Gioielli, 2025 di consolidamento: mercato in crescita ma con minore redditività

L’analisi dell’Area Studi di Mediobanca

di Alessandro Pedrini
Milano

Gioielli, 2025 di consolidamento: mercato in crescita ma con minore redditività 

Il settore orafo-argentiero-gioielliero italiano entra nel 2026 con fondamentali solidi e un percorso di crescita che, pur rallentando, resta strutturale. 

L’analisi dell’Area Studi di Mediobanca consente di leggere il consuntivo 2025 come un anno di assestamento dopo l’accelerazione del 2024, in cui i 101 principali operatori del comparto avevano raggiunto 8,9 miliardi di euro di ricavi e rafforzato la base occupazionale a circa 17.100 addetti. Il quadro che emerge è quello di una filiera che continua a investire su competenze, capacità produttiva e qualità manifatturiera, ma che deve fare i conti con un contesto macroeconomico e geopolitico più complesso.

La distribuzione territoriale del valore resta coerente con la mappa storica dei distretti. Il Nord Ovest mantiene un ruolo centrale sia per peso dei ricavi sia per dimensione media delle imprese, mentre Nord Est e Centro Italia confermano una forte specializzazione produttiva e una vocazione all’export. È una struttura policentrica che costituisce uno dei punti di forza del sistema italiano, capace di coniugare scala industriale e flessibilità artigianale.

Brand forti, canali diretti e pressione sui margini

La leadership industriale resta saldamente nelle mani dei grandi marchi. Bulgari Gioielli continua a guidare il settore per volumi di fatturato, seguita da Morellato e PGI. Accanto ai numeri, il dato più rilevante riguarda l’evoluzione dei modelli distributivi. Il rafforzamento del retail proprietario e dei canali digitali si è consolidato anche nel 2025, diventando un fattore strutturale di competitività. Il controllo della relazione con il cliente finale consente una maggiore coerenza di posizionamento e una migliore gestione della marginalità, in un contesto di domanda più selettiva.

Nonostante ciò, la pressione sui margini resta uno dei nodi centrali del settore. Dopo il picco del 2023, la redditività media si è ridimensionata nel 2024 e ha continuato a essere sotto stress nel 2025. L’aumento dei costi delle materie prime, dell’energia e del lavoro, unito agli investimenti in marketing, sostenibilità e digitalizzazione, ha reso più complesso trasformare la crescita dei ricavi in valore operativo. In questo scenario, le performance migliori continuano a essere appannaggio delle imprese più specializzate e integrate, capaci di difendere il posizionamento e trasferire parte degli aumenti di costo sul prezzo finale.

Export, capitali e lo scenario 2026

Sul fronte internazionale, il 2025 ha segnato una normalizzazione dell’export dopo le dinamiche eccezionali del 2024. Il rallentamento di alcuni flussi, in particolare verso mercati che avevano registrato crescite anomale, è stato in parte compensato dalla tenuta dei principali sbocchi ad alto valore aggiunto come Emirati Arabi Uniti, Svizzera, Regno Unito e Giappone. Il posizionamento dell’Italia resta solido, grazie alla forza del brand Made in Italy e alla capacità di presidiare l’alto di gamma.

Un tema sempre più rilevante è quello degli assetti proprietari. Il settore rimane prevalentemente a controllo familiare italiano, ma la presenza dei grandi gruppi internazionali continua a crescere. Operazioni come l’ingresso di Richemont in marchi simbolo dell’alta gioielleria italiana confermano l’attrattività del comparto e aprono interrogativi sul futuro equilibrio tra identità industriale, dimensione e accesso ai capitali necessari per sostenere la crescita globale.

Guardando al 2026, il settore si trova davanti a una sfida di maturità. La crescita non è più trainata solo dai volumi, ma dalla capacità di difendere i margini in un contesto di costi elevati e domanda più selettiva. Brand equity, controllo dei canali, sostenibilità e innovazione di prodotto diventano le leve decisive per trasformare la solidità industriale in valore di lungo periodo. È su questo terreno che il gioiello italiano è chiamato a misurarsi, per continuare a essere protagonista sui mercati internazionali senza perdere la propria identità manifatturiera.

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