Militari a Milano, il generale Camporini: “Senza addestramento mandiamo i ragazzi allo sbaraglio”
“Siamo di fronte a un problema molto complesso: i soldati sono addestrati per fare i soldati, non per svolgere attività di polizia o di controllo dell’ordine pubblico”. Così Vincenzo Camporini, generale ed ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Militare e della Difesa, commenta ad Affaritaliani la possibilità di inviare cinquecento militari in più a Milano dopo le proteste degli ultimi giorni.
Secondo Camporini, prima ancora dell’addestramento, esiste un limite normativo cruciale: “C’è un problema di qualifica giuridica: banalmente, un soldato non può arrestare un dimostrante. Ci deve essere un carabiniere accanto a lui che esegue l’arresto, perché il militare non ha la funzione di polizia giudiziaria. Questo è un tema noto e prima di prendere decisioni del genere una verifica accurata della fattibilità tecnica e giuridica è assolutamente indispensabile”.
Sull’impiego operativo delle forze armate in strada e sull’eventuale preparazione per fronteggiare i disordini, il generale è categorico: “In caso di devastazioni, un soldato deve necessariamente avere lo stesso addestramento di un agente antisommossa, cosa che non si improvvisa nell’arco di 24 ore. Ci deve essere un’attività addestrativa ad hoc che prepara i soldati per questa eventualità: se questo non viene fatto, diciamo pure che stiamo mandando dei ragazzi allo sbaraglio”.
Interpellato sulla sostenibilità dell’Esercito come soluzione per la sicurezza urbana, Camporini evidenzia le distorsioni del sistema e l’elevato numero di forze già a disposizione: “L’Italia è il Paese con uno dei più elevati rapporti tra addetti all’ordine pubblico e popolazione. Se sommiamo Carabinieri, Polizia di Stato, polizia locale, Guardia di Finanza e polizia giudiziaria, abbiamo un rapporto tale per cui un impiego coordinato e ottimale può sicuramente soddisfare qualsiasi esigenza.
Se manca il coordinamento e questa volontà di lavorare insieme non viene sviluppata in modo adeguato, allora si creano dei problemi. Ma prima di ricorrere alle forze armate per compiti che non sono loro — e che sottraggono risorse alle funzioni specifiche dei militari — cerchiamo di utilizzare meglio quello che già abbiamo, ovvero le forze di polizia di qualsiasi tipo”.
Infine, sul richiamo del ministro Crosetto alla «guerra ibrida» e sull’ipotesi di interferenze estere sui fatti di Milano, il generale Camporini conclude: “La concomitanza di questi eventi con quanto accade ed è accaduto in Francia sicuramente qualche sospetto lo fa venire. È tutto troppo contemporaneo e coordinato per avere la garanzia che non ci sia una regia esterna. D’altronde, sono anni che le attività coperte e scoperte della Federazione russa volte a destabilizzare i Paesi dell’Europa occidentale sono palesi: nulla di sorprendente, quindi. Tutto ciò rende necessaria una risposta adeguata e una consapevolezza che purtroppo vedo che in qualche ambiente politico manca”.
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