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“Qualcosa c'inventeremo”, la storia di due adolescenti che hanno da insegnare molto agli adulti

La recensione di “Qualcosa c'inventeremo” (Einaudi) di Giorgio Scianna. Il romanzo racconta la storia di due adolescenti che hanno da insegnare molto agli adulti...

GiorgioSciannaEinaudi

di Alessandra Peluso

Espressione viva dei nostri tempi: il disagio, la crisi e la voglia di andare avanti, di farcela da soli nonostante la vita non sia stata poi così tanto generosa.

Qualcosa c'inventeremo” è una storia di due adolescenti che hanno da insegnare molto agli adulti, la loro capacità di adattamento e quel senso di onnipotenza che dovrebbe essere sconfitto o forse meglio tenuto sotto controllo.

Giorgio Scianna dimostra con un stile narrativo fluente ed una scrittura semplice, la complessità del mondo adolescenziale in una particolare “situazione” - come è definita dallo zio Eugenio e la zia Marge.

Una condizione scomoda, colma di dolore che nel romanzo sapientemente Scianna non mette in evidenza, anzi sposta l'attenzione proprio sulla vita, su come si può e si deve affrontare la vita da soli, orfani, ad un'età critica come quella dell'adolescente che ha bisogno di cure, considerazione, regole, punti di riferimento, modelli da seguire. 

In “Qualcosa c'inventeremo” Mirko e Tommaso hanno perduto i loro genitori e sembra che non abbiano bisogno di nulla, non hanno pretese né aspettative, l'unico loro desiderio è quello di restare a Milano nella loro casa, evitando di trasferirsi con gli zii a Pavia per non perdere la loro scuola e le loro abitudini.

È una storia commovente, è un racconto che appassiona i giovani come gli adulti perché ad esempio disegna chiaramente le fragilità e i punti di forza di due adolescenti, diventati o forse costretti a farlo - adulti - dalla stessa vita. Emerge la solitudine che Mirko e Tommaso imparano ad affrontare e a colmare quotidianamente con coraggio; c'è anche la superficialità degli adulti ed è tanta: lo zio Eugenio vuole soltanto che i due ragazzi consegnino gli scontrini di ogni loro acquisto, ottengano ottimi risultati a scuola e tengano pulita la loro casa. Abitudini queste che mantengono; mentre, non riescono a sfuggire al senso di onnipotenza, non riescono a fermare la volontà di trasgredire.

Si bada all'apparenza appunto, ai soldi che devono essere sufficienti, all'obbedienza. Non emerge né amore né attenzione, forse volutamente dall'autore, forse perché alle volte è proprio la realtà: le barricate che esistono tra genitori e figli, adolescenti e adulti, l'incapacità di ascolto e di dialogo.     

Giorgio Scianna ha saputo calibrare “genio e sregolatezza” in “Qualcosa c'inventeremo” e oltre all'ordinarietà, c'è fortunatamente anche la stra-ordinarietà in azioni sorprendenti che compieranno i due fratelli.

«Nella loro casa non c'erano regole, c'erano le abitudini: come quella dei salmoni di risalire i fiumi. Mica gliel'aveva detto qualcuno ai salmoni che se volevano sopravvivere dovevano nuotare contro corrente». E bellissimo inoltre l'incipit del libro: «Gli errori sono allegri» di Albert Camus e quantomai comprensivo del significato del racconto. Sbagliare non è poi così male quando s'impara dai propri errori e si cresce come dimostreranno i nostri protagonisti.

Il romanzo di Giorgio Scianna come gli altri suoi scritti indaga sul mondo contemporaneo, trattando di personaggi che aiutano i lettori a comprendere meglio il tempo nel quale viviamo, evidenziando la precarietà del mondo contemporaneo.

«Quotidianità e normalità sono equilibri precari, spesso destinati a esplodere nei modi e nei momenti più diversi, a volte bizzarri. In quello che scrivo credo ci sia questo: lo scherzo del destino che ci può mettere in scacco o costringerci a reagire. Ma questi momenti, questi incidenti di percorso mettono a nudo qualcosa che nelle nostre vite, nei nostri rapporti, in fondo c’è sempre, come la difficoltà di conoscere l’altro o la difficoltà di scelte vere, profonde. Nelle nostre giornate il principio d’inerzia ci illude che sia tutto sotto controllo, ma queste mine possono esplodere da un momento all’altro. (Giorgio Scianna in un'intervista su http://www.mangialibri.com di Giovanni Pannacci). 


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