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Politicamente scorretto
Bergamo emblema della tradizione
Bergamo
Bergamo città emblema di tradizioni e di storia, non solo calcistica.
La trasferta nella città orobica mi è sempre gradita. Forse perchè, suscita in me, un' "esplosione" di ricordi e di piacevole nostalgia.
Una città bellissima, che non ha grande appeal nei programmi dei principali tour operators, forse perchè è "giansenista", austera come i suoi abitanti, che posseggono una radicata cultura del lavoro, del sacrificio; orgogliosi delle loro origini, della loro storia, della loro tradizione, con una naturale introversione che "nasconde" le magnificenze artistiche, culturali, naturalistiche che possiede il territorio (le Mura del XV secolo sono candidate ad entrare nel patrimonio dell'Unesco). 
Non appena mi appropinquo all' uscita dell'autostrada si staglia all'orizzonte la parte alta della città, antico borgo medievale che ebbe il suo massimo splendore durante la dominazione della Serenissima (Rinascimento), e il mio tuffo nella reminiscenza ha inizio.
In ogni strada che percorro per raggiungere lo stadio Brumana (oggi denominato Atleti Azzurri d'Italia) si "respira" quel senso di appartenenza che pervade la tifoseria bergamasca.
Scritte vergate con vernice neroblu che inneggiano alla Dea, che orgogliosamente esprimono l'attaccamento per quei colori, per la storia, che manifestano la fede e l'amore che non morirà mai e che sarà tramandato di generazione in generazione; un'eredità imprescindibile.
E sì, l'Atalanta è Bergamo e Bergamo è l'Atalanta.
Un modo di vivere il calcio e il tifo che cozza inevitabilmente con i dettami del calcio moderno; e a Bergamo si respira il "vero calcio"; si vive ancora quel calcio di Cruijff, di Cesare Maldini, i due campioni recentemente scomparsi, a cui gli ultras atalantini hanno voluto dedicare uno striscione esposto ieri in curva Nord: "Cruijff e Maldini campioni veri del tanto rimpianto calcio di ieri".
Striscione che si aggiunge agli storici stendardi che vengono esposti ogni gara casalinga, che orgogliosamente esprimono la fede incrollabile che accompagna la tifoseria orobica: "Atalanta folle amore nostro"; Rispettare il passato, credere nel presente, lottare per il futuro"; "A Guardia di una fede"; Prima, Durante, Dopo".
Appunto, la tradizione, la storia, l' orgoglio; valori da non dimenticare mai.     
Anche lo stadio è consono alla "tradizione".
Al vecchio Brumana, anche se sono state apportate alcune modifiche come l'eliminazione delle barriere a bordo campo davanti alle due tribune centrali e sono stati installati tutti i dispositivi di sicurezza previsti dalle normative vigenti (tornelli, telecamere, recinzioni esterne, zone di prefiltraggio,ecc.), la tribuna stampa è stata rinnovata e sono stati creati gli sky box climatizzati (si notano le grosse unità esterne dei climatizzatori posizionati sulla copertura della tribuna, che obbrobrio!) nella parte alta della tribuna centrale, rimangono evidenti simboli storici che rinfocolano la mia dolce nostalgia del calcio che amo.
Una parte dell'impianto è composta ancora dalla vecchia e storica struttura degli spalti costruiti negli anni 20 del secolo scorso con i gradoni in cemento armato con evidenti segni di usura, e una parte costruita a metà anni 80 in "ponti innocenti" quando fu eliminata la pista d'atletica.
Sulla tribuna centrale sono ancora presenti i fregi storici della costruzione (le teste di leone) e anche la staccionata che ha sostituito le barriere in plexiglass richiama le vecchie barriere degli stands inglesi.
Da qualche stagione non viene più trasmesso l'inno storico della squadra, Atalanta Azzurra, che fu realizzato da Roby Facchinetti (leader dei Pooh) tifosissimo delle Dea, che talvolta incontravo nei dintorni dello stadio, mentre si recava ad assistere alla partita della sua "cara stella neroblu" e che partecipa molto spesso alla festa della Dea nel mese di luglio dove migliaia di persone si ritrovano a festeggiare assieme la loro fede, la loro appartenenza, il loro "folle amore".
Segni dei tempi, chissà, forse volere del presidente Percassi che segue i dettami, come qualunque altro imprenditore, dell' innovazione, della modernità, del progresso.
Dettami che sono e saranno sempre "frenati" dal popolo atalantino che difenderà sempre i suoi rituali, i suoi simboli.
Quel tuffo nel passato, nei ricordi mi ha fatto trascorrere un piacevole pomeriggio di inizio primavera.
La trasferta di Bergamo è per me come "l' ermo colle" del sommo poeta Leopardi (mi scuseranno i letterati per questa mia appropriazione indebita).
".... il naufragar mi è dolce in questo mare.", così sono stati quei momenti vissuti ieri, nonostante la prestazione indegna dei giocatori che indossavano la casacca bianca con banda rossonera (definirli "del Milan" sarebbe offensivo per la tradizione , tanto per rimanere in tema.....), che hanno "staccato la spina" in attesa della finale di coppa Italia del 21 maggio unico e misero traguardo rimasto in questa ennesima stagione deludente.
Loro, i giocatori lautamente retribuiti, evidentemente, della tradizione, del senso di appartenenza, della storia, e anche dell'orgoglio di far parte di una società come l'AC Milan 1899 hanno poco da spartire e necessitano di una profonda, assoluta e immediata frequentazione di un corso sussidiario tenuto da noi tifosi, magari dai tifosi atalantini.

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