficiale si potrebbe rispondere, ovviamente, la fiction. Ma la questione va esaminata da un altro punto di vista: esiste ancora una barriera all'ingresso per gli autori, e consiste nella indisponibilità di strumenti sufficientemente facili e affidabili in grado di generare e-book più avanzati dei 'libri al nero' nei formati necessari (epub3), ed è ancora piuttosto difficile farlo per gli stessi libri 'al nero', fatti solo (o quasi) di testo. Ovvio, allora, che restino ancora fuori generi che richiedono un approccio più interattivo e multimediale, dal layout più complesso e ricco di un romanzo: dalla cucina al turismo, dalla tesi di laurea scientifica al manuale. La cosa sta suscitando in rete una molteplicità di nuovi sviluppi e applicazioni, che stiamo seguendo, per integrare i migliori a Narcissus.me, così che l'autore non debba ricorrere al processo (costoso e non sempre affidabile) di conversione per produrre il suo e-book, anche multimediale. E noi stessi abbiamo appena ultimato un tool di auto-produzione dedicato ai fumetti, che rilasceremo gratuitamente entro un paio di settimane, inaugurando così un'area specifica e dedicata della nostra piattaforma a quel mondo, ricco e sensibile alle dinamiche dell'auto-produzione".

A suo avviso, qual è la qualità media di questi testi? Da parte vostra che tipo di controllo sul testo viene fatto?
"Narcissus.me è una 'vera' piattaforma di self-publishing, un servizio reso agli autori in cambio di una percentuale sulle vendite effettive, e nel nostro contratto (contrariamente a quanto succede su altre sedicenti piattaforme) non vi è nessuna cessione del diritto d'autore. Per questo motivo noi non effettuiamo - programmaticamente e contrattualmente - alcun controllo di nessun tipo sui contenuti che ci vengono sottoposti. L'unico controllo che facciamo è quello relativo alla idoneità tecnica del file, come 'manufatto digitale', ma non valutiamo i contenuti, non 'leggiamo' i libri. Ecco perché non ho idea di quale possa essere la 'qualità media' dei testi. Ritengo però che la questione chiave nel self-publishing non sia affatto quella della 'qualità media': la logica del self-publishing, come quella del web in generale, del resto, è piuttosto quella del 'letame' da cui 'nascono i fior': produrre tanto perché da quel tanto possano emergere le cose migliori...".

Sono tanti gli autori che nei giorni successivi all'uscita comprano un certo numero di copie del proprio e-book per salire in classifica, sperando così di farsi notare, in modo che scatti la curiosità dei potenziali lettori, e quindi il passaparola?
"Succedeva sino a qualche mese fa, oggi non più, o in misura del tutto marginale: col passare del tempo gli autori avvertono il bisogno di strumenti di promozione più efficienti e più complessi, in una parola più professionali. E Narcissus.me si sta attrezzando per offrirli: non assoldando stuoli di professionisti del marketing del libro, ma più semplicemente allestendo un marketplace che ospiti questi professionisti - insieme ad altri professionisti dell'editoria, dal grafico all'editor, dall'impaginatore al traduttore - perché possano così incontrarsi con una domanda seria e crescente, disponibile a investire sulla propria opera".

Oggi le vendite di e-book nel nostro Paese passano soprattutto per i portali di vendita dei pochi "colossi": quali sono stati finora i "bestseller" tra i libri dei self-publisher lanciati attraverso Narcissus.me? Un'altra curiosità: si è molto parlato del caso di Anna Premoli, partita come self-publisher e poi scelta da Newton Compton, che ha portato in libreria il suo "Ti prego, lasciati odiare", per qualche settimana rimasto addirittura in top ten. Quali altri vostri autori sono stati scelti da editori tradizionali?
"Potrei citare il Vincenzo Mancinelli autore di Joshua was here, o Ludovica Masci, che ha raccontato nel nostro blog la sua esperienza con Narcissus.me, e alcuni altri. Ma non voglio enfatizzare questo aspetto. A mio avviso i media (ma anche gli operatori) rischiano di veicolare un'immagine deviata del self-publishing, puntando sempre sulla fabbrica dei fenomeni. Messa così, assomiglia molto a una lotteria: coraggio, auto-pubblicati, che forse potrai sfondare e diventare milionario, sembrano dire tutti, alla ricerca dell'ultimo fenomeno. Ma così facendo si perde l'essenza vera del self-publishing digitale, che consiste invece in due aspetti chiave, che noi stiamo sperimentando direttamente su Narcissus.me:
1) col self-publishing nascono non solo i pochi fenomeni, ma cominciano a esistere (e la cosa è molto più interessante) molti autori che guadagnano costantemente cifre sempre più ragguardevoli: i 500-700-1000 e 2000 euro al mese. Una 'classe media', per così dire, di autori che nell'editoria tradizionale non trova più spazio, e la possibilità che si riapre per un autore di guadagnare qualche euro coi suoi libri, e magari di poter pian piano pensare di farne il proprio lavoro. Non nell'ottica 'drogata' di diventare milionario, ma nell'ottica ben più importante di fare della propria passione anche la propria professione, in grado di farmi vivere dignitosamente;
2) il self-publisher, che in Italia viene frettolosamente interpretato come 'autore indipendente', è invece, a una letterale traduzione, anche e soprattutto un 'auto-editore', un editore di se stesso. E quel che sta succedendo è che molti autori indipendenti cominciano a voler fare seriamente gli editori di se stessi: preoccupandosi di produrre un e-book di qualità anche dal punto di vista tipografico, di curarne l'editing in maniera professionale, di promuoverlo con gli strumenti più adeguati in rete... insomma, nel self-publishing si sta ricreando dalle radici la nuova editoria. E cominciano ad esserci selfpublishers che si mettono a dare una mano ad altri autori meno attrezzati, ma di valore, si mettono, cioè, a fare gli editori anche di altri, ovvero... gli editori!".

