Stanzione (Cgil) rilancia il modello Milano: casa, lavoro e un patto con la Camera di commercio

Il segretario generale della Cgil di Milano sulle dinamiche abitative, il rischio di esclusione sociale e la proposta di un nuovo patto territoriale per lo sviluppo economico e produttivo della regione metropolitana

di Giorgio d'Enrico
Stanzione Cgil
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Stanzione (Cgil) rilancia il modello Milano: casa, lavoro e un patto con la Camera di commercio

E’ un intervento destinato a far discutere quello del segretario della Cgil di Milano, pubblicato da “il Riformista”, dal titolo “Abitare o risiedere? Un patto per un nuovo municipalismo europeo”. Perché entra nel vivo del cosiddetto modello Milano. “Quante declinazioni semantiche può avere il verbo “abitare”? Infinite, certamente ognuna ha in sé un legame di significato con la fase storica in cui diventa scelta, conquista, difesa”, scrive Stanzione.

Abitare a Milano oggi significa moltissime cose: “stare a Milano” poter quindi usufruire di quelle interconnessioni funzionali tra sistemi diversi che condizionano positivamente o negativamente la vita, poter accedere ad un’offerta culturale, d’intrattenimento, sociale, scolastica, sanitaria, lavorativa. “Stare” significa “occupare”, chi decide di abitare o sceglie di resistere nell’abitare a Milano, vuole “occupare” un posto a Milano, farci parte, essere visto e considerato dentro un sistema di relazioni sociali, lavorative, temporanee, stabili, utili o funzionali.

Il legame tra diritto all'abitare e cittadinanza

Le scelte politiche sullo sviluppo immobiliare dell’abitare non riguardano la funzione protettiva di “un tetto sopra la testa” ma la cittadinanza come condizione indissolubilmente legata al Diritto del singolo e allo sviluppo economico di un intero sistema produttivo. Aldo Bonomi coglie questo aspetto da queste pagine. Le ondate migratorie - dell’ultimo secolo ma potrei estendere la valutazione come fa il prof. Mattia Granata nella sua pubblicazione sul Modello Milano - hanno contraddistinto l’abitare di Milano trasformandolo in una precondizione all’emancipazione dalla propria condizione precedente. Oggi per molti lasciare Milano è l’unica possibilità di sopravvivere a Milano.

Rischi della polarizzazione e attrattività del territorio

Per queste ragioni occuparsi di come e da chi viene abitata la regione milanese significa occuparsi del suo modello di sviluppo: se sarà una città capace di alloggiare studenti, ricercatori, professori, inventori, intellettuali sarà una regione capace di attrarre centri di ricerca pubblici e privati, diventare sede degli uffici di sviluppo delle grandi e medie aziende. Sarà in grado di trasformare lo spazio regionale milanese in un laboratorio creativo e propulsivo, riagganciare dinamiche di sviluppo internazionali, una speranza per Milano e per l’Europa. Se al contrario diventerà una città residenziale di élite non sarà in grado di legare l’abitare con una fisionomia produttiva, sarà solo edificare alloggi in un’interpretazione estrattiva della collocazione geo spaziale della nostra Mediolanum. La scelta è straordinariamente Politica e deve rispondere alla domanda: “In quale direzione vogliamo svilupparci?”; “a quale Dio vogliamo vocarci?”; “Quale tipo di modello di sviluppo riserviamo a questa regione metropolitana?”

Riformismo municipale e competizione di mercato

“Nell’ultimo secolo Milano ha saputo sperimentare un municipalismo capace di condizionare il Mercato non contenendolo ma sfidandolo sul terreno della competizione, costringendolo a trovare un nuovo equilibrio più avanzato. Questo è stato il suo riformismo municipale. Le forze produttive e istituzionali avrebbero l’interesse ad un accordo territoriale di sviluppo della regione milanese che metta al centro le risorse territoriali come leva con la quale competere per l’Europa nel mondo. Faccio un esempio molto concreto: vogliamo diventare la città che ospita il centro di sviluppo di Intelligenza digitale che coniughi etica e funzioni predittive sulla base dei dati oppure un enorme quartiere residenziale che ospita i manutentori dei data center di Amazon che nel 2029 saranno edificati nella nostra area?

La proposta del patto con la Camera di Commercio

Un Neomunicipalismo deve avere almeno tre caratteristiche: protagonismo delle forze produttive territoriali, sia il Lavoro che gli Investitori, pragmatismo politico coerente con una scelta economica strutturale, alleanza territoriale regionale e non circoscritta al singolo comune. La Camera di Commercio potrebbe essere un incubatore naturale in cui realizzare questo patto, un accordo con cui Milano riprenderebbe fra le mani il proprio futuro produttivo ed economico, sociale e vocazionale, etico. Un patto municipale capace di evocare un nuovo patto su scala continentale che riedifichi l’Europa e la traghetti nella prossima seconda metà del secolo. Un’evocazione per nulla illusoria se si pensa che le Camere di Commercio sono istituzioni di governo dei processi presenti nelle principali città d’Europa”.

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