Manager/ Ryanair, chi è il Ceo Michael O’Leary: l’uomo che ha messo le ali low cost all’Europa

Dalle campagne irlandesi al ponte di comando di Ryanair: una crescita costruita sul modello low cost e una comunicazione senza filtri. Il ritratto

di Rosa Nasti
Ryanair, Michael O'Leary. Foto Lapresse
Economia

Manager/ Chi è il Ceo O’Leary, l’uomo che ha cambiato il modo di volare in Europa

Quando si parla di voli low cost, un nome spicca su tutti: Michael O’Leary. Da oltre trent’anni al timone di Ryanair, è l’uomo che ha rivoluzionato il modo di volare nel Vecchio Continente. Schietto, irriverente, allergico ai fronzoli. O’Leary è uno di quei personaggi che non passano mai inosservati. Ha fatto scelte forti, si è preso parecchie critiche, ma i risultati sono lì da vedere, ed è ancora sulla cresta dell’onda.

Nato nel 1961 in Irlanda, in una famiglia di agricoltori dell’ovest del Paese, O’Leary non sembrava destinato all’alta quota. Dopo il collegio gesuita Clongowes Wood e una laurea in contabilità al Trinity College di Dublino, ha iniziato come commercialista. Ma la vera svolta arriva quando incontra Tony Ryan, fondatore di Ryanair. Prima consulente, poi dentro l’azienda, scala rapidamente i vertici: direttore finanziario nel 1988, CEO nel 1994, a soli 33 anni. Da lì, prende in mano una piccola compagnia regionale e la trasforma nella più grande compagnia aerea europea per passeggeri trasportati.

Il suo piano era semplice (almeno sulla carta): tagliare i costi, semplificare tutto e vendere biglietti a prezzi stracciati. Il volo è solo il volo, tutto il resto bagaglio (inizialmente permettevano di portarne gratuitamente due) posto e cibo si paga a parte. Nessun lusso, zero sprechi, massima efficienza. Un modello vincente, che ha fatto decollare Ryanair in tutta Europa, anche se non senza turbolenze. In passato la compagnia è stata spesso accusata di essere troppo rigida con i clienti e poco attenta al benessere dei dipendenti. Basti pensare che, fino a qualche anno fa, gli assistenti di volo dovevano pagarsi formazione, divise e persino i pasti.

Col tempo, però, qualcosa è cambiato. Dal 2014 in poi, O’Leary ha avviato una sorta di "ammorbidimento", più flessibilità sul bagaglio, posti assegnati, accordi con i sindacati. Non ha stravolto il modello, ma ha capito che un’esperienza meno ostile poteva far bene anche al business. Ma forse, oltre al metodo professionale, è quello personale del ceo a essere inconfondibile.

O’Leary non ha peli sulla lingua. È infatti noto per le sue uscite provocatorie, spesso colorite, sempre molto dirette. Nel 2024 ha preso di mira Boeing per i ritardi nelle consegne dei nuovi aerei, e nel 2025 ha definito “comunista pazzo” un ministro spagnolo colpevole, secondo lui, di nuove tasse aeroportuali. Un modo di comunicare divisivo, certo, ma sempre efficace.

Anche il 2025 è partito col botto per O’Leary: Ryanair ha chiuso il primo trimestre fiscale con un utile netto in crescita del 128%. Numeri da record, ma lui resta con i piedi per terra. Tra dazi, instabilità geopolitica e costi in salita, le turbolenze, avverte, non mancheranno. E per il 2026 preferisce non sbilanciarsi troppo. Per l’estate 2025 intanto sono previste oltre 160 nuove rotte, in gran parte in Europa.

L’orizzonte resta quello del corto e medio raggio: il lungo raggio, dice, "non conviene". Ryanair ha anche ordinato centinaia di nuovi Boeing 737, più efficienti nei consumi, per sostenere l’espansione. L’obiettivo è sempre lo stesso: volare spesso, volare bene e soprattutto low cost.

Ma non è finita qui. "Voglio eliminare questa piaga", ha dichiarato in una recente intervista il CEO di Ryanair, annunciando l’intenzione di introdurre un incentivo fino a 80 euro per i dipendenti che individuano a bordo bagagli a mano più grandi del consentito. Un'altra trovata tagliata su misura per la sua filosofia: regole chiare, tolleranza zero e attenzione maniacale ai costi.

Fuori dal lavoro, O’Leary è molto più riservato. Sposato dal 2003 con Anita Farrell, ex dirigente bancaria, ha quattro figli e vive in Irlanda. Niente social, zero vita mondana, profilo basso. Forse è nel mondo degli affari che O’Leary ama far parlare di sé più che altrove. Nel 2024 ha incassato un premio da oltre 100 milioni di euro, legato ai risultati aziendali, una cifra che ha sollevato più di un sopracciglio.

Ma lui, com’è nel suo stile, ha replicato senza troppi giri di parole. "I calciatori prendono mezzo milione a settimana e nessuno fa una piega," ha detto al Telegraph tempo fa. "Ma se un manager che guida un’azienda seria con più di 20mila dipendenti guadagna 5 o 10 milioni, allora diventa un problema."

Insomma Michael O’Leary è uno che lascia il segno. Ha stravolto le regole del gioco nell’aviazione europea, ha creato un modello copiato (e discusso) in tutto il mondo, e ancora oggi continua a guidare Ryanair con la stessa grinta di trent’anni fa. Può piacere o no, ma senza di lui, volare in Europa non sarebbe mai diventato così accessibile. E probabilmente neanche così polemico.

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