Bayer, a Milano 49 licenziamenti: sciopero e presidio davanti ad Assolombarda
Per la prima volta in 125 anni di presenza in Italia il colosso farmaceutico avvia una procedura di licenziamento collettivo
Bayer, a Milano 49 licenziamenti: sciopero e presidio davanti ad Assolombarda
A Milano la crisi di Bayer entra in una fase nuova e più dura. Dopo anni di riduzione dell’organico attraverso accordi e incentivi all’uscita, il gruppo farmaceutico tedesco avvia per la prima volta in 125 anni di presenza in Italia una procedura di licenziamento collettivo. I tagli riguardano 49 lavoratori della divisione Pharma, tra cui 45 informatori scientifici e quattro impiegati della sede milanese di viale Certosa.
Negli ultimi anni Bayer ha già più che dimezzato la propria forza lavoro nel nostro Paese, passata da circa 1.300 dipendenti agli attuali 620. Una presenza storica, celebrata anche con un francobollo e un annullo filatelico, che oggi si scontra con una riorganizzazione giudicata drastica dai sindacati. Secondo quanto riferito dalle organizzazioni dei lavoratori, alla base della decisione ci sarebbe la soppressione della linea cardiovascolare, ritenuta non più sostenibile sul piano economico.
Bayer, le richieste dei sindacati
In particolare, l’azienda indica il ridimensionamento del fatturato legato a Xarelto, penalizzato dall’ingresso anticipato dei farmaci generici, come uno dei principali fattori di squilibrio. Una motivazione che non convince la Filctem-Cgil Milano, che chiede un cambio di rotta immediato. “Chiediamo a Bayer di rivedere le proprie posizioni e di aprire un confronto reale”, spiega al quotidiano Il Giorno Carmelo Razzano della Filctem-Cgil milanese. “Si tratta di personale con una elevata professionalità – sottolinea – ma che per l’età media, superiore ai 55 anni, pur essendo lontano dalla pensione è difficilmente ricollocabile nel mondo del lavoro”.
La procedura, che non prevede il ricorso agli ammortizzatori sociali, è stata respinta dalle assemblee dei lavoratori di Milano, Roma e Catania. Da qui la decisione di proclamare otto ore di sciopero, con un presidio fissato per oggi davanti alla sede di Assolombarda, dove è in programma un incontro tra le parti.
La vertenza milanese si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà per la multinazionale tedesca. Da anni Bayer è alle prese con le conseguenze dell’acquisizione della statunitense Monsanto, al centro di una raffica di azioni legali negli Stati Uniti per presunti effetti cancerogeni del glifosato. Dal 2018, anno dell’operazione, il gruppo è esposto a un’ondata di cause e richieste di risarcimento che hanno già comportato costi enormi, con ripercussioni anche sulle altre attività del colosso farmaceutico.
Le Rsu: "Non si capisce la motivazione dei licenziamenti"
La manifestazione di questa mattina ha segnato l’avvio delle otto ore di sciopero proclamate da Filctem-Cgil Milano, Rsu e lavoratori della divisione Pharma, in concomitanza con l’incontro previsto nell’ambito della procedura. “Questa procedura riguarda 49 famiglie che perderanno un’entrata sicura e noi non ne capiamo la motivazione”, ha spiegato Laura Zangara della Rsu, chiedendo di ridurre i numeri dei licenziamenti e di accompagnare i colleghi verso la pensione senza creare problemi sociali. Dai sindacati fanno sapere che quella odierna è la prima di tre giornate di sciopero già confermate, con altre due mobilitazioni previste il 14 e il 21 gennaio, in attesa degli sviluppi delle trattative.
Majorino (Pd): "Chiediamo un intervento di Regione Lombardia"
Al presidio era presente anche una delegazione del Partito democratico lombardo. “Siamo qui per portare il sostegno del Gruppo regionale del Pd e di tutta la comunità democratica, solidale con chi rischia di perdere il lavoro”, ha dichiarato Pierfrancesco Majorino, capogruppo regionale del Pd, sottolineando in particolare la condizione dei lavoratori con elevata anzianità e professionalità, difficilmente ricollocabili. Majorino ha inoltre chiesto un intervento della Regione Lombardia, parlando di una gestione “scandalosa” della vertenza e dell’assenza di proposte alternative ai licenziamenti, ribadendo la vicinanza politica e istituzionale ai lavoratori coinvolti.
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