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Libri & Editori
Editoria libraria. Signori si cambia, o si muore

Il mercato del libro scende sotto quota 3miliardi. E mentre anche il libro arretra assistiamo ai soliti annunci sull'importanza della cultura. Nulla di nuovo. La filiera del libro nel 2013 ha sviluppato un fatturato di 2,660miliardi di euro con una flessione del -6,8% (pari a 194,2milioni di euro in meno, dati Ufficio studi AIE). Rispetto al 2010 si sono persi 572 milioni di euro pari al -17,7%. Sono 1,6milioni in meno gli italiani che leggono almeno un libro all'anno (-6,1%). La lettura cala in tutte le dimensioni socio-demografiche che la rappresentano: tra i giovani 6-14enni del -7,4%; tra le donne del -4,7%; tra i forti lettori (+12 libri l'anno) del -10,3%; nelle regioni del Sud (-9,8%) e delle Isole (-11,2%) queste ultime le aree più colpite dalla crisi economica e per altro verso territori di memoria e cultura con grandi eccellenze. Gli ebook scaricati e letti, producono fatturati ancora modesti: non si arriva a 40milioni di euro, però erano 12milioni nel 2002. Quindi continuano ad essere una opportunità e un approdo, per il futuro. Mentre nessuno è in grado di dirci quanto incida l'abbandono del libro per la lettura dell' e book, o come funzioni l' integrazione tra forme diverse di lettura fatte, a seconda delle circostanze, su device differenti. Il self publishing di e book non supera la media delle 30 copie per autore. E se scrivono 1 milione di persone si fa del bene solo ai distributori, ma gli autori se erano soli continuano ad esserlo. Questo dei libri non è più un mercato normale. Meglio è un fantasma o se si vuole una illusione. Non succede più che l'editore fa un prodotto, un manufatto libro, lo si vende sul mercato come le altre merci e si recuperano le spese di produzione più un guadagno Denaro=Merce=Denaro+1. Non è così. Le ragioni sono principalmente queste. E' un' impresa ardua portare, cioè distribuire, i libri nelle librerie che non sono disponibili per effetto della crisi ad aumentare l'offerta di titoli . Librerie abbandonate al loro destino di dover combattere contro il caro affitti verso il quale nessuno politica compresa fa nulla pur sapendo che questo è il vero grande problema delle librerie indipendenti. Quando i libri in libreria si trovano non si vendono e la causa non è degli e book ma la crisi economica, la caduta libera dei consumi molto pesante e destinata a durare. L'idea che si debba operare sul fronte dello stimolo e promozione della lettura senza creare contestualmente una economia della lettura, cioè un mercato in grado di far acquistare libri è un errore. Infine delle poche copie che ancora si vendono all'editore va solo il 48% del prezzo di copertina e dopo otto o dieci mesi per opera dei distributori, che pagano. Le copie lanciate delle novità sono mediamente insufficienti per rientrare a break even dei soli costi di stampa. Quindi il libro non appartiene al sistema delle merci e del mercato, nonostante si stia facendo un ridicolo balletto di bugie tra editori, librai, distributori, autori e politica nel considerarlo tale. La merce libro, non esiste più, deve cambiare paradigma, il libro deve essere concepito come prodotto di comunicazione. Di conseguenza le case editrici serie comprendono che non possono più stare più su un mercato che non c'è debbono cambiare e diventare delle imprese di servizi di comunicazione specializzati nell'ambito della cultura, ma finalizzate al libro in modo integrato in tutte le sue forme ed espressioni. Sarà la qualità delle competenze che concorrono alla realizzazione del libro a fare la differenza e la garantire la competitività. Le case editrici come Imprese di comunicazione debbono fondarsi su una brand identity editoriale distintiva che è garanzia di competenza in relazione a chi ha rapporto con la cultura e la comunicazione. Il ruolo delle case editrici non è surrogabile con "il fai da te" del self publishing. In ogni caso non sto dicendo nulla di nuovo e rivoluzionario. Lo sanno i miei colleghi editori e molte persone esterne all'editoria che conoscono il ruolo dell'impresa nell' economia che le case editrici di libri debbono cambiare. Solo che ci sono delle cose che si sanno e non si dicono. E si gira intorno ad una l'illusione ad un fantasma. Per cambiare bisogna cancellare la memoria di come si facevano prima le cose e farle in modo completamente diverso, mantenendo i valori del marchio editoriale, l'innovazione è una conseguenza obbligata del cambiamento. Tutto qui.

Fausto Lupetti

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