Il 2014 appena iniziato è l’anno del redeployment delle forze armate italiane dall’Afghanistan, così come stabilito dal piano approvato dal Parlamento. A capo delle operazioni di logistica per la exit strategy due ufficiali dell’esercito italiano che condividono origini romane e uno che ne condivide il lungo servizio nella Capitale.
Il colonnello Riccardo Sciosci si occupa dell’amministrazione e della logistica del rientro: entro fine febbraio chiuderà anche l’ultima base avanzata, fob (forward operating base) “La Marmora” a Shindand e l’impegno italiano sarà sempre più contenuto e localizzato a Camp Arena, ad Herat.
Spiega il colonnello Sciosci: “Il rientro è un’operazione di grave impegno di uomini e forze. Nel rifinanziamento delle missioni approvato a settembre scorso che ammonta a circa 280milioni di euro, è stato previsto anche il capitolo di spesa per il redeployment del contingente italiano. Il principale responsabile della esecuzione del piano è ITALFOR XXI (su base della Brigata Aosta con sede a Messina) che ha coordinato finora la chiusura delle basi di Farah, Bala Boluk e presto di Shindand movimentando e inviando in patria circa 3000 metri lineari di mezzi e materiali medianti ponti aerei da Herat a Dubai, e navi dedicate che dal porto emiratino rientrano in Italia”.
Per queste operazioni sono state preventivate circa 11 navi, di cui attualmente già 9 sono rientrate in Italia con materiali di valore per specificità ed unicità, mentre le basi e le strutture sono state assegnate alle forze locali con accordi internazionali. I numeri sono imponenti e i costi alti. Si pensi che per ogni nave occorrono dai 30 ai 40 voli. Attualmente la Difesa ha appaltato ad una ditta ucraina il trasporto dei materiali su voli Ilyushin, ogni volo andata e ritorno a pieno carico costa circa 70mila euro. La supervisione di questi trasporti è affidata alla 46esima brigata aerea che si trova ad Al Bateen, nella parte dell’aeroporto internazionale di Abu Dabhi, sotto il comando del colonnello dell’aeronautica militare Nino Monaco che fino a giungo supervisionerà tutto il rientro e che spiega “Grazie agli ottimi rapporti con le autorità locali riusciamo ad avere un’ottima coordinazione di uomini e mezzi per le nostre basi e verso la Patria. Da qui passano tutti i nostri militari e la nostra missione interforze si affida anche alla competenza degli uomini di questa base e uno dei nostri compiti più delicati riguarda i medevac, ovvero le evacuazioni di tipo sanitario”.
Gli uomini, i militari italiani, proprio della loro sicurezza e del loro rientro in patria si occupa un’altro romano doc: il colonnello Carlo Zontilli che guarda già al futuro e alla prossima evoluzione della missione italiana in Afghanistan: “La Resolute Support mission ci permetterà di sviluppare un processo di comunicazione per una visione comune. In questi anni abbiamo cercato di rendere autonomo questo popolo e le sue forze armate. Siamo qui a sostegno dell’Afghanistan e ci stiamo riposizionando, così come ci chiede la missione che abbiamo accolto dalla comunità internazionale, rispettando i tempi e nella massima sicurezza per i nostri uomini. posso affermare che la situazione in questo Paese è migliorata notevolmente e gli afghani hanno molta volontà di imparare anche se hanno un percorso ancora lungo davanti a sé”.
Emma Evangelista
