Petrolio, gas, terre rare e non solo: il nuovo oro del Venezuela passa dai tribunali. Come gli Usa di Trump possono guadagnarci

La lista delle aziende che hanno aperto un contenzioso con il Venezuela, o che in passato l’hanno vinto, è in crescita, specialmente dopo l’arresto di Maduro

di Enrico Verga
Esteri

Valorizzare il Venezuela subito si può: ecco come. L'analisi

Con l’arresto del presidente Maduro e consorte per il Venezuela, ricco di petrolio, si potrebbe aprire una nuova era. Trump ha chiaramente indicato nel petrolio un vantaggio per gli Stati Uniti e in particolare per le compagnie dell’industria energetica ed estrattiva. Tuttavia il petrolio venezuelano, sia come composizione chimica che depositi, potrebbe rivelarsi una sfida per le aziende americane. L’immediata valorizzazione del cambio di presidente potrebbe orientarsi verso un approccio più legale. Facciamo il punto.

Dottrina Monroe 2.0 e petrolio

L’inizio di questo nuovo periodo per il Venezuela è stato accompagnato da uno storytelling che mescola tematiche legate alla repressione del commercio della droga, petrolio e Dottrina Monroe. L’idea che Trump inonderà il mercato petrolifero globale con il greggio venezuelano è poco realistica, specialmente sul medio termine. Ci vorranno anni per ammodernare e integrare l’infrastruttura petrolifera venezuelana nel sistema americano. L’infrastruttura petrolifera del Venezuela è talmente degradata da anni di incuria, e il suo ambiente imprenditoriale così difficile da gestire a causa di decenni di corruzione e cattiva governance, che l’entità degli investimenti necessari per rilanciare produzione, raffinazione ed esportazioni è enorme: le stime superano superano i 100 miliardi nell’arco di 15 anni.

Non è chiaro da dove possano giungere questi soldi. Il Venezuela è in bancarotta e, in assenza di garanzie di sicurezza o finanziarie da parte degli Stati Uniti, è improbabile che ottenga improvvisamente accesso a credito abbondante e a basso costo. Quanto al settore privato, sebbene all’indomani dell’operazione il presidente statunitense Donald Trump abbia dichiarato che le grandi compagnie petrolifere americane sarebbero entrate, “avrebbero speso miliardi di dollari, riparato l’infrastruttura gravemente danneggiata, l’infrastruttura petrolifera, e iniziato a far guadagnare il Paese”, quelle stesse aziende finora sono rimaste significativamente silenziose sui loro piani.

Un ex dirigente di Chevron, l’unica grande compagnia americana che mantiene ancora operazioni nel Paese, ha ipotizzato la possibilità di raccogliere 2 miliardi di dollari per ulteriori investimenti in Venezuela. Ma le major, almeno per ora, stanno aspettando maggiore chiarezza.

Come valorizzare il Venezuela nel breve termine

Considerato che il settore estrattivo, dal petrolio ai minerali, richiederà tempo e investimenti, è importante comprendere come Trump possa “portare a casa” un successo spendibile per il suo elettorato e le aziende americane. La rimozione del presidente Nicolás Maduro da parte di Trump potrebbe influenzare i procedimenti dei tribunali internazionali e garantire un notevole guadagno alle aziende americane ricorrenti.

Poche settimane prima dell’operazione militare statunitense in Venezuela, il colosso energetico americano Halliburton ha intentato una causa insolita presso un tribunale internazionale, sostenendo che il governo venezuelano le dovesse un risarcimento per i danni subiti a causa delle sanzioni statunitensi contro il Paese.

Un altro procedimento separato contro il Venezuela è portato avanti da un’altra multinazionale dei combustibili fossili, nel cui consiglio di amministrazione siede un magnate del petrolio la cui famiglia ha fornito ingenti contributi finanziari ai Repubblicani e a cause conservatrici. Un membro della famiglia ha versato decine di migliaia di dollari a un comitato politico concentrato sulla rielezione del presidente Donald Trump nel 2024.

Nel complesso, il Venezuela deve affrontare nove cause pendenti avviate da investitori e grandi aziende, che denunciano danni finanziari legati alla nazionalizzazione delle industrie statali, alle sanzioni internazionali e all’instabilità politica. Questi casi sono arbitrati presso il Centro Internazionale per la Risoluzione delle Controversie sugli Investimenti della Banca Mondiale, un organismo spesso criticato per privilegiare gli interessi degli investitori rispetto a quelli degli Stati sovrani, in particolare dei Paesi in via di sviluppo. Nel 17% di tali procedimenti, lo Stato ospitante è stato costretto a raggiungere un accordo transattivo.

Un governo venezuelano “sostenuto” dagli Stati Uniti potrebbe chiudere tali procedimenti con accordi transattivi o non difendere adeguatamente la propria posizione in tribunale, utilizzando le risorse del Venezuela per riconoscere alle aziende risarcimenti pari a centinaia di milioni di dollari.

Venezuela contro il mondo in corte

La lista delle aziende che hanno aperto un contenzioso con il Venezuela, o che in passato l’hanno vinto, è in crescita, specialmente dopo l’arresto di Maduro. Il conglomerato del gas naturale The Williams Companies chiede un risarcimento per un contratto contestato e per la nazionalizzazione delle infrastrutture dei combustibili fossili avvenuta in Venezuela nei primi anni Duemila.

