Concita e il grido di dolore: il Pd fa piangere pure i radical chic

Giornalista ed ex direttrice de L'Unità, Concita De Gregorio interviene duramente su "La Stampa" contro il Pd

Di Giuseppe Vatinno
Concita De Gregorio
Politica

Concita come Benito? Chi è stato di sinistra a un certo punto si stanca e passa a destra come Pasolini. Benvenuta Concita

Concita De Gregorio è una giornalista che è l’emblema della sinistra, tanto che è stata anche direttrice dell’Unità, come del resto Benito Mussolini è stato il direttore de l’Avanti! cioè il quotidiano rivoluzionario socialista in cui allora c’andava giù duretto contro borghesi, clero e capitalismo.

Certo non vogliamo dire che i due si assomiglino, ma solo che chi è stato veramente di sinistra ad un certo punto si rompe gli zebedei è transita dalla parte opposta, anzi nel caso del Duce la fonda proprio. E questo perché qualsiasi persona intellettualmente onesta -ma anche solo onesta va bene e sarebbe già tanto- sa benissimo che la sinistra è il Regno dell’Ipocrisia, la Repubblica della Menzogna, e l’Isola dell’Eterogenesi dei fini.

Per carità disonesti ce ne sono ovunque, ovviamente anche a destra, ma almeno non si professano Verginelle Santissime del Sacro Ordine delle Mammoline Oblate. E Concita, che nella sinistra rappresenta un’eccezione anche perché è una delle poche donne belle ed intelligenti, queste cose le ha capite bene. E non credo che si tratti di una purtroppo fisiologica transumanza italiana, ma deve essersi proprio rotta gli attributi che non ha. E la comprendiamo bene, anzi molto bene.

Così il suo intervento su La Stampa non è solo liberatorio, ma addirittura è catartico, è palingenetico, è l’espressione gioiosa di una donna di sinistra, una intellettuale, che ha capito la verità. Folgorata sulla via di Mostacciano, ardiremmo dire. Anzi la verità l’aveva capita da tempo, diciamo che ora ha avuto il coraggio di esplicitarla, complice due eventi: il marasma in cui versa il suo (?) partito di riferimento, il Pd, e l’obbrobrio che la sinistra ha inscenato a Sanremo, tra distruzioni di palchi, rapporti omosessuali mimati (?) e baci in bocca carpiati.

"Se fossi la Sinistra - qualunque cosa essa ormai sia – e mi chiedessero preferisci essere egemone a Sanremo o nel Paese non avrei dubbi... "Ma se fosse vero che 'la narrazione di Sanremo' è di sinistra, e piace a due terzi del Paese, come mai gli stessi due terzi poi non votano o votano a destra, se alle urne ci vanno. Qualcosa non torna…". E ancora: "È tutto sbagliato, è tutto incomprensibile e da rifare. Che motivo ci sarebbe di cambiare i vertici della Rai, di imporre dirigenti nuovi – ad averne, disponibili fascistissimi e credibili per curriculum – se già questi producono il risultato emerso dalle urne?".

E poi la critica ai vertici: "Troppe volte l'elettorato di sinistra si è fidato e si è affidato a chi, alla fine, ha fatto il suo personale interesse. Ha macinato soldi, legittimamente per carità, consulenze e conferenze profittando del suo reddito reputazionale: del credito che in qualche momento gli elettori gli avevano dato, credendo che lo statista, l'uomo nuovo avrebbe lavorato per loro, per tutti e non per sé”.

Ed ancora: "Gli elettori di sinistra non sono scomparsi: sono esausti. Risparmiano le forze, come i malati, per continuare a vivere. Finché non ci sarà il segnale che la vecchia fallimentare guardia si è ritirata (...) nulla cambierà. Meloni governerà finché non ci sarà un'alternativa che non sia quella dei soliti noti sotto mentite spoglie". E poi la conclusione che ha il sigillo dell’evidenza: "La destra nella vita vera vince".

Brava Concita, benvenuta. Del resto anche Pierpaolo Pasolini, nella sua ultima meravigliosa poesia (La nuova gioventù) era passato a destra, visto che il PCI lo aveva cacciato e i partigiani rossi gli avevano ammazzato il fratello Guido facente parte delle Brigate bianche Osoppo, nell’eccidio di Porzûs: "Porta con mani di Santo o Soldato l’intimità col Re, Destra divina che è dentro di noi, nel sonno".

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