
“Investiremo 160 milioni di euro nel periodo del piano (al 2015, ndr), ma il 72% di questi impegni vanno al mondo digitale“.
Nell’assemblea di Rcs, appuntamento molto atteso chiamato a varare l’aumento di capitale per garantire la continuità aziendale del gruppo, l’amministratore delegato Pietro Scott Jovane prova a convincere così i soci sulla bontà della sua nuova strategia industriale. Piano che, con la crisi della carta stampata, deve puntare giocoforza sul web per rilanciare il business editoriale.
Dopo quasi 4 ore di animata discussione, gli azionisti hanno approvato il bilancio 2012 che si è chiuso con una perdita di oltre 500 milioni. Astenuto Diego Della Valle, il cui rappresentante Carlo Montagna (per la Dorint che ha in pancia il 5,5% del capitale) ha espresso forti perplessità sul piano chiedendo anche le previsioni di budget ed ebitda per il secondo e il terzo trimestre 2013, dopo che il primo ha registrato un rosso di 107 milioni.
Grande affluenza dei soci: è stato presente in sala ben il 90,462% del capitale, ma assenti i due maggiori azionisti fuori dal patto di sindacato ovvero Giuseppe Rotelli (16,6%) e Diego Della Valle (8,7%), partricolarmente critico sull’operazione e che ha annunciato nei giorni scorsi anche azioni legali nei confronti degli attuali amministratori della società. Per l’ok alla ricapitalizzazione è necessario il voto favorevole da parte dei due terzi del capitale presente. L’aumento di capitale serve soprattutto a rafforzare il patrimonio del gruppo ediotoriale e quindi rappresenta una condizione essenziale per la continuità aziendale, ha sottolineato il presidente della holding editoriale, Angelo Provasoli, rivolgendosi ai soci riuniti.

Facendo riferimento all’accordo trovato con le banche creditrici per il rifinanziamento del debito, ratificato ieri sera dal cda della società, Provasoli ha detto che “si sono poste le basi per il miglioramento delle reddittività“. Il presidente del gruppo editoriale ha anche auspicato che si consolidi il rapporto di coesione tra azionisti, osservando che è necessaria una condivisione del progetto industriale.
A tal proposito, Scott Jovane, ha affermato che il 72% del piano di investimenti da 160 milioni di euro che Rcs sosterrà al 2015 si concentrerà sul digitale, mentre il titolo viaggia sopra la parità a Piazza Affari a 0,714 euro. Il Ceo ha inoltre confermato le previsioni per il 2013: “Riteniamo che non ci siano variazioni sui risultati previsti per l’anno in corso, che sono di ricavi in calo di una cifra e di un margine Ebitda ante attività non ricorrenti al 3%. Non ci sono indicazioni che ci facciano ritenere che questi obiettivi non siano raggiungibili”. Quanto all’andamento della raccolta pubblicitaria, Jovane ha detto che fino a maggio risulta in linea con le previsioni di piano, mentre per i mesi successivi “la visione è abbastanza corta”.
E ha poi smentito le voci su un possibile scorporo delle attività di raccoltà pubblicitaria, ritenute strategiche per il business del gruppo. Per quanto riguarda i periodici, l’ad ha fatto sapere che molti interlocutori hanno manifestato interesse e proposte per le dieci testate messe in vendita da Rcs. “Tra questi”, ha aggiunto, “c’è anche Visibilia (la società che fa capo a Daniela Santanchè). Le valutazioni sono in corso, ma ancora non abbiamo preso nessuna decisione in merito”.
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In merito alle azioni minacciate nelle scorse settimane da Diego Della Valle nei confronti del board di Rcs, Jovane ha specificato che il cda non ha alcuna evidenza dell’avvio di azioni di responsabilità ed è fermamente convinto di avere agito in modo tempestivo e diligente nell’interesse di tutti gli azionisti. Inoltre Rcs ha rilevato perdite per complessivi 846,6 milioni di euro rivenienti dal gruppo Unidad nei due esercizi precedenti, di cui 323,3 milioni nel 2011 e 523,3 milioni nel 2012. Tali perdite riflettono, oltre ai risultanti del gruppo editoriale spagnolo, anche la svalutazione di asset per complessivi 324,1 milioni nel 2011 e 405 milioni nel 2012.
Tra i punti di debolezza che affliggono Rcs c’è “il virus della Spagna”, ha affermato Giuseppe Sarcina, membro del CdR del Corriere della Sera, “poichè la vicenda Recoletos (del gruppo Unidad) è stata come minimo un grave errore di valutazione e ci fermiamo qui perché non abbiamo gli elementi per andare oltre. Comunque, continueremo a vigilare”. Sarcina ha infine osservato che, in futuro, per l’assetto proprietario della casa editrice milanese “servono azionisti convinti, poichè non l’ha certo ordinato il medico di fare i soci di Rcs”.
Nonostante le perdite, Jovane ha affermato che Rcs non ha preso in considerazione la possibilità di cedere alcuni asset della controllata spagnola Recoletos perché sono tutti considerati core e come tali pienamente coerenti con il piano di sviluppo della casa editrice. “Nel piano è previsto il potenziamento delle attività spagnole e lo sviluppo dei brand di queste ultime in Sud America, sfruttando la diffusione della lingua spagnola in quelle aree geografiche”, ha concluso.
