La tanto attesa svolta nell’interminabile vicenda legale, che vede protagonisti loro malgrado Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, potrebbe essere vicina a una soluzione grazie a un escamotage: nei confronti dei due maro’ italiani si rinuncerebbe a invocare la norma che implica automaticamente l’applicazione della pena capitale, pur continuando a fondare l’incriminazione sul discusso Sua Act, la legge del 2002 in materia di sicurezza marittima che appunto la prevede, e sulla cui base si e’ mossa la Nia, la polizia anti-terrorismo indiana. Secondo il quotidiano in lingua inglese ‘The Indian Express’, a suggerire di percorrere tale via sarebbe stato lo stesso procuratore generale Golam E. Vahanvati, nel corso di una riunione a porte chiuse cui hanno partecipato in serata i rappresentanti dei ministeri competenti: Giustizia, Interno ed Esteri.
A sua volta l’agenzia di stampa ‘Pti’ sostiene invece che l’ipotesi sia stata formulata dal ministro dell’Interno, Sushil Kumar Shinde, finora schierato su posizioni piu’ intransigenti rispetto al collega degli Esteri, Salman Kurshid. Su un punto le due versioni comunque concordano: esclusa l’eventualita’ di ritirare ogni riferimento al Sua Act nel suo complesso, nella fattispecie riguardante i due fucilieri di Marina l’accantonamento dello specifico articolo di legge che commina “la pena di morte a chi causa la morte di un’altra persona” sarebbe stata accolta da tutte le parti in causa come la via d’uscita piu’ praticabile per porre fine a un vero e proprio ‘caso’, che per l’India rischia di trasformarsi in un boomerang.
Il tempo del resto per il governo di New Delhi ormai stringe: due giorni fa la Corte Suprema gli ha impartito il termine massimo del 10 febbraio per presentare finalmente i capi d’imputazione a carico di Girone e Latorre, che l’Italia ha nel frattempo chiesto siano autorizzati a rientrare in patria.
ASHTON – “Continuero’ ad avvalermi pienamente di tutti i canali diplomatici a disposizione per esercitare una pressione costante sui miei interlocutori indiani al fine di pervenire ad una soluzione reciprocamente soddisfacente per questo caso”. Lo scrive Catherine Ashton, Alto rappresentante per la politica estera della Ue, in una lettera ai vicepresidenti italiani del Parlamento Europeo, Roberta Angelilli e Gianni Pittella. Ashton, nella lettera, aggiunge: “Nutro ancora serie preoccupazioni, anche perche’ la questione rischia di avere un impatto negativo sugli sforzi profusi dalla Ue e a livello mondiale nella lotta contro la pirateria, che sono per noi di grande importanza”.
Ashton prosegue: “Ho seguito attentamente questo dossier sin dall’inizio, sollevando ogni qualvolta e’ stato possibile con i miei interlocutori indiani per esortarli a trovare rapidamente una soluzione equa nel pieno rispetto della convenzione Onu sul diritto del mare e del diritto internazionale. Anche in occasione delle consultazioni tra tra l’Ue e l’India in materia di politica estera, che hanno avuto luogo a Delhi il 24 genaio, il caso dei marinai italiani e’ stato affrontato”.

