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Felice Carlo Besostri@Tommaso5mani

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Felice Carlo Besostri
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Politica

Di Tommaso Cinquemani
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Felice Carlo Besostri
“C’è un tentativo della politica di evitare che la Corte Costituzionale dichiari illegittimo il Porcellum”. Felice Carlo Besostri, avvocato e già senatore, è uno dei promotori della battaglia giudiziaria tesa a dimostrare l’incostituzionalità dell’attuale legge elettorale. Con una intervista ad Affaritaliani.it denuncia: “Neppure Letta vuole modificare il Porcellum perché Napolitano non scioglierà mai le Camere mandando i Paese al voto con una legge in odore di incostituzionalità”. Ma c’è di più: “Avremmo un governo che vuole cambiare la Costituzione essendo stato eletto con una legge incostituzionale. E tra i saggi Letta ha nominato tre persone che nel 2008 dichiararono assolutamente legittimo il Porcellum”. E conclude: “Quando di fronte al silenzio della stampa mi sono rivolto a Rodotà, a Zagrebelsky, alla Cancellieri e persino a Monti non ho mai ricevuto risposta”.


Avvocato Besostri, lei è stato uno dei promotori del ricorso in Corte Costituzionale contro l'attuale legge elettorale, il cosiddetto Porcellum. I tentativi di dimostrare la illegittimità di questa legge da parte vostra sono vari e risalgono fin all'autunno del 2008 (nel box a fine aritcolo tutta la storia). Solo a fine di quest'anno, dopo rinvii e tentativi di insabbiamento, forse la Suprema Corte si pronuncerà. C'è da chiedersi se la politica è interessata a modificare questa legge?
"Assolutamente no, per il semplice fatto che le liste bloccate fanno comodo a tutti. Ci sono 50 persone in Italia che decidono chi sono i 945 onorevoli. Ma anche il governo non ha alcun interesse a modificare il Porcellum".
 

I dubbi di costituzionalità del Porcellum

Il primo dubbio è la mancata indicazione di una soglia oltre la quale scatta il premio di maggioranza che garantisce il 55% dei seggi alla Camera. La legge infatti assegna il premio alla coalizione o al partito con più voti.

L’impossibilità di esprimere preferenze: chi vota può barrare un simbolo ma non un candidato in lista.

Infine, la difformità tra Camera e Senato: a Palazzo Madama infatti il premio di maggioranza è su base regionale. Le differenti regole per Camera e Senato hanno portato, di fatto, all’ingovernabilità delle scorse elezioni.

Anche il governo?
"Certamente, il Porcellum è la migliore assicurazione per il governo Letta. O abbiamo un Presidente della Repubblica golpista, e Napolitano non lo è, oppure nessun Presidente scioglierà le Camere mandando il Paese alle elezioni sapendo che c'è un giudizio di costituzionalità pendente in Corte Costituzionale. Rischieremmo di andare a votare con una legge che poi si potrebbe rivelare incostituzionale. Questa ordinanza ha spuntato l'arma di Berlusconi che non può più minacciare il governo di tornare al voto".

Se a fine anno la Corte Costituzionale dovesse dichiarare incostituzionale la legge elettorale, il Parlamento e quindi anche il governo, si dovrebbero dimettere? Sarebbero illegittimi?
"I risultati elettorali non si possono impugnare, se non davanti alle Camere. Ma i parlamentari, eletti con questa legge, non dichiareranno mai illegittima la votazione. Se le liste bloccate sono illegittime i parlamentari sono politicamente abusivi. Ma c'è di più. Avremmo un governo che vuole cambiare la Costituzione essendo stato eletto con una legge che forse a fine anno sarà dichiarata incostituzionale. E bisognerebbe parlare anche della squadra di 35 esperti nominata da Letta".

In quale modo è coinvolta la squadra che dovrebbe preparare la bozza di riforma costituzionale?
"Nel 2008 Giovanni Guzzetta, Beniamino Caravita di Toritto e Nicolò Zanon, proposero un referendum per dare il premio di maggioranza alla lista che aveva più voti, non alla coalizione. In quella occasione queste persone hanno sostenuto che il Porcellum è assolutamente legittimo. Ebbene, questi tre studiosi fanno parte della squadra di esperti che il governo ha scelto per preparare una bozza di riforma costituzionale. Che garanzie ci possono danno queste persone?".

C'è da aspettarsi che ci siano delle pressioni da parte del governo e dei partiti perché la Suprema Corte non si esprima?
"Intanto si cercherà di fare in modo che la Corte Costituzionale si pronunci il più tardi possibile. Alla Corte ci sono molte cause che aspettano giudizio e solo la pressione del governo o dell'opinione pubblica possono far trattare questa questione prima di altre. C'è un tentativo di insabbiare il caso".

