Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani
Presidente Pittella, ieri la conferenza dei presidenti del Parlamento europeo ha deciso di affidare alla Commissione Affari economici il compito di indagare sulle pratiche fiscali dei vari Paesi Ue, perché questa scelta?
“La Commissione preparerà due rapporti, uno con un’analisi della situazione paese per paese, un altro con delle proposte concrete per evitare che in futuro si ripetano scandali come quello lussemburghese”.
Fino ad oggi ogni Stato ha scelto autonomamente le sue politiche fiscali, alcuni con lo scopo di attirare i guadagni dalle grandi multinazionali, come se ne esce?
“La via maestra è l’armonizzazione fiscale all’interno dell’Unione. E’ chiaro che se ogni Paese ha una legislazione fiscale differente si crea una concorrenza sleale tra quegli Stati che fanno sconti e chi invece non li fa”.
Anche il commissario agli Affari economici Moscovici ha detto che farà una sua proposta ad inizio 2015, che cosa ne pensa?
“Siamo molto interessati alle proposte della Commissione. Come socialisti e democratici noi proponiamo uno scambio di informazioni tra Stati, fatto alla luce del sole, sulle imprese che utilizzano scappatoie per pagare meno tasse. Inoltre chiediamo che i nomi di queste società finiscano in una black list. A queste imprese credo sia giusto togliere qualunque tipo di sostegno economico e non da parte dell’Unione europea”.
Non è un deterrente poco incisivo per aziende che risparmiano milioni di euro pagando le tasse in Paesi con regimi fiscali più ‘morbidi’?
“E’ una proposta che fa parte di un pacchetto più ampio di armonizzazione fiscale che stiamo ancora studiando. Ma non bisogna sottovalutare il danno di immagine, perché un consumatore che sa che un’azienda ha pagato in un altro paese le tasse ci pensa due volte prima di comprare un prodotto”.
Crede che tra i 28 Stati ci sia la volontà di arrivare ad una armonizzazione delle politiche fiscali?
“Nel nostro gruppo, quello dei Socialisti e democratici, sicuramente c’è una comunione di intenti. Ora ci deve essere la volontà politica dei governi che devono ratificare le proposte che Parlamento e Commissione faranno. Alcuni Stati potrebbero opporsi visto che traggono vantaggio da questa situazione”.
Stati come il Lussemburgo, l’Olanda e l’Irlanda?
“E’ inutile fare nomi adesso, quando ci saranno proposte concrete gli Stati dovranno uscire alla luce del sole e prendere posizione. Allora vederemo in faccia quali sono i governi e le forze politiche che non vogliono che ci sia equità in Europa”.
Crede che Juncker sia la persona giusta per guidare la Commissione europea in questo momento, visto il suo coinvolgimento nello scandalo LuxLeaks?
“Sull’armonizzazione fiscale Juncker ha preso un impegno solenne e in base a quell’impegno noi lo giudicheremo. Votare la sfiducia avrebbe voluto dire fare cadere una Commissione che si era insediata da quindici giorni e creare un vuoto politico e un rinvio delle decisioni, come quella sul piano da 300 miliardi, che avrebbe solo favorito gli euroscettici”.
Crede che nel 2015 si arriverà ad un accordo?
“Lo spero vivamente. Spero che l’indignazione dei cittadini per lo scandalo lussemburghese spinga certi governanti a non lasciare l’Europa nel discredito”.
