Urbanistica Milano, il Comune ordina di abbattere il palazzo di via Fauchè

Palazzo Marino esegue la sentenza del Consiglio di Stato. L’intervento è “nuova costruzione”, non ristrutturazione: arriva il primo ordine di demolizione per uno dei cantieri al centro dell'inchiesta

Di Giorgio d'Enrico

Milano, il cantiere in via Fauchè

Milano

Urbanistica a Milano, il Comune ordina di abbattere il palazzo di via Fauchè

Arriva il primo ordine di demolizione per uno dei cantieri finiti al centro delle inchieste sull’urbanistica a Milano. Il Comune di Milano ha disposto l’abbattimento del cantiere di via Fauchè 9, progetto avviato nell’ottobre 2022 e oggi sotto processo, dando esecuzione a una sentenza definitiva del Consiglio di Stato.

Da Palazzo Marino parlano di “atto dovuto”, conseguenza diretta della decisione assunta lo scorso novembre dal massimo organo della giustizia amministrativa, che ha confermato quanto stabilito dal Tar Lombardia già nell’estate 2024. Secondo i giudici, l’intervento realizzato all’interno del cortile – una palazzina di tre piani, due dei quali fuori terra, costruita dopo la demolizione di un laboratorio-deposito di dimensioni inferiori – non poteva essere qualificato come semplice ristrutturazione edilizia, nonostante l’uso della Scia.

Il Consiglio di Stato ha chiarito che la demolizione e ricostruzione rientra nella ristrutturazione edilizia solo se sono rispettati precisi requisiti: unicità dell’immobile interessato, contestualità tra demolizione e ricostruzione, utilizzo della volumetria preesistente senza trasformazioni della morfologia del territorio. Il superamento anche di uno solo di questi limiti comporta la qualificazione dell’opera come “nuova costruzione”, con obblighi più stringenti in termini di oneri di urbanizzazione e dotazioni di servizi pubblici. Condizioni che, nel caso di via Fauchè, non sono state ritenute rispettate.

La sentenza ha accolto le tesi dell’avvocata Wanda Mastrojanni, che assiste il super-condominio di oltre 200 appartamenti di via Fauchè 9-11 e via Castelvetro 16-18-20, costituito parte civile nel procedimento penale in corso davanti alla decima sezione del Tribunale di Milano. A processo, con l’accusa di abusi edilizi, ci sono il costruttore Luigi “Gigio” D’Ambrosio, immobiliarista della società Fauchè 9 srl, il direttore lavori-progettista Marco Colombo e l’impresario edile Gaetano Risi. L’udienza prevista oggi, con l’audizione dei consulenti tecnici della difesa, è stata rinviata al 2 febbraio.

I proprietari hanno 90 giorni per procedere con la demolizione

Resta ora da capire quale sarà l’impatto dell’ordine di demolizione sul procedimento penale, che riguarda reati contravvenzionali e prevede, in caso di condanna, sanzioni e possibili confische degli immobili. Dal momento della notifica del provvedimento, il proprietario dell’area ha 90 giorni di tempo per procedere alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi. In caso di inadempienza, dal 91° giorno scatterà una sanzione amministrativa compresa tra 2mila e 20mila euro, con la possibilità per il Comune di acquisire gratuitamente l’area al patrimonio pubblico.

Quello di via Fauchè è il primo ordine di demolizione che colpisce un cantiere coinvolto nelle inchieste urbanistiche milanesi, segnando un passaggio concreto nell’applicazione delle pronunce amministrative che negli ultimi mesi hanno ridisegnato i confini tra ristrutturazione e nuova edificazione.

Urbanistica Milano, Deleo (Assimpredil Ance): "Via Fauché, la scelta del Comune aumenta l'incertezza"

Giovanni Deleo, presidente di Assimpredil Ance, ha commentato la decisione del Comune di Milano di ordinare la demolizione del cantiere in via Fauché 9: “Pur non conoscendo nel merito i documenti relativi agli atti di demolizione, riteniamo comunque che questa decisione del Comune di Milano aumenti ulteriormente l’incertezza e la preoccupazione degli operatori e dei professionisti del settore. Certi che il caso di via Fauché sia stato valutato per quelle che sono le sue peculiarità, come abbiamo già affermato in più sedi e occasioni, nel totale rispetto dell’operato della magistratura e del Comune, riteniamo non più procrastinabile la definizione del quadro normativo di riferimento per l’urbanistica a Milano”. (imprese-lavoro.com)

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