Disordini a Torino, l'associazione Vittime del dovere: "Non è dissenso ma violenza criminale contro lo Stato"

Intervista a Emanuela Piantadosi, presidente dell’Associazione Vittime del Dovere

di Alessandro Pedrini

Emanuela Piantadosi

Milano

Disordini a Torino, l'associazione Vittime del dovere: "Non è dissenso ma violenza criminale contro lo Stato"

Emanuela Piantadosi, Presidente dell’Associazione Vittime del Dovere con sede a Monza, commenta ad Affaritaliani.it Milano i fatti di Torino ed i disordini durante la manifestazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna: "Episodi di gravità inaudita e scene da guerriglia urbana: è un attacco inquietante e inammissibile contro lo Stato". L'INTERVISTA 

Presidente Piantadosi, cosa rappresentano per voi le violenze avvenute a Torino durante la manifestazione per lo sgombero del centro sociale Askatasuna?
Quanto accaduto a Torino è di una gravità inaudita. Le scene di guerriglia urbana, il lancio di bombe carta, l’incendio di un blindato delle forze dell’ordine e, soprattutto, la brutale aggressione all’Agente della Polizia di Stato Alessandro Calista – colpito addirittura con un martello – non possono e non devono essere in alcun modo derubricate a “semplice dissenso”. Siamo di fronte a un attacco inquietante e inammissibile contro lo Stato e contro chi lo serve.

Qual è il vostro primo pensiero in momenti come questi?
Il nostro pensiero va innanzitutto all’agente vigliaccamente aggredito e a tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine rimasti feriti mentre svolgevano il loro dovere a tutela della legalità e della sicurezza dell’intera comunità. A loro va la nostra più sentita solidarietà e vicinanza.

Spesso si parla solo degli operatori coinvolti, ma voi ponete l’accento anche sulle famiglie. Perché?
Perché è inaccettabile lavorare ogni giorno con la paura e costringere i propri familiari a vivere nell’angoscia per colpa di facinorosi irresponsabili. In queste ore drammatiche il nostro pensiero va non solo alle Forze dell’Ordine, ma anche ai loro congiunti, che hanno vissuto momenti di enorme apprensione assistendo a immagini di violenza inaudita che ritraevano i propri cari in pericolo. Comprendiamo profondamente la loro paura e condividiamo la loro preoccupazione: sono sentimenti che accompagnano costantemente chi ha un familiare che serve lo Stato in divisa.

Che messaggio volete lanciare alle istituzioni?
Chiediamo allo Stato una risposta ferma e chiara. Da troppo tempo assistiamo a una risposta che risulta spesso inadeguata rispetto alla gravità di questi atti. È necessario garantire concretamente la sicurezza degli operatori e riaffermare con forza i principi di Legalità e Giustizia che sono a fondamento della nostra democrazia.

Qual è il ruolo dell’Associazione Vittime del Dovere in questo contesto?
Da anni la nostra Associazione si batte per sostenere gli invalidi, onorare la memoria di chi è caduto nell’adempimento del proprio dovere e garantire tutela alle loro famiglie. Ribadiamo con forza il nostro sostegno a tutte le donne e gli uomini al servizio delle Istituzioni. Non possiamo tollerare che chi indossa una divisa diventi il bersaglio di un insensato odio criminale.

Un auspicio finale?
Auspichiamo una pronta guarigione per tutti i feriti e confidiamo che i responsabili di questi atti criminali siano prontamente assicurati alla giustizia e condannati in modo esemplare. La violenza contro le Forze dell’Ordine non può e non deve trovare alcuna forma di giustificazione.

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