Nel consiglio di amministrazione di Williams siede Scott Sheffield, la cui famiglia ha donato oltre 6 milioni di dollari negli ultimi 15 anni, principalmente a cause conservatrici e a candidati repubblicani. Ciò include donazioni per un valore di 165.200 dollari effettuate nel 2024 dal figlio di Sheffield, Bryan, al Comitato Nazionale Repubblicano, secondo i dati della Federal Election Commission elaborati dal gruppo di vigilanza Public Citizen.

Tali donazioni erano destinate al “Trump 47 Committee”, un comitato congiunto di raccolta fondi a sostegno della campagna di Trump per il 2024.

Altre aziende con cause pendenti contro il Venezuela per la nazionalizzazione dei loro asset e per altre interruzioni delle attività commerciali includono il colosso alimentare Kellogg’s, il gruppo del cemento e delle costruzioni Holcim, il conglomerato del packaging Smurfit e Gold Reserve, un gruppo minerario i cui principali investitori includono tre società di investimento statunitensi.

La società irlandese Smurfit, quotata alla Borsa di New York, ha vinto lo scorso anno un arbitrato da 469 milioni di dollari contro il Venezuela per la confisca dei suoi beni nel Paese nel 2018 e ha successivamente presentato ulteriori richieste di risarcimento.

Già in passato aziende statunitensi e di altri Paesi occidentali hanno fatto causa al governo venezuelano nei tribunali arbitrali internazionali, per proprietà espropriate e debiti non saldati. Nel 2019, il colosso statunitense del petrolio e del gas ConocoPhillips ha ottenuto quasi 9 miliardi di dollari dal tribunale arbitrale della Banca Mondiale, dopo che l’ex presidente venezuelano Hugo Chávez aveva nazionalizzato gli asset petroliferi della società quasi 18 anni prima. Nel 2021, invece, Koch Industries ha vinto una causa da 444 milioni di dollari contro il Venezuela per l’espropriazione della sua attività nel settore dei fertilizzanti, effettuata da Chávez nel 2010. Tuttavia il cambio di leadership in Venezuela potrebbe accelerare queste azioni legali.

Il caso Halliburton

La causa intentata da Halliburton richiede un risarcimento per circa 200 milioni di dollari di perdite che l’azienda sostiene di aver subito tra il 2016 e il 2020, quando ha iniziato a ridurre e poi cessare le operazioni nel Paese per conformarsi alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, introdotte per la prima volta nel 2005 e inasprite nel 2017 e nel 2020. Tuttavia, Halliburton attribuisce tali perdite all’instabilità interna del Venezuela e chiede ora che sia il Paese a pagare.

L’uscita dell’azienda dal mercato è stata la conseguenza diretta delle sanzioni statunitensi imposte al Venezuela nel 2017 e nel 2020, e non della nazionalizzazione da parte dello Stato. Halliburton attribuisce le perdite finanziarie subite sia alle sanzioni statunitensi sia ai fallimenti delle politiche venezuelane, ma ha deciso di citare in giudizio esclusivamente il Venezuela per ottenere un risarcimento.

Sebbene il Venezuela si sia ritirato nel 2012 dal trattato internazionale che rende vincolanti le regole arbitrali della Banca Mondiale, il Paese è stato comunque costretto a partecipare a questi procedimenti e a rispettarne le decisioni.

Un’argomentazione legale di questo tipo è, a quanto risulta, rara nei tribunali arbitrali, e alcuni analisti finanziari hanno sostenuto che questa mossa indicherebbe che Halliburton si aspettasse potenzialmente un’operazione militare in Venezuela volta a insediare un governo più favorevole, disposto a raggiungere un accordo per compensare integralmente l’azienda.

Alleati del Partito Repubblicano hanno citato direttamente Halliburton come una delle compagnie energetiche che potrebbero investire in Venezuela per “ricostruire il Paese” dopo un cambio di regime, come ha dichiarato a Fox News a dicembre l’ex segretario di Stato statunitense Mike Pompeo.

La società di servizi energetici Halliburton gestisce infrastrutture per la perforazione petrolifera in tutto il mondo, tra cui la piattaforma offshore Deepwater Horizon, coinvolta nel disastro petrolifero del Golfo del Messico del 2010, che causò vittime e gravi danni ambientali.

Dagli anni quaranta, l’azienda è impegnata nell’estrazione delle ingenti riserve petrolifere del Venezuela. Halliburton ha già beneficiato in passato di operazioni statunitensi di cambio di regime. Nel 2003, il vicepresidente Dick Cheney, ex amministratore delegato della società, contribuì all’avvio della guerra in Iraq. Dopo il cambio di regime sostenuto dall’esercito, l’ex datore di lavoro di Cheney ottenne contratti estremamente redditizi con la nuova forza di occupazione statunitense per la gestione della produzione energetica del Paese.

Per quanto le altre cause legali aperte rappresentino un tipo di valorizzazione immediata, rispetto all’industria estrattiva venezuelana, il caso Halliburton, con la sua peculiare posizione, potrebbe creare un ulteriore precedente sfruttabile da altre aziende.

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