Indipendenza addio. La Gran Bretagna si scopre più fragile di quello che pensava. Gli ultimi dati sulla capacità del Paese di provvedere al proprio sostentamento energetico ed alimentare hanno messo il governo Cameron in allarme.
La Gran Bretagna nel 2013 ha importato il 47% dell’energia consumata, un massimo storico che segna una radicale inversione di tendenza avvenuta in meno di un decennio, dal momento che ancora nel 2004 il Regno Unito era un esportatore netto di energia. E’ quanto emerge da dati pubblicati sul sito internet dell’Ufficio Nazionale di Statistica britannico.
Dai dati la Gran Bretagna risulta importatore netto della maggior parte delle fonti di energia, dal carbone al gas naturale. E non sembra rassicurante che le esportazioni di greggio proseguano, dal momento che i giacimenti del Mare del Nord hanno raggiunto il picco produttivo nel 1999 e hanno da quel momento cominciato a esaurirsi.
Non solo, il carbone risulta la prima fonte di elettricità, con circa 125 Terawatt/ora, seguita dal gas (circa 100 terawatt/ora), con un utilizzo di rinnovabili (poco più’ di 50 terawatt/ora, il 15% del totale) inferiore rispetto a paesi come la Germania o l’Italia, e un programma nucleare che langue dal picco del 1998, a causa della chiusura di diversi reattori. Ciò’ spiega gli sforzi del premier David Cameron per creare un’industria dello shale gas sul modello degli Stati Uniti e far ripartire il settore nucleare con il progetto Hinkley Point C, divenuto controverso a causa del progressivo aumento dei costi.
La dipendenza energetica di Londra ha inoltre implicazioni geopolitiche non trascurabili, dato che il 40% del carbone consumato dal Paese arriva dalla Russia. I principali fornitori di gas naturale della Gran Bretagna sono invece la Norvegia e il Qatar.
Ma Londra non dipende dall’estero solo per l’energia. L’associazione degli agricoltori inglesi ha pubblicato un report nel quale si afferma che nel giro di una generazione le campagne britanniche non saranno più in grado di produrre il cibo necessario al sostentamento della popolazione.
Londra dovrà quindi importare dall’estero la metà delle derrate alimentari. I motivi di questo disequilibrio sono un aumento della popolazione e una diminuzione della produttività del suolo.
Questa incapacità di produrre cibo porterà la Gran Bretagna a dipendere da altri Paesi, come già fa per l’energia. Una situazione che espone il Paese alle fluttuazioni del prezzo delle derrate, alle crisi geopolitiche e cambiamenti climatici.

