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PugliaItalia
La Gazzetta del Mezzogiorno e il silenzio assurdo delle rotative

Per tre giorni la Puglia si è svegliata più triste, più svogliata, più silenziosa. I rintocchi delle campane mattutine sono stati orfani della campana madre. I giornalisti e i poligrafici de ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’ hanno incrociato le braccia, per evitare che mani e dita continuassero a scrivere, come hanno fatto fino ad oggi, nonostante da mesi non si veda lo straccio di una busta paga.

gazzetta del mezzogiorno

Nonostante da settimane la girandola dei buoni propositi non riesca ad innescare un briciolo d’iniziativa da parte degli Amministratori Giudiziari - nominati dal Tribunale di Catania - che, come si sottolinea tra le rotative silenziose: “Continuano a non rispondere alle istanze dei lavoratori del giornale”.

In questo silenzio “colpevole” e assordante il comunicato del Comitato di Redazione prova a squarciare l'imbarazzante velo dell’indecisione e a provocare una sana pioggia “liberatrice”:

Cari Lettori,

la Vostra e nostra Gazzetta per tre giorni non sarà in edicola per uno sciopero proclamato dal Comitato di redazione, al quale l'Assemblea aveva affidato nei giorni scorsi un pacchetto di dieci giornate di astensione dal lavoro, la prima delle quali è stata indetta lunedì scorso, 7 gennaio. Pertanto, torneremo in edicola nella giornata di sabato 19 gennaio prossimo.

Come sapete, ormai da settimane i lavoratori della Gazzetta del Mezzogiorno sono impegnati in una vertenza quanto mai complicata. La confisca della Edisud Spa, società che edita il nostro giornale, disposta dal Tribunale di Catania sezione misure di prevenzione nell'ambito di un procedimento della Procura siciliana, ha amplificato le difficoltà di una situazione finanziaria ed economica già difficile. Il successo del Gazzetta Day, occasione in cui avete dimostrato tutto il vostro affetto e per la quale vi ringraziamo ancora, ha testimoniato quanto sia importante questo giornale per voi tutti.

Gazzetta Mezzogiorno5

Purtroppo, tutto questo non è bastato. Dallo scorso novembre lavoriamo senza percepire lo stipendio, fatto salvo un piccolo acconto. Lo abbiamo fatto con grande spirito di sacrificio e con il solo obiettivo di continuare a garantire alle comunità pugliese e lucana il diritto a informarsi, sancito dalla Costituzione. Per questo nostro sacrificio non abbiamo mai ricevuto una sola parola di ringraziamento e incoraggiamento dai nostri datori di lavoro e dalla loro dirigenza.

I due amministratori giudiziari nominati dal Tribunale di Catania e il direttore generale dell'azienda che continua a godere della loro fiducia non rispondono alle nostre istanze. Se lo fanno, non forniscono le informazioni richieste e in ogni caso non ci fanno sapere se, quando e in quale misura il nostro lavoro verrà retribuito. Un silenzio assordante, specie perché proviene da rappresentanti dello Stato, tali sono infatti gli amministratori giudiziari, la cui azione sembra stridere con la finalità della norma e le stesse aspettative dei magistrati.

foto4 task force gazzetta

Val la pena a questo proposito ricordare quanto riferito dal sostituto procuratore di Catania, Fanara, il 25 settembre 2018, in occasione della conferenza stampa sul sequestro-confisca ai beni dell'editore Ciancio Sanfilippo. "A differenza degli imprenditori noi abbiamo dei fini sociali, l'occupazione è il valore sociale dell'impresa per noi è importante nella misura di prevenzione. Noi dobbiamo riportare l’azienda da un lato a un utile, dall'altra parte a produrre un bene socialmente utile". E ancora: "Partiamo da una situazione pessima, pensiamo che non sia stata più grave di come sia adesso (...). Pur tuttavia cercheremo di fare l'impossibile anche in ordine al livello occupazionale...e speriamo di avere la possibilità, la professionalità, le capacità di rilanciare addirittura il gruppo imprenditoriale, nell'ambito della piena libertà di editoria e di pensiero".

L'unica proposta più volte ribadita consiste in un piano di "lacrime e sangue" del tutto disgiunto da qualsiasi ipotesi di rilancio del giornale. Più volte abbiamo ribadito che siamo disposti ad affrontare sacrifici come del resto accade ormai da anni. Ma i fatti dimostrano che, in assenza di un serio piano editoriale e industriale, la politica dei tagli fine a sè stessi si rivela inutile per non dire dannosa.

Cari Lettori, continueremo ad aggiornarvi sullo stato della nostra vertenza, certi che comprenderete i motivi di una decisione così sofferta e che saprete, come sempre, farci sentire tutto il Vostro sostegno.

Gazzetta Passionata

In sottofondo l’eco di altri lampi e tuoni, quelli della Federazione Nazionale della Stampa e delle Associazioni regionali di Stampa di Puglia e di Basilicata, accompagnano l’iniziativa: “Non solo il Tribunale di Catania non sta ottemperando alle prescrizioni di legge in materia di retribuzione dei lavoratori, ma gli amministratori giudiziari appaiono totalmente incuranti della qualità del prodotto da mandare in edicola e delle relazioni sindacali, visto che hanno inspiegabilmente lasciato la gestione dell’azienda nelle mani del direttore generale, che l'ha governata in questi anni portandola al disastro economico-finanziario cui dicono di voler rimediare”.

Gazzetta Mezzogiorno3

Il sindacato dei giornalisti chiede che sia fatta chiarezza una volta per tutte sulla situazione del giornale e auspica una svolta dalla riunione convocata presso la Task Force della Regione il prossimo 22 gennaio: “Oltre ad assicurare la continuità aziendale e la qualità dell’informazione da parte del principale giornale di Puglia e Basilicata, è dovere da parte dei rappresentanti di un organismo dello Stato rispettare i diritti dei giornalisti (e dei poligrafici, ndr), il cui senso di responsabilità ha consentito sinora al giornale di essere in edicola nonostante questi diritti siano stati quotidianamente calpestati da chi è chiamato a governare l’azienda”.

L’allarme per i lettori, al di là delle legittime rivendicazioni da parte di tutti i “frati campanari”, è relativo allo spoiling che - con inclemenza - continua ad essere perpetrato ai danni del Sud. Dopo una serie di patrimoni, più o meno materiali, ci stanno rubando anche uno degli ultimi presidi ‘quotidiani’ della nostra identità meridiana. Stanno provando a soffocare l’ultimo soffio di un mantice vitale alla tenuta in vita del sacro fuoco dell’informazione “autoctona”.

Tocca diventarne tutti “vestali”, e trasfrmarsi - in qualche modo - in veri e propri sacerdoti e sacerdotesse laici. Che al Mezzogiorno, la Gazzetta è rimasta!

(gelormini@gmail.com)

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