Il progetto South Stream è “finito”. Lo ha dichiarato l’ad di Gazprom, Alexei Miller, in una conferenza stampa a Mosca. La decisione arriva dopo le parole di Putin che ha citato “ostacoli” al progetto da parte della Ue. Miller ha aggiunto che Gazprom costruirà una nuova pipeline in Turchia, che transiterà anche per l’Ucraina e sarà capace di portare circa 50 miliardi di metri cubi di gas alla frontiera con la Grecia.
Putin, durante il suo viaggio ad Ankara, aveva detto che la posizione dell’Ue sul gasdotto South Stream “non è costruttiva”. Putin ha riconosciuto che non è possibile andare avanti con il progetto del gasdotto, a causa dell’opposizione della Bulgaria. “Non avendo ancora ricevuto l’autorizzazione da Sofia, crediamo che nella situazione attuale la Russia non può continuare con la realizzazione del progetto”, ha affermato il presidente russo, annunciando di aver offerto alla Turchia uno sconto sulle forniture a partire dal 2015.
Ed è proprio alla Turchia che oggi Mosca guarda come alleato regionale, anche in chiave anti Ue. “Abbiamo perso una occasione”, sussurrano a Bruxelles che da troppi anni ha fatto attendere Ankara alle porte dell’Ue.
“L’abbandono da parte della Russia del progetto del gasdotto South Stream, conferma la necessità per l’Unione Europea di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento”, sostiene Kristalina Georgieva, vicepresidente della Commissione Ue. “La decisione della Russia di fermare South Stream e il modo in cui è stato deciso – ha detto – conferma come la diversificazione delle fonti di approvvigionamento sia importante per l’Europa”.
“Abbiamo preso nota della decisione di Gazprom di fermare South Stream. La nostra posizione non cambia. I gasdotti in Europa devono essere costruiti e gestiti in linea con le regole Ue”, ha invece spiegato la portavoce della Commissione Ue per le questioni energetiche. “Analizzeremo la situazione nel Sud Est dell’Europa e cercheremo di accelerare la costruzione di interconnettori nella regione per meglio integrarla con la rete europea”.
