Signorini blocca Falsissimo: accolto il ricorso contro Corona. Il provvedimento dei giudici
Accolto il ricorso d’urgenza di Alfonso Signorini. Il tribunale ordina la rimozione dei contenuti e vieta la pubblicazione della terza puntata. Il provvedimento integrale
Fabrizio Corona e Alfonso Signorini
Signorini blocca Falsissimo: accolto il ricorso contro Corona. Il provvedimento dei giudici
La terza puntata di Falsissimo, il format YouTube di Fabrizio Corona, rischia seriamente di non andare in onda. L’episodio, atteso per oggi, lunedì 26 gennaio, avrebbe dovuto chiudere il filone dedicato al cosiddetto “sistema Signorini”, ma nelle ultime ore è arrivato uno stop giudiziario destinato a incidere in modo decisivo sulla vicenda. A dare per prima la notizia è stata Selvaggia Lucarelli, che ha anticipato tutto con una storia pubblicata sul suo profilo Instagram ufficiale.
Il ricorso di Signorini per bloccare la diffusione della puntata di oggi
Secondo quanto riportato da Lucarelli, il tribunale ha accolto il provvedimento d’urgenza richiesto da Alfonso Signorini per bloccare la diffusione della puntata annunciata da Corona.
"Notizia in anteprima: il provvedimento d’urgenza richiesto da Signorini contro Corona che annunciava una nuova puntata sul caso è stato accolto. La puntata non può andare in onda. (poi lui farà quello che gli pare, ma non è così semplice, perché potrebbero buttargliela giù subito)". Un messaggio che, almeno sul piano legale, chiarisce l’esito del ricorso e apre uno scenario complesso per il format di Corona.
Il testo integrale del provvedimento
Lucarelli ha quindi condiviso integralmente il contenuto del provvedimento con cui il giudice ha accolto il ricorso di Signorini contro Corona. Di seguito il testo, così come pubblicato:
"PER QUESTI MOTIVI
i. letti gli aa. 700 e 669 octies cpc, accoglie il ricorso proposto da SIGNORINI ALFONSO;
ii. per l’effetto: ordina al resistente CORONA FABRIZIO di rimuovere immediatamente da ogni hosting provider e da ogni social media a lui direttamente o indirettamente riconducibile, tutti i video nonché tutti i contenuti (testuali, audio e video) precisati nel ricorso e comunque aventi a oggetto il ricorrente; vieta e inibisce al resistente di pubblicare, di diffondere o di condividere, con qualsiasi mezzo o strumento e su qualsiasi hosting provider, qualunque ulteriore video o contenuto di carattere diffamatorio o che comunque danneggi, direttamente o indirettamente, il diritto del ricorrente alla reputazione, all’immagine e alla riservatezza; ordina al resistente di depositare nella Cancelleria di questo Tribunale, entro il secondo giorno successivo alla notifica di questo provvedimento, tutti i supporti fisici in suo possesso che contengono i documenti, le immagini e i video relativi alla sfera privata del ricorrente nonché relativi alla corrispondenza telematica e non telematica del ricorrente con soggetti terzi e comunque tutti i materiali suscettibili di danneggiare direttamente o indirettamente il diritto del ricorrente alla reputazione, all’immagine e alla riservatezza;
iii. letto l’a. 614 bis cpc, fissa nell’importo di EUR 2.000,00 la somma che il resistente dovrà pagare al ricorrente per ciascuna singola violazione a ciascuna delle misure sopra indicate, moltiplicata per ciascun giorno di ritardo nell’esecuzione di ciascuna delle misure di cui al capo precedente;
iv. letto l’a. 669 octies cpc condanna il resistente a rifondere le spese di lite del ricorrente, liquidate in € 286,00 per spese e € 9.000,00 per compensi professionali, oltre spese generali, IVA e CPA;
v. manda la Cancelleria per gli adempimenti di legge".
Le conseguenze per Falsissimo: cancellare anche le puntate precedenti
Il provvedimento non si limita a vietare la messa in onda della nuova puntata, ma impone la rimozione immediata dei contenuti già pubblicati, il divieto di ulteriori diffusione e una sanzione economica per ogni eventuale violazione. Un quadro che rende estremamente complessa qualsiasi mossa futura sul “caso Signorini” all’interno del format di Corona.
Il giudice: "Da Corona morbosa curiosità con il solo scopo di offendere e ricavare un guadagno"
Fabrizio Corona con le puntate del suo format 'Falsissimo' su Alfonso Signorini ha solo alimentato un "pruriginoso interesse del pubblico" e una "morbosa curiosità per piccanti vicende sessuali" e ha accusato il conduttore e giornalista "di aver 'perpetrato condotte immorali, deplorevoli e penalmente rilevanti'", ma senza "neppure il conforto di prove univoche e al solo scopo di offendere" la sua "dignità" per "ricavare profitto economico". Lo scrive il giudice civile di Milano Roberto Pertile. Per il giudice, in pratica, per i contenuti diffusi dall'ex re dei paparazzi, al centro del ricorso degli avvocati di Signorini, manca "l'interesse pubblico", non vale la "libertà di stampa" e non si può parlare nemmeno di "espressione del legittimo diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero".
L'avvocato di Signorini: "Non si può insultare e torturare sui social il prossimo"
"Deve esser chiaro che non e' possibile calpestare con disinvoltura e insolenza i diritti individuali delle persone". E' il commento dell'avvocato Domenico Aiello, legale do Alfonso Signorini, alla decisione del giudice di accogliere il suo ricorso contro la messa in onda del programma 'Falsissimo' di Fabrizio Corona. "Non e' permesso insultare e torturare sui social il prossimo; e non e' possibile ricevere tutele per una pianificata e ramificata organizzazione votata alla diffamazione aggravata a scopi di lucro personale. Anche i Web Hosting, i grandi colossi della rete sempre pronti a macinare grandi ricavi, senza porsi problemi di etica e responsabilita', sono moralmente concorrenti nell'illecito se non favoreggiatori".
Corona fa ricorso contro la chiusura di Falsissimo
Corona, attraverso i suoi legali, presenterà ricorso in appello. La decisione del giudice Roberto Pertile, come chiarito dall'avvocato Ivano Chiesa, storico difensore di Corona, verrà impugnata. "In Italia c'è la libertà di pensiero e di parola, in qualunque modo venga manifestata. La censura non c'è più in Italia dal 1946 - aveva già spiegato il legale -. Non esiste in Italia la possibilità di inibire a nessuno la possibilità di dire quello che vuole. Tu puoi intervenire dopo: se ti ho offeso mi quereli, ma non è che se pensi che domani ti offenderò ancora, allora mi impedisci di parlare, perché non siamo in Russia"