Lillo arriva a Festival di Sanremo con un’idea chiara: non stravolgere il Festival, ma giocarci dentro. Lo racconta lui stesso parlando del ruolo da co-conduttore accanto a Carlo Conti, lasciando intendere che il pubblico dovrà aspettarsi un’ironia costruita sul linguaggio, sui rituali e sulle “regole non scritte” dell’Ariston.
«Io voglio giocare su Sanremo, su quello che rappresenta», spiega. Un approccio meta-televisivo, che prende spunto dal modo di cantare, di stare sul palco e di raccontarsi degli artisti, senza mai scivolare nella parodia distruttiva.
Lillo insiste molto sul concetto di spalla, un ruolo che conosce bene e che dice di amare: «È un lavoro difficilissimo». Ma avverte anche che le dinamiche potrebbero ribaltarsi: a tratti potrebbe essere lui a prendersi la scena, con Conti pronto a “fare la spalla”. Un gioco di equilibri che promette ritmo e complicità.
A incuriosire è soprattutto l’accenno finale: una “canzone difficilissima”, citata ma non annunciata. Nessuna anticipazione, solo la promessa di qualcosa di impegnativo e fuori comfort zone, che lascia intendere un momento studiato e non improvvisato.
Insomma, niente comicità casuale: Lillo sembra voler entrare nel meccanismo del Festival per smontarlo dall’interno, con leggerezza e consapevolezza. E proprio questa scelta potrebbe rivelarsi una delle sorprese più interessanti di Sanremo 2026.
