di Ileana Falcone
Per Daniele Silvestri, autore romano eclettico e non convenzionale, sperimentatore indomito e originale che gioca con la musica e lavora con i suoni creando ritmi e atmosfere inusuali, è la quinta partecipazione al festival di Sanremo con “A Bocca chiusa”. La canzone, nata, come dice lo stesso autore, “la notte prima della scadenza ultima del Festival di Sanremo 2013”, cerca di spiegare i motivi per cui ancora oggi si scende in piazza. “Ci si può far sentire in tanti modi, la comunicazione è fatta di tante lingue diverse, e anche la lingua dei segni è una di queste”. La performance è stata accompagnata da un esperto del linguaggio dei segni ( Lis), Renato Vicini. E’ proprio il connubio tra testo , esecuzione voce e piano e interpretazione della Lis che ha prodotto uno spettacolo musicale intrigante e magico.
Il testo, attuale e interessante che esprime in musica uno spaccato di vita, parla di un lavoratore che scende in piazza senza armi o scudi, usando solo la forza della parola. Si manifesta sempre “per le solite cose”, dice in maniera ironica e disillusa Silvestri, perché sono temi importanti che si ricollegano a “quella vecchia idea di essere tutti uguali”. Ma “ è uscito il sole e a me sembrano più belle…”. La protesta si sopisce nel canto, in una poesia della gestualità, perché si può comunicare anche “ a bocca chiusa”, se ascoltiamo i “linguaggi altro” per entrare in rapporto con gli altri. Numerosi richiami: dalla società dei magnaccioni ( “Fatece largo che… passa il corteo” ) a Giorgio Gaber (“partecipazione certo è libertà ma è pure resistenza”) . Una ballata pianistica intensa e leggera, in grado di comunicare e far riflettere, divertendo con sottile sarcasmo.
Testo
Fatece largo che … passa domani, che
adesso non si può
oggi non apro , perché sciopererò
e andremo in strada co’ tutti gli striscioni
a fare come sempre la figura dei fregnoni
a me de questo sai , non me ne importa
niente
io oggi canto in mezzo all’altra gente
perché ce credo o forse per decenza
che partecipazione certo è libertà
ma è pure resistenza
e non ho scudi per proteggermi ne’
armi per difendermi
ne’ caschi per nascondermi o santi
a cui rivolgermi
ho solo questa lingua in bocca e forse
un mezzo sogno in tasca
e molti , molti errori brutti , io
però li pago tutti.
Fatece largo che … passa il corteo,
se riempiono le strade
via Merulana, così pare un presepe,
e semo tanti che quasi fa paura
o solo tre sfigati come dice la questura
e le parole, si lo so, so’ sempre quelle
ma è uscito il sole e a me me sembrano
più belle
scuola e lavoro, che temi originali
se non per quella vecchia idea de esse
tutti uguali
e senza scudi per proteggermi ne’ armi
per difendermi
ne’ caschi per nascondermi ne’ santi
a cui rivolgermi
ho solo questa lingua in bocca e se
mi tagli pure questa
io non mi fermo, scusa, canto pure
… a bocca chiusa
guarda quanta gente c’è che sa rispondere
dopo di me…
a bocca chiusa


