Fmi: "L'escalation sui dazi è un rischio per la crescita". E il Pil non ingrana: riviste al ribasso le stime per l'Italia a +0,7%
Le sfide commerciali del 2025 sono state compensate dal boom degli investimenti in tecnologia e intelligenza artificiale
Il Fondo Monetario Internazionale rivede al ribasso le stime sul Pil italiano: nel 2026 crescita prevista allo 0,7% per effetto dei dazi, rispetto allo 0,8% di ottobre
Secondo l’aggiornamento di gennaio del World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale (FMI), le prospettive di crescita per l’Italia nel 2026 sono state leggermente riviste al ribasso. Dopo il +0,5% del 2025, il PIL italiano è previsto crescere dello 0,7%, rispetto allo 0,8% stimato a ottobre. La crescita dovrebbe mantenersi stabile allo 0,7% anche nel 2027, con un lieve rialzo dello 0,1% rispetto alle previsioni precedenti del Fondo. A livello globale, invece, la crescita resta sostenuta. Il FMI prevede un’espansione mondiale del 3,3% nel 2026 e del 3,2% nel 2027, in linea con il 3,3% registrato nel 2025, con una leggera revisione al rialzo rispetto alle stime di ottobre.
Quanto al Pil dell'Eurozona, secondo il Fondo Monetario internazionale dovrebbe crescere dell'1,3% nel 2026 e dell'1,4% nel 2027, al rialzo dello 0,1% le stime di ottobre per quest'anno. L'Europa, osserva tuttavia il Fondo, beneficia in misura più limitata del boom degli investimenti tecnologici rispetto agli Stati Uniti e continua a scontare venti contrari strutturali, dal costo dell'energia alla debolezza del manifatturiero. Migliorano invece le prospettive per Berlino e Parigi. L'economia tedesca, dopo il +0,2% fatto registrare nel 2025, dovrebbe crescere dell'1,1% nel 2026, con una revisione positiva dello 0,2% rispetto alle stime di ottobre, e accelerare all'1,5% nel 2027. Per la Francia, si prevede una crescita dell'1% nel 2026 (0,1% in più rispetto a ottobre) e dell'1,2% nel 2027.
“Lo shock dei dazi e i cambiamenti nelle politiche commerciali non hanno affossato la crescita globale, ma la resilienza mostrata finora è concentrata in pochi settori e segnala alcune vulnerabilità”, ha spiegato l’economista capo del FMI, Pierre-Olivier Gourinchas. In particolare, "le sfide commerciali del 2025 sono state compensate dai venti favorevoli derivanti dal boom degli investimenti in tecnologia e intelligenza artificiale, trainati soprattutto da Nord America e Asia". Inoltre, sebbene l'economia globale sembri "scrollarsi di dosso le perturbazioni commerciali e tariffarie del 2025", ciò non significa che non abbiano avuto alcun impatto.
I rischi geopolitici e l'ulteriore aumento delle tensioni commerciali rappresentano uno dei rischi principali - tra i più pressanti per l'economia globale. Gourinchas, in conferenza stampa a Bruxelles, ha precisato che le proiezioni nel nuovo World Economic Outlook "si fondano sull'ipotesi che il livello dei dazi resti invariato". Guardando al futuro, l'eventualità di un'escalation sui dazi e nelle tensioni geopolitiche rappresenta "un rischio rilevante, che potrebbe incidere in modo significativo sulla crescita". Inoltre, "l'indipendenza delle banche centrali resta fondamentale per la stabilità monetaria e finanziaria e per la crescita economica, tutelando la credibilità della politica monetaria e l'ancoraggio delle aspettative di inflazione".