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Cronache dal mercato dell'arte
Fondazioni e archivi di artisti del 900, in arrivo altre tempeste?

 

Il Sole 24 ore aveva dedicato alla vicenda, il 29 marzo scorso,  un articolo dal titolo eloquente “Falsi Dadamaino, coinvolto nelle contraffazioni anche l'archivio dell'artista”.  Mentre Il Corriere della Sera, lo stesso giorno, aveva optato per una titolazione più vaga “La banda degli insospettabili falsari dei quadri di Dadamaino, venduti a Londra, Parigi e New York”, relegando le responsabilità dell'archivio all'interno dell'articolo.

Ma al di là dei diversi toni, utilizzati dai quotidiani, la brutta storia dei falsi di Edoarda Emilia Maino, detta Dadamaino, l'artista milanese (1930-2004) erede ideale di Lucio Fontana, ha dato uno scossone alla credibilità del settore, minando l'autorevolezza del sistema delle certificazioni su cui si regge il mercato dell'arte italiana del secolo scorso. In sostanza, l'archivio di riferimento non avrebbe svolto pienamente il proprio dovere nel controllo sulla autenticità delle opere della Maino. Molte delle quali, per un valore complessivo di milioni di euro, sono risultate false. E nel mercato si mormora che presto un altro maestro delle avanguardie italiane del dopoguerra potrebbe incappare in guai simili.

Per comprendere le implicazioni di questo scandalo su tutto il sistema, occorre ricordare che, apparentemente, il mercato dell'arte moderna (più o meno dalle avanguardie del Novecento alla fine del secolo) offre maggiori garanzie sull'effettiva autenticità delle opere rispetto a  quello dei quadri antichi. Per i dipinti d'epoca, infatti, non esiste quasi mai un'autorità assoluta cui è demandata la certificazione d'autenticità. Vi sono diversi esperti, più o meno autorevoli, i cui pareri possono essere contrastanti. Ma la certezza assoluta, a meno di una rigorosa documentazione della storia dell'opera, non c'è mai. Tanto che persino “Salvator Mundi”, il dipinto che lo scorso novembre, con 380 milioni di euro ha stabilito a Cristie's New York il record d'asta assoluto per un quadro, viene definito soltanto “attribuito” a Leonardo da Vinci.

Invece, per quadri e sculture moderne, vi sono autenticatori la cui opinione viene considerata verità assoluta. Un tempo erano per lo più studiosi e critici, mentre da qualche anno il loro posto è stato preso sempre più da Fondazioni e Archivi. Comunque, sia che si tratti di persone fisiche, sia di enti, il loro potere è considerato assoluto. Se certificano che un quadro è autentico, questo viene trattato nel mercato ufficiale, altrimenti collezionisti, mercanti e case d'asta lo rifiutano e il suo valore si azzera. In questo modo si stabilisce una certezza che aiuta il mercato.

Tuttavia questo sistema in teoria perfetto non di rado inciampa in alcuni intoppi. I più clamorosi si verificano quando, come nel caso di Dadamaino, l'archivio avrebbe responsabilità sulla diffusione di opere false. Difficilmente si tratta di fulmini a ciel sereno. Il mercato fiuta lo scandalo e lo anticipa, sgonfiando i prezzi dell'autore e trattandolo sempre di meno. Le quotazioni della Maino, arrivate qualche anno fa a sfiorare quota 200 mila euro, da tempo non raggiungevano più quei livelli e i suoi lavori apparivano sempre più di rado nei cataloghi delle aste importanti.

Come accennato, si vocifera che un altro archivio, probabilmente per eccessiva leggerezza e non per malafede, potrebbe presto subire contestazioni. Il mercato dell'autore in oggetto, scomparso ancora giovane diversi anni fa, sembra seguire il cammino di quello di Dadamaino: dopo decenni di apprezzamenti della critica non accompagnati da quotazioni altrettanto entusiasmanti, è esploso all'inizio degli anni 2010. Con risultati ancora più eclatanti rispetto alla Maino, tanto da arrivare a superare abbondantemente in un'asta il milione di euro. Poi si è sgonfiato velocemente e le opere dell'artista sono quasi scomparse dalle grandi aste. Una sua opera che solo due anni fa si vendeva facilmente a 300 mila euro, nel 2018 fatica a trovare un acquirente a 100 mila euro. Per qualcuno ciò si spiega con lo scoppio di una bolla speculativa. Per i più maliziosi, invece, la causa principale è la presenza dei troppi quadri “postumi” apparsi sul mercato dopo l'improvviso boom dei prezzi e delle richieste e non controllati con il doveroso rigore dall'Archivio di riferimento. 

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fondazioniarchividadamainoarte moderna
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