FAIR presenta il suo ecosistema nazionale per disegnare la nuova geografia italiana dell’AI
Il Politecnico di Milano tra le realtà protagoniste della Fondazione FAIR, che coordina il più ampio progetto italiano dedicato all’AI finanziato dal PNRR.
FAIR presenta il suo ecosistema nazionale per disegnare la nuova geografia italiana dell’AI
Nel corso della Conferenza Finale del progetto FAIR – Future Artificial Intelligence Research, in programma a Roma dal 10 al 12 dicembre 2025, è stato presentato l’ecosistema nazionale ricerca–impresa sviluppato dalla Fondazione nei tre anni di attività finanziati dal PNRR. FAIR, Hub nazionale per la ricerca avanzata sull’Intelligenza Artificiale, ha coordinato un partenariato diffuso su tutto il territorio, composto oggi da 136 tra università, enti di ricerca e imprese: una delle eredità più significative del programma. La Fondazione FAIR è nata per coordinare il più ampio progetto italiano dedicato all’AI finanziato dal PNRR, riunendo quattro enti di ricerca, tredici università – tra cui il Politecnico di Milano, protagonista nel portare competenze ingegneristiche e applicative di primo piano – e cinque aziende leader, accanto al Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica. Insieme ai 25 partner iniziali si sono poi aggiunti, tramite i bandi a cascata, 35 ulteriori atenei ed enti di ricerca e 76 PMI, distribuiti su 16 regioni.
Un progetto da 116 milioni di euro
FAIR è un Partenariato Esteso finanziato con 116,1 milioni di euro, di cui 48,1 destinati al Sud. In tre anni ha costruito un ecosistema formato da 1.033 scienziati, di cui 516 neo-reclutati. La produzione scientifica ha superato del 334% la soglia attesa, con quasi 3.000 pubblicazioni (dato parziale di luglio 2025), articolate in tre aree: AI centrata sull’umano, AI robusta e affidabile, AI green e sostenibile.
Una rete che copre l’intero Paese
La distribuzione dell’ecosistema FAIR mostra la presenza di poli consolidati e territori in espansione. La Lombardia è l’area più densa, con 38 soggetti attivi: qui il Politecnico di Milano contribuisce in modo determinante allo sviluppo di competenze, infrastrutture e casi d’uso, consolidando il suo ruolo di riferimento nazionale nella ricerca avanzata e nell’ingegneria dell’AI. Il Centro Italia è trainato da Toscana, Emilia-Romagna e Lazio, mentre nel Mezzogiorno spiccano Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, con un tessuto crescente di università, spin-off e PMI innovative. I bandi a cascata hanno ampliato la rete oltre i promotori iniziali, con l’obiettivo di promuovere nuove collaborazioni e una partecipazione equilibrata tra Nord e Sud.
Le prospettive del progetto: parola ai protagonisti
“Il progetto FAIR giunge alla sua conclusione naturale, come tutti i progetti del Piano, fissata per l’inizio del 2026”, commenta Giuseppe De Pietro, Presidente della Fondazione FAIR. “Tuttavia, la Fondazione continuerà la sua attività potendo contare su una rete nazionale della ricerca e dell’innovazione pienamente operativa, che continuerà a vivere oltre il triennio e a supportare l’ecosistema italiano ricerca–impresa”. Per Marco Conti, presidente del Comitato Tecnico-Scientifico, “il vero successo di FAIR risiede nella creazione di un ecosistema della ricerca che ha permesso di superare la frammentazione nazionale e creato un ambiente ideale per la crescita dei talenti dell’AI Made in Italy”. A questo si affianca, osserva Marta Rapallini, Program Manager della Fondazione, “un sistema industriale ampio e diversificato, con grandi player, startup e PMI altamente specializzate, che dimostra la capacità di FAIR di mantenere un dialogo costante tra ricerca pubblica e innovazione privata”. Per Conti, “il vero successo di FAIR risiede nella creazione di un ecosistema della ricerca che ha permesso di superare la frammentazione nazionale e creato un ambiente ideale per la crescita dei talenti dell’AI Made in Italy”. A questo si affianca, osserva Rapallini, “un sistema industriale ampio e diversificato, con grandi player, startup e PMI altamente specializzate, che dimostra la capacità di FAIR di mantenere un dialogo costante tra ricerca pubblica e innovazione privata”.
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