Lo sguardo libero
Il denaro come responsabilità di vita. In libreria il volume di Elsa Fornero e Anna Lo Prete: “Conoscere l’economia per scegliere meglio”

Elsa Fornero
Ci sono due belle idee nel libro Conoscere l’economia per scegliere meglio (Editori Laterza, 146 pagine, 2025, euro 16, in libreria e negli store online) di Elsa Fornero, economista e già ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, fautrice della riforma delle pensioni del 2011, e Anna Lo Prete, economista da anni impegnata sui temi dell’educazione economico-finanziaria. Lo diciamo subito: questo non è un manuale tecnico, né un testo ideologico, ma un lavoro che - non promettendo soluzioni facili ma offrendo “strumenti” - prova a rimettere l’economia al suo posto naturale: dentro la vita delle persone.
La prima idea è di metodo ed è micro. L’economia come strumento per orientarsi lungo le fasi dell’esistenza: da giovani, quando si studia e si entra nel lavoro; poi nel rapporto tra reddito, risparmio, casa; infine, nel confronto, spesso rimosso, con la pensione. Le autrici adottano esplicitamente la prospettiva di ciclo di vita, riconducibile a Franco Modigliani, unico premio Nobel italiano per l’Economia, che serve a ricordare una verità elementare ma scomoda: le scelte non sono fotografie, ma sequenze. Ciò che nel presente sembra lontano, nasce da decisioni prese molto prima.
In questo quadro, mentre si discute se introdurre strutturalmente l’educazione economico-finanziaria nei programmi scolastici, ai giovani si continua a chiedere di scegliere presto, e da soli, su studio, lavoro, debito e risparmio. Una frase: l’istruzione è una forma di investimento, come piantare un albero. Non è una promessa di rendimenti certi, ma un invito alla responsabilità. Studiare comporta costi immediati e benefici futuri, anche se incerti e differiti nel tempo. Ignorare questo nesso significa esporsi a quel disallineamento tra entrate, uscite e aspettative che diventa evidente con l’avanzare dell’età. Anche la pensione, ricordano Fornero e Lo Prete, non è un capitolo separato dalla vita attiva: se il lavoro è povero o discontinuo, difficilmente potrà generare una vecchiaia economicamente solida.
La seconda idea è macro. L’individuo non è mai solo, ma parte di una collettività. Da qui l’attenzione all’indipendenza economica delle donne, alle risorse comuni, alle imposte, al ruolo dei cittadini come contribuenti ed elettori. Dalla ricerca, scrivono le autrici, emerge con chiarezza che la familiarità con i concetti economici di base non serve soltanto a evitare errori personali, ma è una condizione per una partecipazione democratica più consapevole. Economia e democrazia, in questa prospettiva, non sono antagoniste ma complementari.
Dentro questo passaggio dal “io” al “noi” affiorano alcune note dolenti del nostro Paese. L’indipendenza economica delle donne non viene trattata come un tema accessorio, ma come indicatore strutturale. Anche richiamando gli studi dell’economista statunitense Claudia Goldin, premio Nobel nel 2023, il libro mostra come le disuguaglianze nascano presto, già nelle scelte educative, e si consolidino nel mercato del lavoro. Nonostante un dato incoraggiante – in Italia oltre il 60 per cento dei laureati sotto i 40 anni sono donne – la qualità dell’occupazione resta segnata da precarietà, part-time involontario e minori prospettive di carriera.
Il volume è costruito con una progressione chiara. Si parte dai giovani, dalle scelte di studio e dall’ingresso nel lavoro, per mostrare come reddito, risparmio e indebitamento prendano forma molto presto. Seguono i capitoli su risparmio, casa e tassi di interesse, fino a quello dedicato alla pensione, spiegata nei suoi meccanismi essenziali e liberata da luoghi comuni. Il baricentro si sposta poi sull’indipendenza economica delle donne e, negli ultimi capitoli, si allarga lo sguardo alle risorse collettive, alla spesa pubblica, al fisco e al ruolo dei cittadini come elettori. È un percorso: dal privato al pubblico, dalla biografia individuale alla responsabilità civica.
