Milano, truffa dei lingotti d'oro. Due mila vittime ma nessun risarcimento, i soldi recuperati vanno allo Stato

I giudici nella sentenza di primo grado hanno disposto la confisca del denaro recuperato, che comunque è solo un piccola parte dei 22 milioni di euro persi dalle parti civili

Milano

Milano, truffa dei lingotti d'oro: si tratta del classico "schema Ponzi" con la promessa di un rendimento mensile del 4% a fronte di investimenti mai effettuati

Circa duemila investitori si erano costituiti parte civile al Tribunale di Milano per recuperare il denaro perso tra dicembre 2023 e gennaio 2025 per la truffa dei lingotti d'oro pubblicizzati dalla Global Group Consulting sas. Altri invece, alla luce dei soldi non propriamente puliti investiti, hanno preferito andare a cercare direttamente uno degli indagati agli arresti domiciliari. La truffa dei lingotti d'oro ha fruttato quasi 90 milioni di euro ma per coloro che hanno scelto la strada del tribunale sarà impossibile recuperare i soldi investiti, stimati in 22 milioni di euro in totale.

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I primi cinque imputati sono stati condannati in primo grado (mentre altri due sono ancora latitanti) ma i giudici hanno disposto la confisca per i soli 6 milioni recuperati dagli inquirenti, di cui 2 milioni sui conti bancari e la restante parte derivante dall'oro messo in vendita. Ciò significa che il denaro andrà allo Stato e non alle duemila parti civili, che speravano nel sequestro conservativo sulla somma per poi entrare nel pignoramento. Come riporta il Corriere della Sera, non si esclude che si possa tentare la strada di impugnare i patteggiamenti in Cassazione.

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Samuel Gatto e Stefania Conti Gallenti, attualmente ancora latitanti ma il cui processo inizierà a marzo, per anni hanno promosso l'acquisto di oro da investimento presso una società formalmente terza, ma che di fatto faceva capo a loro, senza le autorizzazioni della Consob per l'attività di offerta fuori sede di prodotti finanziari. L'oro veniva poi depositato presso un'altra società con la falsa promessa di un tasso di remunerazione fisso del 4% mensile derivante da investimenti nel settore farmaceutico, poi mai effettuati. Si è quindi trattato del solito "schema Ponzi".

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