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Editori indipendenti/ I primi 2 anni di Indiana raccontati da Bernardino Sassoli de’ Bianchi

Fondata a Milano nell’ottobre 2011, proprio quando è cominciato il rallentamento del mercato librario, la casa editrice Indiana propone 3 collane (“Schegge”, “I Lucci” e “Tracce”, tra narrativa e saggistica di qualità). Affaritaliani.it ha fatto un bilancio del progetto con il fondatore, Bernardino Sassoli de’ Bianchi, che dice la sua sui problemi con cui fanno i conti i piccoli editori (al calo delle vendite va aggiunto anche quello dei prenotati, senza dimenticare la durata della vita media di un nuovo titolo in libreria…): “Non mi sembra che ci siano segnali che possano far parlare di una ripresa nei prossimi mesi. Molto dipenderà, credo, da interventi di natura strutturale, a livello anche e soprattuto politico…” – L’INTERVISTA
BernardinoSassoliDeBianchi
 

di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton

Il 12 ottobre 2011 arrivarono in libreria i primi due titoli di una nuova casa editrice indipendente, Indiana, nata da un’iniziativa di Bernardino Sassoli de’ Bianchi. A poco più di due anni di distanza, Affaritaliani.it ha intervistato il fondatore del marchio nato a Milano da una costola di Indiana Production (da otto anni realtà protagonista nel mondo del cinema e della pubblicità), per fare un bilancio del percorso fin qui intrapreso e, soprattutto, per anticipare le novità in arrivo nei prossimi mesi…

Sassoli de’ Bianchi, lei ha aperto una nuova casa editrice proprio all’inizio dell’arrivo della crisi in libreria. Non si può certo dire che sia stato fortunato…
“In effetti verrebbe da dire che costituiamo un contro-esempio al detto ‘la fortuna aiuta gli audaci’. Ma la crisi in realtà era parzialmente anticipabile, nel senso che il vero problema è legato alla distribuzione. La congiuntura ha solo precipitato una situazione che probabilmente si sarebbe potuta prevedere”.

Al calo (generalizzato) delle vendite va aggiunto anche quello dei prenotati, senza dimenticare quello della durata della vita media di un nuovo titolo in libreria: in questo contesto, un piccolo editore indipendente quali strategie di “resistenza” può adottare?
“Ecco, lei ha messo il dito sulla piaga. Più che le vendite, oggi quello che ‘uccide’ una novità è il basso livello di prenotazioni. Se un libro non si vede in libreria perché è stato prenotato in poche copie – tenuto anche conto del sovradimensionamento dell’offerta -, la gente non lo può comprare, o comunque lo compra solo chi in qualche modo entra in libreria avendo già l’intenzione di comprarlo. E’ chiaro che se a quel punto il criterio della libreria è smettere di tenere i titoli che non vendono già dopo due mesi, si crea un circolo vizioso che può essere disinnescato solo attraverso un sforzo di sistema. Non mi piace il termine ‘strategie di resistenza’, o l’altra metafora che spesso viene adottata per l’editoria indipendente, quella dello ‘stare in trincea’, perché l’idea dell’editoria come avventura bellica non ci appartiene. Noi cerchiamo e continueremo a cercare di far percepire al nostro lettore, e ai librai, che c’è una certa progettualità dietro a ogni nostra pubblicazione, e cercheremo sempre di più di includere dentro a questa progettualità delle logiche di ‘servizio’ che permettano a chi ci segue, librai e lettori, di sapere cosa possiamo offrire loro”.

Al momento Indiana ha tre collana: “Schegge” (punta “ad affrontare domande, attuali e mai del tutto risolte con prospettive inaspettate e originali”), “I Lucci” (“uno spazio per nuove voci forti”) e “Tracce” (“storie che sono colonne sonore, musicisti che riempiono pagine invece di pentagrammi”): finora quali titoli vi hanno dato maggiori soddisfazioni?
“In realtà quasi ogni titolo ci ha dato delle soddisfazioni, in modi differenti. Forse è più semplice elencare quelli che per qualche motivo non ci hanno regalato quanto avrebbero potuto e quanto ci saremmo aspettati: ‘Dora’, di Lydia Yuknavitch, per esempio, è un libro passato molto più inosservato di quanto ci saremmo attesi”.

E qual è, ad oggi, il “bestseller” di Indiana?
“Un inatteso piccolo ‘long’ (più che ‘best’) seller è Il Cristo zen di Raul Montanari. E ricorderò sempre la nostra prima ‘seconda edizione’, con ‘Comunque vada non importa’ di Eleonora C. Caruso”.

Veniamo ai prossimi mesi: su quali uscite punterete?
“Ci piace molto ‘Adulterio in America Centrale’ di Clancy Martin, che uscirà proprio in questi giorni, e per i primi mesi del 2014 avremo due autori estremamente diversi tra loro e che siamo convinti sorprenderanno molti, sia nella saggistica che nella narrativa…”.

Come immagina il futuro di Indiana? A proposito, è ottimista per una ripresa del mercato?
“Essere ottimisti fa parte del nostro lavoro, direi. Ma, al di là delle battute, non mi sembra che ci siano segnali che possano far parlare di una ripresa nei prossimi mesi. Molto dipenderà, credo, da interventi di natura strutturale, a livello anche e soprattuto politico”.