Esteri
Maduro catturato, "dietro al blitz Usa c'è un accordo tra Trump e Putin. E dopo il Venezuela toccherà all'Ucraina"
Intervista all'esperto militare e geo-politico Arduino Paniccia

Meeting Trump Putin in Alaska
"Passaggio dal diritto diplomatico internazionale a un nuovo diritto di fatto, che può essere definito il “diritto di intervento delle potenze”"
"Dal diritto internazionale al diritto di intervento delle potenze". Inizia così l'analisi di Arduino Paniccia, presidente dell'ASCE (Scuola di Guerra Economica e Competizione Internazionale di Venezia), intervistato da Affaritaliani sulle conseguenze del blitz militare Usa in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Maduro e della moglie e all'amministrazione da parte degli stessi Usa del Paese sudamericano.
"Nei commenti ufficiali sui più recenti sviluppi venezuelani, ciò che colpisce non sono tanto le parole di Donald Trump, che ormai conosciamo, quanto la chiarezza brutale delle dichiarazioni del suo segretario di Stato Marco Rubio"
"Rubio, considerato da molti il capo dei cosiddetti falchi, ha affermato apertamente che, nel momento in cui vengono toccati gli interessi americani, gli Stati Uniti intervengono. Anche militarmente. È un’affermazione che non sorprende chi conosce la storia delle grandi potenze. Ma arriva in una fase in cui l’ordine internazionale liberale mostra segni evidenti di crisi. Trump non ne è la causa: ne è il rivelatore più diretto, ma anche il più “verace”", spiega lo strategist.
"Ed è qui che si colloca il vero passaggio epocale cui ci troviamo di fronte: il passaggio dal diritto diplomatico internazionale, così come è stato sancito e conosciuto nel secondo Dopoguerra, a un nuovo diritto di fatto, che può essere definito senza ambiguità il “diritto di intervento delle potenze”. Un diritto che non chiede legittimazione, ma si esercita sulla base della capacità concreta di incidere sugli equilibri reali".
"In questa chiave vi è stato con ogni probabilità un accordo informale tra Trump e Vladimir Putin. L’operazione è stata infatti accolta da una reazione flebile del Cremlino, mentre la Cina si limitava a una richiesta velleitaria di rilascio di Maduro, nonostante interessi energetici di primo piano: la Russia utilizzava da tempo le acque venezuelane per il contrabbando di petrolio, una risorsa considerata esiziale per la vita stessa della Federazione. La Cina, negli ultimi tempi, arrivava a importare circa l’80% del petrolio venezuelano, trasformando il Venezuela in un nodo strategico della propria sicurezza energetica", sottolinea Paniccia.
"Il Venezuela non è un dossier isolato. Dietro l’accordo sul Venezuela c’è l’Ucraina, così come, sul versante asiatico, Taiwan riguarda i colloqui odierni tra USA e Pechino. In questo contesto rimane uno spazio che l’Europa potrebbe teoricamente occupare, ma che finora ha lasciato vuoto. Non tanto attraverso la costruzione di un esercito europeo, quanto attraverso un ruolo più incisivo all’interno della NATO, anche sul piano del comando strategico. Il nodo, oggi, non è solo “mettere più soldi” da parte degli europei, ma capire se quegli investimenti si traducano in capacità di influenza reale sulle scelte militari".
"Trump ha certamente creato problemi seri alla stabilità e all’ordine internazionale. Il suo modo di agire, per molti versi, assomiglia a quello delle autocrazie. Ma è altrettanto vero che il sistema democratico-liberale che avrebbe dovuto sovrintendere l’ordine mondiale ha dimostrato di essere invecchiato e ormai inutilizzabile nella forma in cui è stato concepito. Le simpatie che oggi si registrano verso modelli autoritari, come quello russo, nascono anche dalla percezione di una maggiore capacità di risposta e di decisione. È una percezione discutibile, ma reale. Del resto, l’ordine nato dopo la Seconda Guerra Mondiale non fu il risultato di un’operazione delicata: nacque da una sconfitta totale, da milioni di morti e da due bombe atomiche. Le istituzioni multilaterali arrivarono dopo, a razionalizzare un equilibrio imposto con la forza", sottolinea l'esperto.
"Anche la Brexit va letta in questa chiave. Non solo come scelta politica contingente, ma come decisione strategica: Londra non intendeva cedere il proprio ruolo all’Europa e aveva compreso che si stava entrando in una nuova fase di competizione militare. Questo è il quadro nel quale ci troviamo oggi: un mondo in cui il diritto internazionale arretra e torna centrale il diritto di intervento delle potenze. L’Europa, se vuole avere un ruolo, decida", conclude Paniccia.
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