Anche da parte dei giornali?
"In tutti questi anni molti giornalisti di testate importanti si sono rivolti a me per chiedere la documentazione, ma nessuno ha mai scritto nulla perché, mi è stato detto, avevano ricevuto l'ordine dai loro direttori di non trattare il caso. Questo vale sia per il Corriere della Sera che per Repubblica. In fondo il sistema bipolare andava bene a tutti, era quello che sosteneva Veltroni e De Benedetti".

Nella sua battaglia non ha cercato delle sponde nelle istituzioni?
"Quando di fronte al silenzio della stampa che non parlava di questi ricorsi abbiamo cercato di sollevare lo scandalo sulla legge elettorale, né Stefano Rodotà né Gustavo Zagrebelsky ci hanno dato una mano. Ho spedito anche delle lettere a Mario Monti e ad Annamaria Cancellieri, ma non ho mai ricevuto risposta".

La battaglia contro il Porcellum raccontata da Felice Besostri

17 maggio 2013 la Prima Sezione della Suprema Corte di Cassazione pubblica l'Ordinanza n. 12060 del 2012. Qualche giornale diede la notizia in prima pagina come fosse una notizia sorprendente. Eppure ci si sarebbe potuto chiedere che se un ricorso arriva in Cassazione di norma ci sono stati 2 altri  giudizi. In effetti la vicenda davanti alla magistratura ordinaria era iniziata nel  Novembre  2009 davanti al Tribunale di Milano e proseguita con l'impugnazione in Corte d'Appello di Milano nel giugno 2011.

Una vicenda che evidentemente era riuscita a sfuggire alla stampa per 4 anni, anzi per molti di più. Perché la vicenda in realtà è iniziata nel febbraio del 2008 quando ho impugnato come elettore l'ammissione dei quesiti referendari del prof. Guzzetta, perché voleva attribuire il premio di maggioranza. Anzi "l'abnorme premio di maggioranza", come tutti ora dicono, non più alle coalizioni, ma alla sola lista di maggioranza relativa. Un referendum fortemente sostenuto dalla stampa di "regime", quella che voleva imporre un bipolarismo artificiale, anzi addirittura un bipartitismo, se fosse stato approvato. Non raggiunse il quorum, ma grazie ai morti che ancora erano inseriti nelle liste elettorali. Strano destino la Costituzione difesa da morti inconsapevoli, invece che da cittadini informati! In quell'occasione oltre che rappresentare me stesso ero anche il difensore di 4 associazioni di sinistra alternativa, ma anche dello SDI e del Comitato Promotore della Costituente Socialista e, infine, dell'UDEUR di Mastella.

Un aneddoto questa difesa mi creò un problema, perché il co-difensore mi era stato arrestato nel pomeriggio del giorno precedente la discussione innanzi alla Corte Costituzionale. Sappiamo come finì quella vicenda: il referendum fu ammesso, accelerando la crisi del Governo Prodi, perché l'UDEUR provocò, insieme con creazione del PD, elezioni anticipate anche con lo scopo di far slittare di un anno la votazione sul referendum, per l'assurdo divieto di far celebrare insieme elezioni politiche e referendum, tra l'altro un modo per combattere l'astensionismo. L'opposizione ai quesiti, che proprio si fondava sull'assenza di una soglia per assegnare  il premio di maggioranza, tanto più ampio quanto minore era il consenso elettorale, un risultato lo conseguì: due passaggi delle sentenze n. 15 e 16 che richiamava l'attenzione del Parlamento su una necessaria modifica del premio di maggioranza pe evitare un'incostituzionalità e la richiesta alla magistratura che la questione le fosse rimessa nelle vie ordinarie del controllo di costituzionalità, perché per questioni procedurali non poteva pronunciarsi sulla legge esistente in sede di ammissione dei quesiti referendari.

Un avvocato di Milano, Aldo Bozzi, nipote ed omonimo del deputato liberale che presiedette la prima Commissione Bicamerale per la riforma delle istituzioni, prese talmente su serio le sentenze n. 15 e 16 del 2008 della Consulta, che impugnò davanti al TAR Lazio l'indizione delle elezioni 2008 con una legge di sospetta costituzionalità. Questa iniziativa consentì a me di intervenire a sostegno e a costituire un gruppo di cittadini. avvocati,  magistrati ex avvocati dello Stato, che è rimasto unito fino alla Cassazione.

C'è voluta un buona dose di acribia, perché ci son voluti 2 giudizi amministrativi, un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale  (questo fatto da me in solitario), un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e appunto i 3 civili e ora ci aspetta l'ultimo atto finale: il ritorno davanti alla Corte Costituzionale e siamo a 10.

 

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