La nuova vita di Genovese: ristruttura una villa sul lago di Varese e la trasforma in un centro di recupero per tossicodipendenti

A Bodio Lomnago nasce la struttura voluta da Laura Genovese, sorella dell’imprenditore Alberto che finirà di scontare la condanna tra circa un anno

di Roberto Servio

Alberto e Laura Genovese

Milano

La nuova vita di Genovese: ristruttura una villa sul lago di Varese e la trasforma in un centro di recupero per tossicodipendenti

Una villa immersa in quattro ettari di verde, con vista sul lago di Varese, sulla sommità del colle della Rogorella. È qui, a Bodio Lomnago, che sorgerà la prima struttura residenziale della Fondazione Laura e Alberto Genovese. I lavori di ristrutturazione – spiegano le ricostruzioni pubblicate da Gente e – termineranno tra poche settimane, con apertura prevista a metà aprile. La struttura accoglierà inizialmente otto ospiti, per poi arrivare fino a venti, una volta ottenute le autorizzazioni necessarie. L’obiettivo dichiarato è offrire assistenza ai tossicodipendenti e alle loro famiglie, con un modello che ambisce a superare la tradizionale comunità terapeutica.

Genovese, la svolta dopo la condanna

Alberto Genovese è stato condannato a 7 anni e 11 mesi per spaccio e abusi. Una vicenda che ha segnato profondamente le vittime e l’opinione pubblica. La giustizia ha fatto il suo corso e la pena è in fase di esecuzione: Genovese sta finendo di scontarla nel carcere di Bollate ed è stato ammesso al lavoro esterno. In questo quadro si inserisce il progetto della Fondazione, presieduta dalla sorella Laura, con l’intento di trasformare quella vicenda in un monito e in un percorso di responsabilità sociale.

 

La Fondazione, creata e guidata da Laura Genovese, punta a offrire un sostegno psicologico alle famiglie e cure mediche di alta qualità ai pazienti, accompagnandoli verso autonomia e reinserimento. “La nostra storia ci ha insegnato che la dipendenza è una frattura che colpisce non solo il singolo ma l’intero sistema familiare. Per questo il nostro metodo mette al centro la dignità dell’individuo e la ricostruzione dei legami affettivi. Vogliamo che chi entra senta di avere una seconda possibilità concreta, sostenuta da competenza e profonda umanità”, afferma Laura Genovese. "La villa di Bodio Lomnago sarà, nelle intenzioni, sia una struttura sanitaria sia “una casa nel senso più profondo del termine, dove la persona viene accolta nella sua interezza e non identificata con la sua malattia”.

Dal punto di vista terapeutico, il progetto si fonda su protocolli basati sulla terapia dialettico-comportamentale (DBT) e sulle più recenti evidenze neuroscientifiche. “Applicheremo protocolli basati sulla terapia dialettico-comportamentale e sulle più recenti evidenze neuroscientifiche, garantendo percorsi individualizzati ad alta intensità”, spiega Vittorio Tanzi, direttore generale della Fondazione. “Vogliamo fornire agli ospiti strumenti cognitivi ed emotivi solidi per gestire la sofferenza e prevenire le ricadute”.


 

Opererà un team multidisciplinare composto da psichiatri, psicologi ed educatori, con l’obiettivo di garantire standard elevati di sicurezza e monitoraggio, sia per gli ospiti sia per la comunità circostante. Questa iniziativa si inserisce anche nell’ottica della cosiddetta “giustizia riparativa”: un tentativo di trasformare una storia di eccessi e caduta in un progetto che ambisce a innovare il concetto di comunità di recupero. Resta il peso delle responsabilità e delle ferite, ma il nuovo centro di Bodio Lomnago punta a diventare una risposta concreta al dramma della dipendenza.

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