L’anno che si è concluso era dedicato alla cittadinanza europea. Una cittadinanza che si somma a quella dei singoli Stati di appartenenza e che in qualche modo la completa. Come cittadino ognuno ha il diritto di essere difeso all’estero dal proprio Paese di origine e perché no, anche dall’Unione europea. Ci si chiede allora perché nella vicenda dei due Marò reclusi in India tutto venga ridotto ad una questione bilaterale tra Roma e New Delhi. Salvatore Girone e Massimiliano Latorre sono cittadini europei e come tali dovrebbero essere tutelati da Bruxelles. Specialmente in un momento così grave, quando le autorità indiane ipotizzano il ricorso alla pena di morte per punire i due militari accusati di aver ucciso dei pescatori scambiati per pirati.
I vicepresidenti del Parlamento europeo, Pittella (Pd) e Angelilli (Ncd), hanno fatto sentire la propria voce, chiedendo che l’Ue riveda gli accordi commerciali con l’India. Anche il Vicepresidente della commissione, Antonio Tajani, ha dichiarato che una richiesta di pena di morte sarebbe inammissibile poiché l’Europa è radicalmente contraria a tale misura. Dalla Commissione fanno sapere che ‘stanno seguendo da vicino la situazione’, mentre l’Alta rappresentante per la politica estera dell’Unione, Catherine Ashton, si dice impotente poiché la disputa è bilaterale.
Dall’India rigettano ogni tipo di interferenza comunitaria, di cui non sembrano comunque avere timore. C’è allora da chiedersi se l’Europa abbia o meno una sua identità sulla scena internazionale. Il servizio diplomatico dell’Unione esiste, anche se stenta a decollare, ma si sovrappone a quello dei singoli Stati, che prendono decisioni in maniera unilaterale e in contrapposizione gli uni con gli altri. Ne è un esempio l’intervento francese in Libia, in Mali o nella Repubblica Centroafricana. O la posizione tedesca e inglese rispetto allo spionaggio americano. Con una voce sola ci si fa sentire meglio. L’Europa deve solo decidere che cosa dire.
Tommaso Cinquemani
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