Oltre agli e-book, Narcissus permette di stampare i testi digitali (con il print on demand): in percentuale, quanti scelgono questa formula "tradizionale"? E in quanti ricorrono al crowdfunding?
"Sia il POD che il crowdfunding sono esperimenti che vogliamo condurre, convinti come siamo che in un mondo in completa trasformazione l'unico modo per fare le cose giuste sia quello di provarle e verificarle sul campo. Devo dire che fino ad oggi gli esiti non sono così entusiasmanti. Il selfpublisher digitale si autopubblica per poter entrare nei canali di vendita che contano: a che pro pubblicare anche la versione cartacea col POD se poi quelle copie di carta restano in casa e non possono essere distribuite? Ecco su cosa stiamo riflettendo: aggiungere o no un servizio di distribuzione del libro cartaceo in POD, quanto meno verso le librerie online? Onestamente non so se ne valga la pena. Quanto al crowdfunding, è una formula che deve misurarsi, specie in Italia, con numerosi ostacoli normativi, e non mi aspetto, in particolare per i libri, dove in fondo si parla - a differenza di musica, arte o cinema - di investimenti contenuti, un grande successo.".

Riccardo Cavallero, Direttore Generale Libri Trade Mondadori, in una recente intervista ad Affaritaliani.it ha spiegato che (finalmente) entro giugno sarà in rete la piattaforma di self-publishing che Segrate sta realizzando in collaborazione con Kobo, e che ha affidato all'editor Edoardo Brugnatelli. Temete questo nuovo concorrente?
"Non sembri presuntuoso dire che Narcissus.me non ha concorrenti: siamo stati la prima piattaforma di self-publishing multichannel al mondo, e programmaticamente rendiamo agli utenti un servizio chiave, quello della distribuzione verso tutte le piattaforme di vendita e tutti gli store esistenti. E' quello che facciamo già anche verso Kindle Store, e verso Kobo. Quanto alla questione specifica relativa a Mondadori, francamente non capisco le affermazioni di Cavallero. Fino all'estate scorsa si parlava di una piattaforma di self-publishing Mondadori, e la cosa mi sembrava sensatissima. Poi, nel settembre 2012, si chiude l'accordo distributivo con Kobo, e da allora non capisco più nulla: Kobo ha già una piattaforma di self-publishing, e l'autore italiano che vuole può già pubblicare (o attraverso di noi o anche direttamente, da solo) il suo e-book su Kobo. Certo, la pagina per farlo è ancora in inglese: in cosa consisterebbe quindi il ruolo di Mondadori, nel tradurla in italiano? Ovviamente no. Ma di cosa si tratterà allora? Di una piattaforma self-publishing proprietaria di Mondadori, che Kobo realizzerà con loro, per crearsi un 'competitor' con le proprie mani? Non mi sembra abbia senso neanche questo. Penso che alla fine si tratterà per Mondadori di svolgere un mero ruolo da 'promoter' della piattaforma Kobo, nulla di più e nulla di meno...".

Un'ultima domanda: negli Usa come si sta evolvendo il fenomeno del self-publishing?
"Non sono un indovino, sono uno che cerca di capire come si svolgono i fenomeni di innovazione e trasformazione in questa industria. Vi rivelo dunque un segreto: delle cose e dei trend di cui ho parlato sopra sono assolutamente convinto, non perché sia capace di 'vedere nel futuro', ma proprio perché è quel che sta già accadendo, e sotto gli occhi di chiunque voglia vederlo, proprio sui mercati di lingua anglosassone, in due direzioni principali, che ripeto:
1) la progressiva professionalizzazione del self-publishing
2) la nascita di un nuovo modo di fare editoria, e di fare gli editori, proprio dal self-publishing".


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