I Hate Milano

di Mister Milano

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I Hate Milano
Milano è un Paese per vecchi. I progetti morti di Pisapia. I Hate
Viste in controluce, le prossime elezioni amministrative presentano una contraddizione gigantesca.
Da una parte, le liste di entrambe le parti sono imbottite di giovani o supposti tali - quei quarantenni con le scarpe da ginnastica e lo sguardo rivolto fuori campo, come a sognare un guardaroba migliore - tutti pronti a far valere la loro “energia”, determinati a  “mettersi al servizio della città’”, per cercare, finalmente, “di cambiare le cose”. 
Il problema e’ che in questo grande banchetto di retorica giovanilistica, tra un gargarismo su Facebook e l’altro, spicca un posto vuoto a capotavola: quello su cui dovrebbero essere sedute le idee.
 
Quali sono, se e’ possibile sapere, la idee per i giovani della “capitale d’Italia”, la città’ che grazie a quella “meravigliosa esperienza di Expo” e’ “tornata a sognare”?  5 anni fa il grido di battaglia era “parchi aperti di notte”. Ricordate? Noi ricordiamo Maran in piedi su un camper, in Colonne di San Lorenzo, a gridare che si sarebbe battuto per aprire i parchi fino alle 2.
Il tema, come tanti altri, e’ rimasto lettera morta, e sarebbe bello sapere perche’. E che dire degli scali ferroviari, che secondo il 90% dei candidati under 40 del 2011 sarebbero dovuti diventare “cittadelle del divertimento notturno”? Roba da chiamare “Chi l’ha visto?”. 
 
Per non parlare del proposito di cambiare quella gigantesca fetecchia messa in piedi dalla giunta Moratti davanti alle mura spagnole del locale “Mom” di viale Montenero. Ve lo ricordate? Punto di aggregazione per un decennio, il giardinetto e’ stato ingabbiato da una cancellata in ferro battuto, e trasformato in una landa desolata frequentata, al massimo, da padroni di cani poco inclini a raccogliere le deiezioni dei loro amici a 4 zampe. E non basta, perche’ questa cella a cielo aperto creata ex novo e’ stata chiamata “Giardini 9 novembre”, per celebrare la caduta del muro di Berlino: il che vuol dire che per celebrare la caduta di una  barriera, ne hanno issata un’altra nuova di zecca. 
 
Roba da ricovero ospedaliero immediato, visto che nel frattempo la cosiddetta “movida” si e’ solo spostata qualche chilometro più’ avanti, e per i condomini di Montenero che ora dormono con le finestre aperte ce ne sono altri impegnati ad installare triplo e quadruplo vetro. 
 
Altra sparizione in pieno stile X-Files e’ quella del tema degli spazi abbandonati che potrebbero essere destinati alla creatività giovanile, quello esploso con l’occupazione di Macao del 2012. Per alcune settimane, pareva che in città non si parlasse d’altro. E poi basta, l’argomento e’ scomparso dalle cronache, la Torre Galfa e’ ancora disabitata, Macao sta organizzando concerti ed eventi culturali in condizioni di abusivismo ma tutto va bene madama la marchesa, l’importante e’ che la Darsena sia stata riaperta per farci le belle fotine per Instagram.
Insomma: a Milano resta completamente irrisolta la questione giovanile, la mediazione tra i diritti dei Residenti e di chi non vuole tornare a casa alle ore 21 come in un romanzo di Huxley. Così come irrisolto e’ il tema degli spazi e delle opportunità per chi, al contrario della grande maggioranza dei tonni under 40 che sorridono nei manifesti, non ha il culo parato da nessuno.
 
Sarebbe bello ascoltare idee cazzute, proposte coraggiose, dibattiti aspri, come si conviene a chi e’ giovane e vuole - come dicono loro eccitandosi - “metterci la faccia”. Ma i tonni di destra e di sinistra sorridono senza proferire parola -  proprio come fanno i tonni - gonfi di libidine per il briciolo di visibilità ottenuta per gentile concessione, mentre Berlino, Londra eccetera eccetera, restano - per tutti quelli che sanno guardare oltre la Darsena - un miraggio.
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