Amazon di nuovo sotto i riflettori della Procura di Mliano: ipotesi evasione per centinaia di milioni
Perquisizioni negli uffici milanesi e nelle abitazioni di sette manager. La società: "Azioni aggressive e del tutto sproporzionate"
Amazon di nuovo sotto i riflettori della Procura di Mliano: ipotesi evasione per centinaia di milioni
Una presunta "stabile organizzazione occulta" in Italia, capace di produrre redditi mai dichiarati al fisco. È questa l’ipotesi su cui sta lavorando la Procura di Milano in un nuovo filone d’inchiesta che riporta Amazon sotto la lente della magistratura per una presunta evasione fiscale stimata in alcune centinaia di milioni di euro.
Nella giornata di giovedì la Guardia di Finanza di Monza, su delega del pm Elio Ramondini – già titolare del fascicolo “madre” in cui al gruppo viene contestato il mancato versamento dell’Iva per 1,2 miliardi di euro – ha effettuato acquisizioni documentali negli uffici milanesi della multinazionale in via Monte Grappa. Le Fiamme Gialle hanno inoltre raccolto dispositivi informatici nelle abitazioni di sette manager, al momento estranei all’indagine, e nella sede della società di consulenza Kpmg.
La reazione di Amazon: "La nostra azienda oggetto di azioni aggressive e sproporzionate"
Dura la replica dell’azienda. "È sorprendente e profondamente preoccupante - afferma Amazon - che, mentre siamo attivamente impegnati in un dialogo trasparente con le autorità fiscali italiane per ottenere chiarezza su questioni tecniche complesse, la nostra azienda e i nostri dipendenti continuino a essere oggetto di azioni aggressive e del tutto sproporzionate da parte della Procura". La società ribadisce di "pagare tutte le tasse dovute in Italia" e di essere "uno dei primi 50 contribuenti del Paese".
Il nuovo filone, il terzo coordinato dal pm Ramondini, nasce dalle dichiarazioni di un “whistleblower”, un dirigente ascoltato insieme ad altri testimoni nel primo procedimento, ormai vicino alla definizione. A queste rivelazioni si sono aggiunti ulteriori accertamenti che avrebbero consentito di individuare l’esistenza di una sede operativa stabile e permanente in Italia dal 2019 fino all’agosto 2024.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la società lussemburghese Amazon Eu sarl – principale entità del gruppo per le attività europee – avrebbe gestito direttamente il business marketplace in Italia. In seguito, dopo aver dichiarato l’esistenza di una “stabile organizzazione”, la società ha inglobato Amazon Service Europe e ha trasferito formalmente sotto la propria struttura i 159 dipendenti di Amazon Italia Service, account manager incaricati di promuovere la piattaforma presso i grandi venditori. Nel frattempo sarebbe stata regolarizzata la posizione fiscale.
Tuttavia, fino al 31 luglio di due anni fa, l’attività italiana sarebbe stata gestita integralmente dalla società lussemburghese, che avrebbe qualificato i dipendenti della branch italiana come figure “a mero supporto”. Una configurazione considerata “a rischio” anche in una consulenza fiscale di Kpmg, elemento che ha contribuito all’apertura dell’indagine sul presunto mancato versamento delle imposte dirette per cinque anni.
Verso la chiusura delle indagini per il mancato versamento dell'Iva
Intanto si avvicina alla chiusura la tranche relativa al mancato versamento dell’Iva, che vede iscritti nel registro degli indagati una società del gruppo e una manager. Sul piano tributario, lo scorso dicembre, il gruppo fondato da Jeff Bezos ha raggiunto un accordo con l’Agenzia delle Entrate versando 511 milioni di euro.
Dal primo procedimento penale è poi scaturita un’ulteriore inchiesta milanese per “contrabbando per omessa dichiarazione”, che coinvolge oltre al gruppo dell’e-commerce anche una settantina di presunti “prestanome”, indicati come una rete di venditori di prodotti importati dalla Cina. Un intreccio investigativo che continua ad allargarsi e che mantiene alta la tensione tra il colosso americano e la magistratura milanese.
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