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1° articolo scritto da robot. Lo pubblica l’Associated Press

1° articolo scritto da robot. Lo pubblica l’Associated Press
Tremano i giornalisti. L’Associated Press ha pubblicato i primi due articoli interamente scritti da un robot, con tanto di sigla finale che indica che il pezzo è stato steso da un sistema automatizzato. Obiettivo dell’agenzia americana è quello di assegnare i complici semplici ai robot, per rilanciare la produttività delle risorse redazionali. A Tokyo intanto sono stati presentati due robot che replicano i comportamenti umani. Il filosofo e genetista Edoardo Boncinelli ad Affari: “I passi verso la vita artificiale non devono fare paura”
 

Come annunciato il mese scorso l’agenzia di stampa più antica del mondo ha prodotto i primi articoli attraverso un software. Si tratta di pezzi che riguardano i bilanci trimestrali delle aziende e che contengono tra le 150 e le 300 parole. L’Associated Press ha affidato il servizio a un azienda del settore che si chiama Automated Insights. “Questo vorrà dire che invece di produrre i soliti 300 bilanci trimestrali per le aziende, saremo in grado di pubblicarne 4.400”, ha spiegato Lou Ferrara, managing editor dell’Ap. Secondo l’azienda questo non porterà a un taglio di posti di lavoro, “i nostri giornalisti potranno concentrarsi di più sull’analisi dei numeri, cercando tendenze e storie esclusive”.

I dati saranno forniti dalla Zacks Investment Research. L’automazione della scrittura è già stata sperimentata da altre aziende editoriali come il Los Angeles Times cha ha affidato a un software la scrittura di alcuni articoli che riguardano i terremoti. Il New York Times ha automatizzato la scrittura degli annunci di matrimonio, mentre l’Ap si serve dei servizi di Automated Insights per scrivere alcune notizie brevi che riguardano i risultati sportivi. Le aziende tecnologiche come Amazon, Netflix, Pandora e Yahoo usano da tempo la scrittura automatica per mandare comunicazioni a milioni di utenti.

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I ROBOT DIVENTANO GIORNALISTI TV – Sono stati presentati al National Museum of Emerging Science and Innovation di Tokyo Kodomoroid e Otonaroid, due nomi che significano letteralmente androide bambino e androide adulto. Di che cosa si tratta? Di robot di ultima generazione realizzati per replicare fedelmente le fattezze e i comportamenti degli essere umani. In particolare sono evoluti dal punto di vista delle connessioni logiche e per quanto riguarda la proprietà linguistica. Durante la dimostrazione hanno svolto alcuni compiti tipici di un giornalista televisivo, riportando notizie ed intervistando il loro creatore: Hiroshi Ishiguro, professore presso il dipartimento System Innovation all’Università di Osaka, che ha dedicato gli ultimi 20 anni della sua vita allo sviluppo di robot. Ma non è tutto. Parlano lingue differenti, variano il tono della voce, muovono mani, braccia, collo e labbra e cambiano espressione in base all’argomento di cui parlano. Naturalmente, essendo gli androidi più simili all’uomo mai prodotti nella storia, hanno aperto a riflessioni etiche e filosofiche.


Foto tratta da Ufunk.net
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