La linea di Meloni: con Trump sull'arresto di Maduro, ma la Groenlandia non si tocca. E lancia l'allarme sull'Artico nelle mani di Russia e Cina

Fonti vicine alla premier dopo il blitz in Venezuela. Inside

Di Alberto Maggi
Politica

Meloni ritiene che Trump abbia ragione nel pretendere più attenzione all’Artico, dove l’Occidente latita mentre russi e cinesi espandono la loro presenza anche nucleare

Giorgia Meloni si appresta a partire per Parigi, attesa al vertice dei Volenterosi per l’Ucraina ospitato da Emmanuel Macron. Lì ritroverà i principali leader occidentali e i vertici Ue alle prese con la gestione del caso Venezuela e del nascente caso Groenlandia.

Meloni, si sa, è la più vicina a Trump tra i leader europei e non a caso Palazzo Chigi ha scelto di sposare la linea della legittimità dell’intervento Usa a Caracas come risposta alla minaccia ibrida rappresentata dal traffico internazionale di droga gestito dal cartello criminale guidato da Maduro. Sono questi i capi di imputazione che da oggi vedono il dittatore venezuelano alla sbarra a New York. 

Meloni sceglie poi di non commentare le successive dichiarazioni di Trump, di lasciare la difesa della posizione a chi tra i suoi dirigenti ha sempre seguito il dossier venezuelano come Carlo Fidanza e di telefonare alla premio Nobel Maria Corina Machado per dimostrare la vicinanza al popolo venezuelano che da tempo invoca libertà dalla dittatura.

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C’è chi ha visto in questa telefonata una presa di distanze da Trump, poi freddo verso Machado, ma probabilmente è un modo per ribadire - indirettamente anche agli USA - il sostegno a una soluzione politica che ripristini l’ordine costituzionale violato da Maduro, legittimi l’elezione di Edmundo Gonzalez Urrutia e apra la strada a nuove elezioni quanto prima. Una strada tortuosa, ma di gran lunga preferita rispetto a quella degli accordi con ciò che rimane del regime bolivariano. 

Nel frattempo il ciclone Trump si abbatte sulla Groenlandia e qui l’affare si complica: Meloni, confermano i suoi più stretti collaboratori, sostiene la sovranità danese sul territorio autonomo e non ha in animo di legittimare eventuali azioni unilaterali americane.

Di contro, ritiene che Trump abbia ragione nel pretendere più attenzione all’Artico, dove l’Occidente latita mentre russi e cinesi espandono la loro presenza anche nucleare. È possibile che il vertice di Parigi, dal quale non sono attese particolari novità sul fronte ucraino, serva per ricompattare gli alleati a difesa dell’Ue e di un suo Stato membro come la Danimarca. Chissà se servirà anche a far rientrare le ultime uscite del tycoon.

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