Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Affari Europei » Quote rosa, Costa lancia l’allarme: “Il Pd tuteli le donne”

Quote rosa, Costa lancia l’allarme: “Il Pd tuteli le donne”

“Per le donne è sempre più difficile essere elette. Abbiamo meno potere, meno lobby, meno soldi e meno visibilità. Se non ci danno delle chance in più è difficile parlare di pari opportunità”. L’intervista di Affaritaliani.it a Silvia Costa, eurodeputata Pd

Di Tommaso Cinquemani
europa@affaritaliani.it

Onorevole Costa, che cosa pensa dell’ostruzionismo e dei voti contrari per non far passare la proposta sulla parità di genere?
“E’ un’occasione mancata. Io sono fra coloro che hanno contribuito, quando ero presidente della commissione Pari opportunità, a far modificare l’articolo 51 della Costituzione, quello che prevede che ci sia più effettività per quanto riguarda la rappresentanza di genere. Il problema ora è fare in modo che ci siano reali pari opportunità anche nella rappresentanza in lista e nella possibilità di essere eletti, come è stato per i Comuni”.

In che senso?
“Ritengo che sia stata una delle migliori operazioni che facemmo quella di prevedere che, nel caso di preferenza unica, come appunto nei Comuni, ci sia una seconda preferenza di sesso e genere diverso. Questo ha significato una maggiore possibilità di scelta e anche un aumento delle donne consiglieri comunali”.

Perché non si è trovato un accordo alla Camera sulla parità di genere?
“Evidentemente non c’era la volontà di trovare un accordo nonostante tutte le deputate, di entrambi gli schieramenti, fossero disponibili a rivedere le loro posizioni per giungere ad un accordo. Ci abbiamo sperato fino in fondo, ma invece tutti gli sforzi sono finiti nel nulla”.

Adesso si sta discutendo di introdurre la parità di genere alle Europee, che cosa ne pensa?
“Non sono un tecnico e quindi non so se ci sono le condizioni perché una modifica possa avvenire così sotto le elezioni. A parte questo, i collegi delle Europee hanno le preferenze e quindi mi sembra giusto che, nel caso le preferenze siano tre, ce ne sia almeno una per il sesso femminile. Mentre dove ce ne sono due dovrebbero essere divise equamente. Si discute molto di questo tema, ma al di là del come, l’importante è trovarsi d’accordo che sia necessario garantire una maggiore rappresentanza femminile”.

In ballo c’è anche l’abbassamento della soglia di sbarramento, dal 4 a 3 per cento. Alcuni pensano ad uno scambio, è così?
“Se così fosse sarebbe inaccettabile. Se Lega e FI pensano di avvallare la parità di genere per poi abbassare la soglia di sbarramento al 3%, rispetto al 4% di adesso, si sbagliano. Abbassare la soglia riduce la forza delle grandi famiglie europee e avvantaggia chi è contro l’Europa”.

Perché, secondo lei, i senatori Pd si sono divisi sulla parità di genere?
“Il loro ostruzionismo non mi stupisce affatto. Ma nell’ultima Direzione Pd si è stabilito che nelle liste elettorali ci fossero delle norme antidiscriminatorie. Prendo molto sul serio l’impegno di Renzi che nel suo doppio incarico di premier e segretario ha accettato l’alternanza in lista per le Politiche e di tenere conto anche della presenza di donne capolista alle Europee”.

Secondo lei quanto questo ostruzionismo è giustificato dal fatto che i deputati maschi vogliono essere rieletti?
“E’ di tutta evidenza che chi già detiene delle posizioni è il più ostile ad accettare i cambiamenti. Ma anche per le donne in lista accettare di aprirsi a maggiori presenze femminili può essere svantaggioso, perché si apre una concorrenza maggiore. Ma se non si vuole perpetuare una rappresentanza fortemente maschile bisogna agire e fare qualcosa. Per le donne è sempre più difficile essere elette perché abbiamo meno potere, meno lobby, meno soldi e meno visibilità. Se non si danno delle chance in più è difficile parlare di pari opportunità”.