L'alleanza tra Cosa Nostra, 'ndrangheta e camorra per prendersi la Lombardia: 62 condanne e confische per mezzo miliardo

Il gup riconosce il “sistema mafioso lombardo” nell’inchiesta Hydra: pene fino a 16 anni e confische per quasi mezzo miliardo

Di Giorgio d'Enrico
Il blitz della Dia
Milano

L'alleanza tra Cosa Nostra, 'ndrangheta e camorra per prendersi la Lombardia: 62 condanne e confische per mezzo miliardo

Il gup di Milano Emanuele Mancini ha emesso lunedì 12 gennaio il verdetto nel maxi procedimento scaturito dall’inchiesta “Hydra” della Direzione distrettuale antimafia, riconoscendo l’impianto accusatorio dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane. Al centro del processo, una presunta alleanza stabile tra affiliati di Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra operante in Lombardia per la gestione comune degli affari criminali, definita dagli inquirenti come “sistema mafioso lombardo”. Il dispositivo è stato letto nell’aula bunker del carcere di Opera.

I 62 condannati e le 18 assoluzioni: i nomi chiave

Con rito abbreviato sono stati condannati 62 imputati, con pene che arrivano fino a 16 anni di reclusione, mentre 18 persone sono state assolte. Nove imputati hanno patteggiato e undici sono stati prosciolti in udienza preliminare. Altri 45 imputati andranno a processo: il dibattimento inizierà il 19 marzo davanti all’ottava sezione penale del Tribunale di Milano. La maggior parte degli imputati si trova attualmente in carcere.

La condanna più pesante, 16 anni di reclusione, è stata inflitta a Massimo Rosi, ritenuto esponente di vertice della ’ndrangheta. Tra le altre pene riconosciute per il capo di imputazione sull’alleanza mafiosa figurano 14 anni e 4 mesi per Bernardo Pace, 12 anni per Michele Pace e 11 anni e 4 mesi per Domenico Pace, considerati esponenti del mandamento trapanese. Condanne a 14 anni anche per Filippo Crea, legato alle cosche calabresi, e per Giuseppe Fidanzati, vicino a famiglie palermitane di Cosa Nostra. Tredici anni sono stati inflitti a Giovanni Abilone, di Castelvetrano, e a Pietro Mazzotta, ritenuto in quota al gruppo camorristico dei Senese.

Il legame con Messina Denaro

Tra gli imputati mandati a processo figurano Paolo Aurelio Errante Parrino, indicato come referente in Lombardia degli uomini di Matteo Messina Denaro e parente del boss morto nel 2023, e Gioacchino Amico, ritenuto operativo per il clan dei Senese. Secondo l’accusa, il sistema avrebbe operato stabilmente tra Milano e Varese, con collegamenti diretti con il mandamento di Castelvetrano.

Le confische: quasi mezzo miliardo di euro

Oltre alle condanne, il giudice ha disposto confische per quasi mezzo miliardo di euro, che diventeranno definitive con il passaggio in giudicato della sentenza. In particolare è stata ordinata la confisca di circa 225 milioni di euro già sequestrati nel 2023, ritenuti il profitto del reato associativo. A questi si aggiungono circa 218 milioni di euro riconducibili ai fratelli Abilone, anche sotto forma di presunti crediti Iva fittizi, e ulteriori somme per circa 10 milioni di euro.

I nuovi collaboratori di giustizia 

Nel corso del procedimento sono stati acquisiti anche i verbali di nuovi collaboratori di giustizia. Tra questi Francesco Bellusci, condannato a 4 anni e 6 mesi con l’attenuante della collaborazione, appartenente alla “locale di Legnano-Lonate Pozzolo”, e William Alfonso Cerbo, detto “Scarface”, condannato a 5 anni. Cerbo ha parlato di un “nuovo sistema” o “sistema lombardo”, spiegando: “Posso dire di essermi trovato in mezzo alla nascita di questo sistema”. Le sue dichiarazioni, insieme a quelle di Saverio Pintaudi della cosca Iamonte, hanno contribuito a rafforzare l’impianto accusatorio.

Il gup ha riconosciuto anche il diritto al risarcimento per le parti civili, da quantificare in sede civile. Tra queste figurano il Comune di Milano, il Comune di Varese, la Regione Lombardia, la Città metropolitana di Milano e le associazioni Libera e WikiMafia, con provvisionali immediatamente esecutive da 10mila euro ciascuna.

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