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Politica

Di Massimo Falcioni

Per la sinistra del Pd l’epilogo della legge sui diritti civili passata al Senato con l’apporto del voto dei “verdiniani” è la spinta finale nell’angolo della subalternità o dell’irrilevanza politica. Anche i grillini escono a pezzi, idem i berlusconiani e dintorni. Matteo Renzi va all’incasso: porta a casa una legge accettabile, vince un round di gran peso nell’estenuante braccio di ferro con la minoranza interna del piddì che così perde l’ultima arma, quella del ricatto. Il segnale del voto di Palazzo Madama è chiaro e si proietta nel futuro: grazie ai nuovi imbarcati ex forzisti di Ala l’esecutivo può fare a meno del drappello della minoranza antirenziana del Pd. E’ vero, altre volte Verdini e i suoi hanno votato con la maggioranza come nell’ultimo passaggio della riforma Costituzionale, ma qui il risultato finale accomuna nella debacle, pur se in modo diverso, sia le destre e il M5S all’opposizione, che la sinistra Pd, quest’ultima nella tagliola del voto di fiducia incapace di condizionare il premier-segretario e di mandar giù il rospo. In tal modo, la minoranza piddì, oltre alla faccia, perde le staffe e sbotta contro Renzi per l’appoggio dei verdiniani, invocando il Congresso subito per ridefinire l’identità del partito, un harahiri annunciato. Per Bersani&C inizia l’ultimo viaggio, o verso la “riserva indiana” o verso il museo delle cere. E l’altra sinistra, la galassia della sinistra non marcata Pd? Abbaia ma non morde. E come nel gioco dell’oca torna sempre al punto di partenza. La controprova viene proprio dalla legge sui diritti civili, al netto di tutto un passo avanti sulla via della civiltà, inteso invece dai soliti “puri e duri” del Sol dell’avvenire come ricaduta nel Medioevo.   

Al di là delle sigle per lo più riverniciate, quella lanciata la settimana scorsa a Roma da Cosmopolitica è una vecchia sinistra spaesata, priva di bussola, fuori dal tempo, lontana dal campo di gioco, pessimista e piagnona, rivendicando congressi a mo’ di panacea.

La sinistra italiana che resiste dentro e fuori dal Pd ha ridotto via via la propria rappresentanza politica ed elettorale, non più in grado di condizionare né il sistema politico né la società.

Il pallino è in mano a Renzi: con poche mosse ha “rottamato” lo zoccolo duro del vecchio gruppo dirigente (soprattutto ex Pci) rivoltando il Pd come un calzino e spingendo il governo sulle riforme più o meno rabberciate. La sinistra italiana che si autoproclama doc, rifiuta Renzi e il suo Pd, guarda oltre l’orizzonte senza però vedere dove mette i piedi, vive di guerre dichiarate, quasi mai combattute, sempre perse.

A Cosmopolitica, la recente kermesse capitolina d’avvio di “Sinistra Italiana”, si è snocciolato il rosario dei mali d’Italia e del mondo – con analisi anche condivisibili su alcuni dei nodi più stringenti – senza però indicare le soluzioni politiche e le alleanze adeguate alle nuove sfide.

Il nodo resta come coniugare le radici della sinistra innovandosi e adeguandosi ai grandi mutamenti nazionali e internazionali. Già. Ma quali radici e di quale sinistra, quali leader e di quale epoca? Al Centro Congressi dell’ Eur l’applauso più fragoroso di Cosmopolitica è andato al sindaco di Napoli De Magistris  per aver evocato, come mito, Emiliano Zapata. E’ questa la nuova sinistra? Come ha rilevato l’ex migliorista del Pci Lanfranco Turci: “ Qui gioca una certa eredità vendoliana, di una cultura molto sovrastrutturale in cui l’immaginifico prende spesso il posto della analisi reale”.

Già. Tradotto: aria fritta, minestra riscaldata, fuffa. Nel meeting di Cosmopolitica c’è stato il rincorrere dei movimenti rivendicativi, quelli del “contro” a prescindere, suonando la serenata a quella che Giorgio Amendola definiva sprezzantemente: “la limacciosa ondata contestataria”.

Nel mirino c’è Renzi per aver reciso il cordone ombelicale che teneva legato il Pd alle proprie radici di sinistra e punta deciso all’elettorato moderato. L’”altra sinistra” coltiva la propria “coscienza storica” mancando l’analisi critica del fallimento delle proprie radici ideologiche e politiche. Oggi c’è un’altra Italia in un altro mondo. C’è una Italia che si distacca dalla politica e dai partiti non perché non ha bisogno dello Stato e della politica ma, al contrario, perché questi non rispondono più alle sue nuove domande e alle sue nuove esigenze. Il fallimento storico della sinistra (tutta) pesa ancora oggi aggravato dalla mancanza di nuovi progetti alternativi, nuovi programmi, nuove leadership. Matteo Renzi ha scelto lo “strappo” bruciando storia e carriere. Il “Rottamatore” le guerre non le dichiara, le fa e le vince in casa e poi procede lesto alla conquista di nuovi territori, in questo caso l’elettorato moderato già democristiano e poi berlusconiano, oggi orfano, senza più padri e padroni, chiuso nell’astensionismo. La coperta è corta e – secondo Cosmopolitica – il Pd lascia scoperto il fianco sinistro, di qui lo spazio da occupare per il nascente partito alzando il cartello del “No”. Ammonisce il sempreverde Emanuele Macaluso: “Non basta la denuncia di una deriva centrista se non si delinea una strategia e non si conduce una lotta politica che prefiguri un’alternativa alla leadership di Renzi. Il quale è forte proprio perché né all’interno del PD né all’esterno si configurano alternative consistenti e credibili. Il fatto che non ci sia nemmeno a destra un’alternativa completa il quadro. Insomma, l’area moderata c’è si vede e conta. La sinistra non si vede e non conta”. Bersani e i suoi balbettano, lanciano il sasso ritirando la mano. D’Alema pontifica, senza più fedeli. E quale risposta viene da Cosmopolitica, oltre l’appello a partecipare, per ricominciare, ridiscutere, rifondare? Il rischio è quello di volere ancora la luna, rinviando al congresso il come arrivarci e con chi. Nei paesi del “socialismo reale” tutto era delegato al mitico congresso, là sempre e solo là si sarebbero sciolti i nodi. Ecco. I professionisti nostrani del rito congressuale non aspettano altro che ricominciare la partita da dove era stata lasciata dalla storia. E’ una medaglia con due facce: da una parte la sinistra del Pd gira a vuoto e si morde la coda. Dall’altra “Cosmopolitica” si agita nel labirinto delle illusioni per animare il nuovo soggetto politico. Non è la prima volta, però, che nasce un partito già morto. Riuscirà la sinistra a ritrovarsi in un nuovo progetto politico di governo, come “risorsa” dell’Italia e non come problema?

 

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