Chi è Carmelo Cinturrino, l'agente di polizia accusato di aver "sparato coscientemente per uccidere" un pusher a Rogoredo

Il profilo dell’agente del commissariato Mecenate al centro dell’inchiesta. Quaranta arresti nell'ultimo, la menzione da Gabrielli. Ma anche le pericolose frequentazioni, l'ombra del pizzo, i metodi violenti e il condizionamento dei colleghi più giovani

di Giorgio d'Enrico
Milano

Chi è Carmelo Cinturrino, l'agente di polizia accusato di aver "sparato coscientemente per uccidere" un pusher a Rogoredo

Carmelo Cinturrino è accusato di omicidio volontario perché "ha cagionato la morte di Mansouri mediante l'esplosione di un colpo di pistola, coscientemente e volontariamente diretto alla sagoma della vittima, in assenza di qualsivoglia causa di giustificazione". È quanto si legge nel provvedimento di fermo firmato dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia. I fatti riguardano l'indagine per omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, pusher 28enne ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo.

Secondo quanto riportato nel decreto, Mansouri sarebbe stato colpito "mentre cercava una via di fuga, ancorché in un primo momento avesse minacciato, da circa trenta metri, il lancio di una pietra, e avesse minacciato i poliziotti da una distanza incompatibile con la concreta possibilità di colpirli". Nel fermo si parla anche di "un quadro allarmante dei metodi di intervento di Cinturrino, detto 'Luca' nella piazza della droga, durante le operazioni di contrasto allo spaccio nei boschi di Rogoredo" e di una "pregressa conoscenza" tra l’agente e la vittima, la cui natura "non appare allo stato chiarita". Circostanze che, secondo i pm, "provenendo da fonti diverse e certamente non suscettibili di reciproca contaminazione, delineano un quadro significativamente allarmante sulle potenzialità criminali dell'indagato".

Chi è l’assistente capo del commissariato Mecenate indagato per omicidio volontario

Quarantadue anni, assistente capo in servizio al commissariato di via Mecenate, Cinturrino è stato fermato all’alba del 23 febbraio mentre era in ufficio dagli investigatori della Squadra Mobile. Il provvedimento, disposto per pericolo di fuga, lo indica come "gravemente indiziato" dell’omicidio volontario del 28enne marocchino ucciso il 26 gennaio nel boschetto della droga di Rogoredo. Considerato una delle figure più esperte della squadra operativa, Cinturrino aveva rivendicato davanti al pm la sua profonda conoscenza dell’area. Con una quarantina di arresti nell’ultimo anno e quattro solo dall’inizio del 2026, aveva ottenuto riconoscimenti ufficiali, tra cui una menzione dell’allora capo della Polizia Franco Gabrielli nel 2017. Secondo alcune testimonianze raccolte nell’inchiesta, però, la sua lunga esperienza lo avrebbe reso una figura dominante, capace di condizionare i colleghi più giovani.

La presunta vicinanza di Cinturrino ai pusher del Corvetto

Nel corso delle indagini sono emersi ulteriori elementi che gli inquirenti stanno verificando. Tra le ipotesi al vaglio vi sarebbe una presunta vicinanza di Cinturrino ad alcuni pusher attivi in uno stabile Aler di via Mompiani, in zona Corvetto, dove la compagna dell’agente svolge il ruolo di custode. In quell’ambiente l’assistente capo sarebbe stato conosciuto con il nome di "Luca" e, secondo testimonianze ancora da riscontrare, alcuni spacciatori avrebbero potuto operare indisturbati in cambio di somme di denaro. Da alcuni giorni, nell’abitazione non risulterebbe più presente nessuno.

Negli interrogatori, inoltre, i quattro agenti indagati insieme a lui avrebbero riferito di episodi di arresti ritenuti forzati, interventi evitati e modalità operative giudicate aggressive nei controlli. I colleghi più giovani avrebbero anche dichiarato di essersi sentiti condizionati dall’esperienza e dalla personalità del collega più anziano, al punto da non opporsi o non intervenire in determinate circostanze.

La pistola replica e il ritardo nei soccorsi di Mansouri

L’impianto accusatorio si fonda anche sugli accertamenti tecnico-scientifici. Mansouri è stato colpito alla testa sopra l’orecchio destro. La pistola trovata accanto al corpo si è rivelata una replica a salve di Beretta 92 con tappo rosso. Sull’arma non sono state trovate tracce di Dna della vittima ma solo quelle dell’assistente capo. Secondo la ricostruzione al vaglio della Procura, l’arma sarebbe stata collocata accanto al corpo in un secondo momento.

Cinturrino aveva parlato di legittima difesa, sostenendo di aver sparato per "paura" dopo che la vittima gli avrebbe puntato contro una pistola. Gli inquirenti stanno verificando anche il ritardo nei soccorsi: la chiamata al 118 sarebbe partita 23 minuti dopo lo sparo. I sanitari avrebbero trovato Mansouri ancora in vita; secondo il consulente della parte civile, un intervento più tempestivo avrebbe potuto offrire una possibilità di sopravvivenza.

Il possibile movente: il pizzo chiesto quotidianamente da Cinturrino

L’inchiesta si sta concentrando anche sul possibile movente. Diverse testimonianze riferiscono che Cinturrino avrebbe chiesto quotidianamente denaro e droga a Mansouri e ad altri pusher attivi nel boschetto di Rogoredo. Alcuni racconti parlano di richieste fino a 200 euro e cinque grammi di cocaina al giorno, circostanze ora al vaglio degli inquirenti.

Secondo alcune dichiarazioni raccolte, Mansouri avrebbe respinto le richieste e confidato a conoscenti di avere paura del "poliziotto di Mecenate". Sono in corso accertamenti anche su presunte condotte illegali o borderline nei confronti di altri spacciatori tra Rogoredo e Corvetto e sulle eventuali disponibilità economiche dell’assistente capo. Oltre a Cinturrino risultano indagati altri quattro agenti presenti al momento dei fatti, per favoreggiamento e omissione di soccorso. La Procura nelle prossime ore chiederà al gip la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere.

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