Unicredit in luce a Piazza Affari, col titolo che a metà pomeriggio guadagna il 2,55% attorno agli 1,93 euro per azione con quasi 140 milioni di pezzi scambiati, dopo il diffondersi di un’indiscrezione secondo cui la banca avrebbe già spedito lettere di invito alle dieci banche destinate a formare il consorzio di collocamento per il suo aumento di capitale, aumento che dovrebbe essere lanciato in febbraio per un ammontare tra i 10 e i 13 miliardi di euro. Fonti vicine al dossier, hanno fatto il nome di Bank of America Merrill Lynch, Jp Morgan, Mediobanca, Morgan Stanley e Ubs come istituti che sarebbero incaricate di guidare il consorzio col ruolo di joint global coordinator, mentre Citibank, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs e Hsbc sarebbero state contattate per entrare a farne parte come co-global coordinator.
Oltre ad avviare la macchina destinata a garantire il successo della ricapitalizzazione, Jean Pierre Mustier, che il prossimo 13 dicembre presenterà le linee guida del nuovo piano strategico, starebbe poi stringendo sulle cessioni di Bank Pekao e Pioneer Asset Management.
Le trattative sulla controllata polacca, come ha confermato pochi giorni fa il viceministro polacco, Mateusz Morawiecki, sono ormai entrate nella fase finale e Mustier conta di incassare fino a 2,6 miliardi di euro per la cessione del 33% della banca. A comprare, in distinte transazioni per evitare l’obbligo di Opa ma comunque entro fine anno o al massimo agli inizi di gennaio, saranno Pzu, di cui lo stato polacco è azionista di riferimento col 34,2% e che dovrebbe rilevare il 20% di Pekao, e Pfr (Polski fundusz rozwoju), interessato al 13%.
*BRPAGE*
Unicredit manterrebbe una partecipazione del 7% con la possibilità di una definitiva uscita di scena nei prossimi anni. Sul fronte Pioneer Asset Management nonostante gli sforzi della cordata italiana Poste Italiane-Anima- Cdp il favorito resta il gruppo francese Amundi, che per l’asset manager controllato del gruppo Unicredit che gestisce masse per 225 miliardi di euro avrebbe fatto l’offerta più alta, superando i 3,5 miliardi di euro richiesti da Mustier e che avevano indotto Aberdeen Asset Management al ritiro pochi giorni fa. Fuori dai giochi sarebbe pure l’australiana Macquarie, che avrebbe anzi fatto pervenire l’offerta più bassa delle tre.
Se tutto questo non bastasse, a dare una mano al rimbalzo del titolo e più in generale del comparto bancario italiano (con Mps finito sospeso al rialzo dopo un +16% teorico a 20,36 euro per azione) è la voce rilanciata sempre dall’agenzia Reuters, che ha citato fonti interne alla Bce, secondo cui Mario Draghi è pronto ad incrementare, sia pure temporaneamente, gli acquisti di Btp italiani sul mercato nel caso in cui una vittoria del “no” al referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo mette i mercati in fibrillazione. Grazie a questa voce anche il rendimento sul Btp decennale guida italiano torna a flettere oscillando a metà pomeriggio sull’1,98%-1,97%, mentre il Ftse Mib di Piazza Affari guadagna oltre un punto percentuale.
Luca Spoldi

